Salvini Di Maio bugiardi gemelli #IOSTOCONMATTARELLA

Quel che è accaduto in queste ore è molto chiaro. Salvini e Di Maio hanno tentato l’assalto al Quirinale sulla base della bugia di un’ostilità del capo dello Stato al loro governo. I due sanculotti nostrani hanno tentato di vestire i panni di Robespierre e di Danton e di trasformare la nascita di un governo della Repubblica in una rottura costituzionale, in un grottesco assalto alla Bastiglia. Un atto di pirateria politica contro la democrazia repubblicana che prevede che sia il Presidente a nominare i ministri e non i capi partito. L’obiettivo era confiscare i poteri di Mattarella per avviare l’uscita dell’Italia dall’euro. Mattarella ha tenuto la schiena diritta. Ha difeso la Repubblica, la democrazia, il lavoro e il risparmio degli italiani. Ha onorato pienamente il suo ruolo. Si apre adesso una fase drammatica della storia repubblicana. Forse la più drammatica dal 1946. E’ innanzitutto necessario che le grandi forze popolari a partire dal PD si uniscano attorno al presidente della Repubblica, non solo a parole, ma lanciando una grande campagna di mobilitazione popolare a difesa della Costituzione e della Repubblica. Contro le minacce autoritarie dei capi pentaleghisti. Il Pd ha una grande responsabilità. Metta allora da parte le divisioni, i personalismi, le incomprensibili distinzioni correntizie e riunisca subito l’Assemblea Nazionale per eleggere un nuovo segretario che nella pienezza delle sue funzioni guidi il centrosinistra in una campagna elettorale che si annuncia aspra, densa di incognite per il futuro dell’Italia. Nessuno capirebbe in questo frangente drammatico il perdurare dell’afasia che ha caratterizzato questi ultimi mesi . Si indichi agli italiani in un programma chiaro i pericoli che il nostro popolo sta correndo. La linea non può che essere la scelta europea contro i populismi. L’Europa è presidio di libertà contro ogni forma di nuovo autoritarismo. Solo in accordo con l’Europa possiamo difendere i diritti e il lavoro degli italiani. La permanenza nell’euro salva il valore di stipendi e pensioni. Fuori, nella prospettiva sovranista non c’è che il disastro economico, l’impoverimento di tutti e soprattutto di quelli che già oggi sono in difficoltà a trovare lavoro e a dare una vita dignitosa ai propri figli. E’ il tempo delle scelte forti, forse storiche. Con il cuore, la ragione, la lotta possiamo vincere.

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Io mi vergogno ma…lotto

Io mi vergogno di leggere su Der Spiegel :

«Come si dovrebbe definire il comportamento di una nazione che prima chiede qualcosa per lasciarsi finanziare il suo proverbiale “dolce far niente”, e poi minaccia coloro che dovrebbero pagare se questi insistono sul regolamento dei debiti? Chiedere l’elemosina sarebbe un concetto sbagliato. I mendicanti almeno dicono grazie, quando gli si dà qualcosa. Scrocconi aggressivi si avvicina di più alla condotta dell’Italia» Jan Fleischauer .Ora è chiaro che il giornalista ha fatto di tutta l’erba un fascio , ma in un paese credibile non si dovrebbero sentire certe frasi dai potenziali (speriamo di no) governanti.

Io mi vergogno di leggere sul NYT :

After arduous negotiations, they agreed to unite around a 58-page “contract” that promises huge spending and lower taxes; renegotiation of European Union membership; expulsion of a half-million undocumented migrants; and an end to sanctions on Russia, which they amazingly describe as “a potential partner for the E.U. and NATO.” The contract devotes only four sentences to Italy’s mountainous, 2.3-trillion-euro ($2.7 trillion) debt — 132 percent of gross domestic product — which they say they will eliminate through a “revival of internal demand.” ….How much damage the coalition can actually do is not clear. Italy’s politics are inherently unpredictable and unstable.

Il risultato delle elezioni è evidente. L’alleanza post elettorale M5S Lega ,che non ha ricevuto un mandato dagli elettori ma si è costituita successivamente ad essa ci porta velocemente a percorrere il bordo del baratro. Eloquente, e come il cacio sui maccheroni, l’immagine dell’ape car simbolo dei lavoratori agricoli del sud (base elettorale del M5S )ma non solo che viaggia oltre il ciglio stradale , ribattezzata la solita copertina crucca dopo quella degli spaghetti con la pistola , eppure al netto dello scandalo diesel gate non hanno tutti i torti .

Chi è esperto di cose politiche del passato sostiene che è solo una pantomima per spuntare la miglior exit strategy lasciando il cerino in mano a qualcun altro.

Ma come spiega Zucconi su twitter chi non sta attento non ha paura. De Angelis (3) sull’Uff Post ci fa vedere come in realtà il piano carsico di Salvini è quello di uscire effettivamente dall’euro .E per questo si affida ad un anziano professore già membro dell’establishment ora passato su posizioni eretiche …Voi mettereste il paese in mano ad un capo ultras del Milan ed un anziano pur se valido professore ? Io, io no !

Il nemico Salvini, che ha surclassato il M5S , disposto a tutto pur di andare al palazzo Chigi ( hanno standard diversi ), si rivela forse più pericoloso di Farage e Le Pen .

Ora al netto del silenzio generale delle sinistre ,fatto salvo la pattuglia eterologa Boccia,Emiliano Fassina et similia bisogna organizzarsi dare delle risposte proporzionate al livello dello scontro con quelli che l’Italexit , whatever it takes come ci ha insegnato Draghi .

(1)http://www.spiegel.de/politik/ausland/italien-die-schnorrer-von-rom-kolumne-a-1209266.html (2)https://www.nytimes.com/2018/05/24/opinion/populists-rome-five-star-movement.html (3)https://www.huffingtonpost.it/2018/05/26/la-nuova-economia-sovranista-con-savona_a_23444141/]]>

Paradossale o no? Ma forse qualcosa sfugge

Da E.M, acronimo di Emmanuel Macron nonché del suo partito ‘En Marche’, si susseguono dichiarazioni d’inquietudine per l’Italia, “dove stanno andando al governo forze eterogenee e paradossali”. Ci troviamo di fronte ad un’indebita ingerenza, o a una superficiale conoscenza del sistema apprensivo dominante nel Paese che determina una discontinuità non ciclica nella rappresentatività politica o infine l’angustia per ulteriori e ancor più gravi difficoltà sulla strada per dare all’Europa una dimensione in grado di resistere alle minacce che le provengono da un globo in pericolosa ebollizione. Se in politica ogni affermazione dovrebbe sempre essere interpretata in base alla prospettiva dominante di chi la pronuncia, le inquietudini del giovane E.M. non possono che apparire più che giustificate e condivisibili. Non si può sottacere la profonda eterogeneità dei due partiti sottoscrittori del contratto: sarebbe superficiale ridurla alla semplificazione di un populismo dalle due facce, perché, che ‘ci azzeccano’ le aspirazioni dei ‘cafoni’ del ventunesimo secolo con quelle dei ‘riccazzi’ del nord e non solo, in crescente ubbia verso tutti quelli che aspirano ad essere mantenuti dal ‘sistema’ (reddito di cittadinanza), finanziato sia con le quota tasse che pagano, sia con quella a cui si sottraggono giustificandone l’esosità (flat tax). Al di là di presuntuose declamazioni rivoluzionarie, il contratto tra le parti politiche, di cui una restia – in quanto sin qui legittimatasi per l’aver respinto ogni forma di promiscuità in alleanze –, la seconda perfettamente integrata nel sistema di ‘potere’ territoriale, è di tutta evidente l’assenza dal contratto di ogni pur minimo progetto strategico per la vita democratica del Paese. Il ridimensionamento, per l’oggi e per il futuro, degli ‘inadempienti’: i responsabili che hanno sin qui governato, da rendere irrilevanti se non proprio condannare all’estinzione; a tal proposito, vedasi il subdolo passaggio del contratto, di ‘galateo elettorale’ tra le due parti, alle future elezioni territoriali . Ci si trova di fronte a evidenti omissioni, in linea con la prassi del trasformismo italico, più che a premesse rivoluzionarie, necessariamente omesse dalle finalità del ‘contratto’; ma tutto ciò non può far disconoscere che il risultato del 4 marzo è la prorompente emersione di un disagio, in parte carsico e in parte evidente, sia economico, sia sociale, che flagella il ceto medio di questo Paese e non solo. Un disagio che ha più generatori: carenza di opportunità di lavoro, ridimensionamento delle aspettative per il futuro, di un sistema perennemente oppressivo tramite un bulimico labirinto di norme e processi che sempre più istigano alle devianze e alla salvaguardia dei privilegi, orientato a sospingere più verso l’esclusione che l’inclusione. La politica è sempre più orientata a declamazioni di contrapposizione tra presunti ‘feticci positivi’: i nuovi profeti con i vessilli delle parole d’ordine, e i ‘totem’ di un passato responsabili o corresponsabili delle nuove disuguaglianze: la globalizzazione, la modernizzazione, l’eterogeneità delle caste complici nella realizzazione di steccati per un’autodifesa a scapito degli altri; un sistema in caduta libera di credibilità. Si assiste a una periodica quanto ostinata attesa di sondaggi, che possano evidenziare la possibile caduta di ‘credibilità’ dei vincitori, confidando in un rinsavimento degli elettori; una speranza non suffragata e a rischio di delusione, in quanto sottovaluta la profondità della falda del disagio. I ‘vinti’ di oggi, più o meno frustrati, che limitano le loro speranze di futuro all’acconciarsi in riva al fiume, nell’attesa del proprio turno, come dai canoni usuali dell’alternanza tra ciclo della continuità e quello della discontinuità, caratteristica sin qui della democrazia rappresentativa, danno l’impressione di non rendersi conto che l’alveo del fiume si è modificato, e che loro si stanno accampando ai bordi del paleo-alveo. I due ‘soci’ eterogenei, ma ‘vincitori’ (Lega e Cinquestelle), dopo essersi proposti come feticci per l’interpretazione dello scontento, sono ora chiamati a declinazioni coerenti, ma dalla lettura delle clausole emerge, oltre al rifuggire da soluzioni coerentemente concrete, nonché da condizioni/responsabilità, quelle che E.M. implicitamente richiama: le ‘porte di ferro’ per la navigazione in Europa, con le quali occorrerà fare i conti, sia da parte di chi lo rammenta, sia da parte di chi presume di poterle infrangere, invocando il popolo sovrano. Il contratto non richiama numeri, non prevede clausole rescissorie e eventuali sanzioni di responsabilità, è una sorta di ‘tana liberi tutti’, nel caso si venissero a consolidare le asimmetrie d’interessi, a cominciare da quelli della Lega, per la salvaguardia del suo proficuo sistema di alleanze territoriali; e l’unica deterrenza è affidata al conflitto d’interessi dei parlamentari del Movimento, rappresentato dal ricco ‘bottino’ che inaspettatamente compete a ciascuno di loro, garantito solo da una legislatura che si completi. La carenza di vincoli espliciti e di ricette oggettivamente credibili e la volontà di attuazione lo sottraggono ai vincoli del funzionamento ordinario del nostro sistema istituzionale: pertanto, o si riconfigura nella tradizionale ‘facite ammuina’ o la sua attuazione corre il rischio di imbattersi nel sistema delle presuntuose contrapposizioni fondate su pregiudizi avulsi dal contesto, oppure all’enfatizzazione di un allarmismo circa la minaccia di turbativa del nostro sistema democratico e di convivenza. Ciò che occorre è il profondo ripensamento complessivo del fare politica, per promuovere l’effetto catartico necessario per ricostruirne la credibilità e una declinazione coerente delle differenti esigenze della complessità antropologica, sin qui strumentalmente negata nell’approccio. La credibilità del Paese è il viatico per essere protagonisti nel processo di salvaguardia di un’Europa che, senza una diversa e rinnovata coesione, rischia di ripiombare nel suo passato di divisioni e contraddizioni: tenendo conto che le così dette nazioni non sono la conseguenza di volontà espresse dal così detto ‘popolo’. I presupposti per farlo non possono che ricondurre alla difesa assoluta del ruolo istituzionale e delle prerogative del Capo dello Stato, sin qui svolte con coerenza; alla mobilitazione della classe dirigente del Paese, che rifugga da tentazioni corporative o da declinazioni strumentalmente improntate a una concezione d’informazione validabile solo dagli indici di ascolto, che sia d’accordo sul fatto che il ricominciare o il rilanciarsi non ha bisogno né di ‘Sior Todero Brontolon’ né di Pulcinella, ma del ridisegno condiviso di regole e di architetture istituzionali funzionali ad assicurare sia l’efficienza, sia la democrazia, entrambe sempre più annichilite.

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Governo Frankenstein no grazie

L’operazione Frankenstein è in corso ed assisteremo alla creazione di un governo giallo verde che mi ricorda tanto la squadra jamaicana di bob alle olimpiadi con spot televisivo della Fiat annesso, un non sense. Manca solo il cervello e come nel famoso film useranno un AB….NORMAL, sarà vitale capire comunque chi sarà il ministro dell’economia speriamo in una Frau Blücher…almeno va d’accordo con Frau Merkel

Data la non complementarietà di dei programmi potremmo vedere tutto insieme qualcosa tipo ,l’abbattimento del vincolo europeo del 3% nel rapporto deficit Pil l’applicazione del reddito di cittadinanza, la realizzazione della flat-tax , il reimpatrio forzato di 650.000 immigrati irregolari , l’abrogazione della legge Fornero ,la reintroduzione dell’ art.18 dello statuto dei lavoratori. Oppure AB..NORMAL dirà cari signori la ricreazione è finita i parametri europei vanno rispettati etc etc, si usa la cucina tradizionale ….per qualunque altra esigenza citofonare Mattarella che farà rispondere a Fiorello….

E’ chiaro che se fosse possibile farle tutte insieme sarebbero bellissime , pagheremmo meno tasse potremmo investire,creare posti di lavoro, andremmo in pensione prima etc etc .Cose che possono fare paesi che, in casi come i nostri, stampano moneta tipo gli USA e la Cina …..Noi dobbiamo rispondere a Frau Merkel….siam pieni di debiti e in una famiglia quando si hanno debiti si vendono gli ori o addirittura la casa, non si fanno altri debiti o si firmano pagherò. Tutte queste leggi son state varate perchè l’Italia era sostanzialmente fallita non perchè la banda Monti Fornero è una banda di sadici.

La logica Frankenstein si è vista sabato notte al Pirellone il simbolo dell’alleanza vincente tra le forze di centrodestra. “E’ sbagliato utilizzare questo luogo come un laboratorio politico per possibili intese di governo tra partiti molto diversi tra loro per origine, ideali e obiettivi programmatici”. Dice Gianluca Comazzi capogruppo di Forza Italia in regione Lombardia.

Insomma i nostri avversari politici(cdx) ne fanno una più di Bertoldo eppure riusciamo sempre a perdere , come mai ? Si faranno i soliti convegni in attesa delle disgrazie altrui e poi si riproporranno i soliti noti , la solita minestra riscaldata , anche qui cucina tradizionale.

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La vita è bella, i conti non tornano: da Flaubert a Di Maio

lettera43.it

Jean Paul Sartre ha dedicato gran parte della sua vita al tentativo di screditare la struttura familiare borghese attraverso l’analisi di un suo prodotto prestigioso quale lo scrittore Gustave Flaubert famoso autore di Madame Bovary. Il libro, incompiuto, col quale tenta questa operazione è “L’idiot de famille” dove si rappresenta la sostanziale imbecillità del giovane borghese nascosta dietro l’educazione classista e capitalistica. Sartre, come si diceva, non è riuscito completamente nell’intento sia per il fallimento delle teorie marxiste sulle quali si fondava sia perché non ha trovato all’epoca personaggi identificativi di quello che voleva spiegare: oggi, in Italia, egli avrebbe Luigi di Maio come perfetta espressione del “giovane idiota borghese”.

Peccato per il filosofo francese ma adesso ce lo dobbiamo godere noi questo “Flaubert per i poveri” che ci arriva da tutte le pagine dei giornali sempre nel suo inappuntabile cattivo gusto e con le stesse ripetute parole dettategli dal comico in pensione che lo ha portato al successo.

Sembra, dico sembra, che a queste flaubertiane suggestioni sia sensibile il PD o perlomeno una parte del PD: quella parte che magari sui settimanali femminili accanto all’illustrazione della figura femminista di Simone de Beauvoir abbiamo trovato brevemente qualche indicazione anche relativa al suo compagno Jean Paul. Il Presidente della Repubblica non sappiamo se sia stato, perlomeno in gioventù, un lettore di Madame Bovary ma certamente, dai modi che esso correttamente rappresenta, è espressione di quell’educazione e di quella cultura che non può dirsi né post romantica né futurista ma pericolosa nella sua essenza come dimostrano i tempi moderni, non la rivista di Sartre ma le cronache dei giornali e, peggio, la classe dirigente internazionale. Particolarmente, per il mio rammarico, quella anglosassone.

Finiti così male: chi se lo immaginava? Ma, niente paura, recupereremo dalle fauci ottuagenarie degli ex parlamentari forse 30 milioni dei loro vitalizzi che ci serviranno per pagare, parzialmente s’intende, i 38 miliardi di reddito di cittadinanza: una cosa che piacerebbe a Flaubert e forse anche a Sartre.

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Questa volta ha proprio ragione Berlusconi

Gli si può addebbitare quasi tutto ma… questa volta ha proprio ragione lui,Silvio Berlusconi.Non si può mettere il Paese, il bel Paese nelle mani di Giggino DI Maio & C. .Stiamo sostanzialmente dicendo che non si può mettere il settimo paese più industrializzato del mondo  in mano a gente che non ha studiato, non si è cimentato in attvità imprenditoriali in proprio, non ha fatto guerre di liberazione .Si narra a Napoli,che in tempi non sospetti, Di Maio veniva bocciato agli esami di giurisprudenza oltre che per impreparazione per scarsa conoscena della lingua italiana….E come mandiamo costui a rappresentarci a Buxelles ?

L’altro , l’indossatore di magliette e felpe , assomiglia più ad un capo ultras di una squadra di calcio  che ad un politico , a Bruxelles è purtroppo conosciuto per le assenze….  Si spaccia per filo russo ma se gli chiedi chi è Anatoli Chubais deve consultare wikipedia . Da vicino pare sia simpatico e sveglio , ma non ha statura politica .

Insomma attenti a quei 2 e se Berlusconi propone di assumere Di Maio in prova per pulire i vespasiani di Cologno monzese … è cosa buona  e giusta

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Riusciranno i 5 Stelle a mangiarsi il Pd ?

L’elezione dei presidenti delle camere ha segnato un punto di svolta radicale della politica italiana. L’accordo Di Maio- Salvini ha un significato che va ben oltre l’ambito meramente istituzionale. I nuovi dioscuri 5 Stelle/Lega con grande cinismo hanno messo in un angolo i vecchi protagonisti della seconda repubblica, PD e Forza Italia, e si prefiggono di andare a tappe forzate verso la terza repubblica, che dovrà vedere, nelle loro malcelate intenzioni, un nuovo bipolarismo 5 Stelle/Lega. I 5 Stelle pensano di fagocitare un Pd umiliato dalla batosta elettorale e privo ormai di radici solide in tante parti del paese, a partire dal sud. La Lega, dopo lo scacco a Berlusconi con la bocciatura di Paolo Romani alla presidenza del Senato, ha lanciato un’opa amichevole su Forza Italia nel tentativo di completare l’operazione di dar vita ad una Lega Italia capace di dare a Salvini la leadership piena del centrodestra italiano. Se a destra l’età avanzata di Berlusconi tende inesorabilmente a favorire il disegno salviniano, a sinistra l’opa ostile dei 5 Stelle verso il Pd appare molto più complicata. Il partito democratico, pur nello smarrimento post-voto, è pur sempre la seconda formazione più votata dagli italiani, ha una storia e una tradizione, quella del socialismo europeo, che nessuno vuole buttare alle ortiche, ha una presenza molto forte nelle aree più avanzate del paese, ha infine un personale politico di prim’ordine, Gentiloni in testa. Ha quindi le carte in regola per non soccombere e per tentare il rilancio. Il problema è come. Certo i balbettamenti di questi giorni non incoraggiano l’ottimismo. Mettere in freezer deputati e senatori non apre una prospettiva politica nuova. Neppure le stanche parole d’ordine come torniamo nei territori, ascoltiamo la gente, riapriamo i circoli ecc. Sono tutti riti stanchi di ogni sconfitta che non aiuteranno a trovare una nuova rotta. Men che meno servirà un congresso fatto con le primarie e non con una discussione programmatica vera. Ci vuole il coraggio delle occasioni storiche. E questa è una di quelle. E’ necessario che dal gruppo dirigente democratico venga l’ammissione che il Pd per come l’abbiamo conosciuto è morto e che venga la proposta di una rifondazione del campo democratico capace di consentire alla sinistra italiana di tornare a giocare ancora un ruolo di prim’attore nella politica italiana. Bisogna lavorare da subito per dar vita ad una nuova formazione politica di sinistra liberale europea , con un nuovo programma e con un leader autorevole e capace di misurarsi con tempi, modi e protagonisti della terza repubblica in arrivo. L’orizzonte programmatico non può che essere l’Europa, il lavoro, i diritti, ma anche uno stato più forte ed autorevole per gestire immigrazione e sicurezza. E’ l’ultima chiamata, speriamo che venga accolta.

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il M5S una sbandata al Nord

Facebook Al nord i 5s sono solo una sbandata. Al sud un partito regionale fondato sul no-vax e sull’assistenzialismo. Ma davvero i meridionali si illudono di risolvere la questione meridionale con il reddito di cittadinanza? ]]>

Il M5S, Seneca e la vergogna

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Il movimento 5 Stelle presumibilmente vincerà le elezioni e non lo farà per via della tanto decantata onestà. Parliamoci chiaro, se l’onestà fosse un valore diffuso e condiviso per questo paese non avremmo il tasso più alto di lavoro nero d’Europa né il più alto numero di evasori fiscali. I 5 Stelle vinceranno perché hanno sedotto quella parte del paese inetta e rancorosa con l’idea che siamo tutti uguali e che lo studio, l’impegno e il sacrificio nella vita siano in fondo un dato relativo. Perché uno vale uno, come nella Fattoria degli animali di Orwell, in nome di una libertà che è in realtà la peggiore forma di dittatura. Così ci ritroviamo un Di Maio che si sente De Gasperi, pur senza averlo mai sentito neanche nominare De Gasperi, una cloaca di sprovveduti che discute di economia o di politica internazionale senza mai aver aperto un manuale di storia e soprattutto una società di persone che pensano di potersi sedere di fronte a chiunque per discutere di qualsiasi cosa. Le conseguenze sociali del movimento 5 Stelle vanno oltre la barzelletta di avere un premier come Di Maio che coniuga i verbi peggio dello studente che ho bocciato lo scorso anno. Il vero dramma causato dai cinque stelle è che hanno offerto la spalla a qualsiasi persona di sentirsi all’altezza di parlare di ogni cosa. Oltre la medicina, oltre chi ha passato la vita nei laboratori e a studiare, oltre i premi Nobel. È gente che non ha coscienza di cosa sia lo studio e quanto sacrificio ci sia dietro ad una ricerca, dietro ad una professione, che non pensano ai ragazzi che hanno passato la vita sui libri per far progredire questo paese. È la presunzione fine a se stessa. L’onestà di cui il movimento si riempie la bocca continuamente non è un vanto. È il grado zero della civiltà cosa che sarebbe nota perfino a loro se avessero studiato un po’ di latino. Occupare un posto che non si è in grado di occupare, essere pagati per un lavoro che non si è grado di fare quella è la peggiore forma di disonestà civile. E come diceva quel vecchio saggio di Seneca “la vergogna dovrebbe proibire a ognuno di noi di fare ciò che le leggi non proibiscono”.

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