Salvini Di Maio bugiardi gemelli #IOSTOCONMATTARELLA

Quel che è accaduto in queste ore è molto chiaro. Salvini e Di Maio hanno tentato l’assalto al Quirinale sulla base della bugia di un’ostilità del capo dello Stato al loro governo. I due sanculotti nostrani hanno tentato di vestire i panni di Robespierre e di Danton e di trasformare la nascita di un governo della Repubblica in una rottura costituzionale, in un grottesco assalto alla Bastiglia. Un atto di pirateria politica contro la democrazia repubblicana che prevede che sia il Presidente a nominare i ministri e non i capi partito. L’obiettivo era confiscare i poteri di Mattarella per avviare l’uscita dell’Italia dall’euro. Mattarella ha tenuto la schiena diritta. Ha difeso la Repubblica, la democrazia, il lavoro e il risparmio degli italiani. Ha onorato pienamente il suo ruolo. Si apre adesso una fase drammatica della storia repubblicana. Forse la più drammatica dal 1946. E’ innanzitutto necessario che le grandi forze popolari a partire dal PD si uniscano attorno al presidente della Repubblica, non solo a parole, ma lanciando una grande campagna di mobilitazione popolare a difesa della Costituzione e della Repubblica. Contro le minacce autoritarie dei capi pentaleghisti. Il Pd ha una grande responsabilità. Metta allora da parte le divisioni, i personalismi, le incomprensibili distinzioni correntizie e riunisca subito l’Assemblea Nazionale per eleggere un nuovo segretario che nella pienezza delle sue funzioni guidi il centrosinistra in una campagna elettorale che si annuncia aspra, densa di incognite per il futuro dell’Italia. Nessuno capirebbe in questo frangente drammatico il perdurare dell’afasia che ha caratterizzato questi ultimi mesi . Si indichi agli italiani in un programma chiaro i pericoli che il nostro popolo sta correndo. La linea non può che essere la scelta europea contro i populismi. L’Europa è presidio di libertà contro ogni forma di nuovo autoritarismo. Solo in accordo con l’Europa possiamo difendere i diritti e il lavoro degli italiani. La permanenza nell’euro salva il valore di stipendi e pensioni. Fuori, nella prospettiva sovranista non c’è che il disastro economico, l’impoverimento di tutti e soprattutto di quelli che già oggi sono in difficoltà a trovare lavoro e a dare una vita dignitosa ai propri figli. E’ il tempo delle scelte forti, forse storiche. Con il cuore, la ragione, la lotta possiamo vincere.

]]>

‘L’avvocato degli italiani’ e il ‘facite ammuina’

‘Sarò l’avvocato degli italiani’ così ha debuttato, sul palcoscenico della politica che conta, l’avvocato professor Giuseppe Conte: una frase a effetto, pronunciata forse più per distrarre il ‘popolo’ dalla sua immagine un po’ compromessa, per via di un curriculum vitae artatamente impreziosito. Tutto ciò non è servito. Padre Pio, al quale il nostro è particolarmente devoto, non ha fatto il miracolo, Mattarella e Salvini hanno ha deluso le sue ambiziose speranze, così potrà tornare fare l’avvocato, solo dei suoi clienti. Alla sua comprensibile delusione e a quella dei rivoluzionari ‘pentastellati’, si unirà anche quella di migliaia di cittadini, che hanno inondato i suoi social con un’ infinità di preghiere e richieste di ogni genere, nessuna delle quali intonata alla cacciata di élite: esse riproducevano invece le classiche espressioni da popolo del miracolismo. Fino a tre lustri fa, per gli Italiani l’avvocato per antonomasia era Gianni Agnelli, la cui influenza spaziava dall’economia industriale a quella finanziaria, dall’informazione alla politica e al mondo pallonaro, percorsi tutti nella duplice convinzione di dover sempre vincere sia per gli interessi della sua vasta famiglia, sia perché gli stessi avrebbero dovuto coincidere con quelli della sua città, Torino, e degli italiani. Però la sua dipartita non ha costernato né i suoi molti dipendenti ma nemmeno i soci dell’accomandita di famiglia, né gli azionisti delle sue aziende e tanto meno i tifosi della Juventus, che hanno potuto beneficiare di un’ampia rivalutazione patrimoniale e una lunga serie di successi sportivi. Gli italiani nutrono una naturale diffidenza nei confronti degli avvocati: ce ne sono troppi, sia nei tribunali, sia nel Parlamento e altrettanti sono gli aspiranti, e parrebbe che sia proprio questa dovizia all’origine dell’eccesso di leggi, molte delle quali mal fatte, e di una giustizia che sempre più spesso è percepita come poco giusta e soprattutto poco produttiva. Per la Costituzione, il vero avvocato difensore degli italiani è il Presidente della Repubblica, e solo una dilagante ignoranza, generata dalla protervia dei partiti e dall’uso inconsulto dei social, vorrebbe che la funzione venga relegata a una passiva gestione di tipo notarile. La Costituzione, con un lessico inequivocabile, assegna proprio al Presidente della Repubblica il ruolo di ‘avvocato degli Italiani’, ed è all’istituzione “Presidente della Repubblica” che compete il dovere di tutelare gli interessi dell’intera comunità nazionale, e non solo quelli di una maggioranza parlamentare che è espressione di solo una parte dell’intera collettività. ‘La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione’, recita la Costituzione, la cui garanzia risiede nel ruolo affidato al Presidente della Repubblica, che per questo è avallato dalla complessità del processo che s’impone per la sua elezione. Sconforta l’attuale assordante silenzio delle vestali della Costituzione, di fronte alle provocazioni, alle feroci critiche e minacce nazionali e internazionali indirizzate al Presidente Mattarella, e la mancanza di una difesa ‘super partes’ delle prerogative delle sue funzioni, soprattutto nella pericolosa complessità dell’attuale scenario politico nazionale ed internazionale, nel quale le forze politiche, in nome di un consenso elettorale ottenuto su un programma nel quale erano taciuti i temi oggi oggetto delle lecite riserve del Presidente, pretenderebbero l’assoluta autonomia. L’ipotesi vicina o lontana di una Italexit, prima dall’Euro e poi dalla UE, così la ridiscussione del ruolo dell’Italia nelle alleanze e per gli impegni contratti per la difesa nella Nato, la revisione della solidarietà internazionale per fronteggiare l’ingiustificato espansionismo della Russia ai danni di Paesi comunitari, erano stati del tutto assenti dal confronto elettorale, che vedeva Lega e 5 Stelle radicalmente contrapposti sui i focus elettorali: Legge Fornero, Immigrazione, Flat tax e Reddito di cittadinanza, condono fiscale. L’aver inserito nel contratto temi prima omessi, destinati ad impattavare sulla sicurezza patrimoniale dei risparmi degli italiani, sulla consolidata appartenenza del Paese al sistema di alleanze internazionali, economiche e militari, non poteva non destare l’attenzione preoccupata del Presidente degli Italiani, che sono molti di più di quelli che hanno votato 5 Stelle e Lega, perché è proprio questa la funzione di ‘super partes’ che la Costituzione affida all’esercizio del Presidente della Repubblica. Nei prossimi giorni si riuniranno: il G 7, la UE e la Nato, con agende tutt’altro che ordinarie, alle quali l’instabilità preannunciata dell’Italia finirebbe per provocare dubbi e insicurezze con il rischio di promuovere decisioni che si ritorcerebbero a danno del Paese, lasciato impreparato a valutarne gli impatti. Presupporre che fosse impossibile sostituire il prof. Savona con un politico vero, in grado di mediare le diverse esigenze evitando la mera contrapposizione di teorie scolastiche, è una favoletta per istigare ‘all’insurrezione popolare’, e contribuire con suggestioni all’aggressività sui social, dove l’ignoranza domina; con la presunzione che sia questo il nuovo modello di far politica a prescindere da qualsiasi senso di responsabilità civica. Sembrava che potesse essere Di Maio lo scenografo del ‘facite ammuina’ , ma è stato l’anti napoletano Salvini, che preparandosi a incassare il premio per una marcia trionfale su Roma, col supporto di Silvio Berlusconi che, in cambio di una revisione su Europa ed Euro – in fondo i suoi ministri Tremonti e Martino erano euro scettici – crede di poter dare ancora le carte in prima persona e, come l’avvocato Agnelli, tutelare i corposi interessi delle comunità che rappresenta.. Difendere in modo inequivocabile l’operato di Mattarella significa difendere l’essenza di una democrazia che, se vuole essere rappresentativa, non può, schizofrenicamente, da un lato rifiutare una sua eventuale trasformazione per rafforzare le prerogative di governo e dall’altro consentire la sopraffazione da parte delle maggioranze parlamentari dell’intero sistema democratico del Paese. La difesa di Mattarella e del suo operato compete a tutti, soprattutto ai territori, non può essere lasciata alla strumentalità delle parti, al fine di poter imporre un’agenda politica elettorale coerente con le attese dei territori piuttosto che con quella delle segreterie nazionali dei partiti.

]]>

L'intelligenza all'attacco: Claudio Borghi

di Giacomo Properzj da lettera43.it

A differenza degli sciagurati deputati dei 5stelle quelli della Lega hanno una maggior libertà di espressione e possono, approfittando dell’occasione in cui non parla nessuno, esibire le proprie pensate.

Tra questi Claudio Borghi già remisier della Merrill Lynch e che ora ci governerà dagli scranni della Lega. La sua trovata è geniale: egli dice se la Banca Europea che ha comprato grandi quantità di Titoli di Stato, proporzionalmente da tutti i paesi europei, li annullasse l’Italia avrebbe un recupero di 250 miliardi sul suo debito (in una prima fase, poiché è un patriota, aveva parlato solo dei 250 miliardi dell’Italia poi si è reso conto che esistevano anche altri paesi in Europa). Contabilmente il ragionamento non fa una grinza salvo che Borghi deve rendersi conto che il bilancio della Banca Europea è fatto, sintetizzando, di un attivo costituito dai titoli comprati e da un passivo costituito dai soldi che sono serviti per comprarli. Se la Banca annulla l’attivo resta solo il passivo: sono 2.000 miliardi. Non è neppure il caso di dire che non c’è al mondo una banca di stato che abbia un passivo paragonabile e quindi ci troveremmo di fronte a un primo grande record della neo politica sfascioleghista.

Ma Borghi non si è limitato a questo: ha dichiarato che il Monte dei Paschi dovrebbe essere nazionalizzato e il titolo, fragilissimo, è crollato in borsa perché il deputato leghista è uno di quelli che scrivono il contratto di governo (chissà se la Guardia di Finanza è andata a dare un’occhiata agli affari di borsa del Sig. Borghi).

D’altronde nel famoso contratto si prevedono alcune misure neoeconomiche come per esempio la trasformazione dell’ILVA in una società produttrice energia rinnovabile (con un calo di dipendenti di circa l’80%). E’ prevista anche, ed è questo un ritorno alla paleo economia, la nazionalizzazione di Alitalia proiettata verso grandi destini com’è già stato fatto ben tre volte col risultato di fallimenti e perdite per le nostre tasche.

Queste sono le voci che provengono dagli ambienti leghisti perché i parlamentari grillini, salvo un piccolissimo gruppo di vertice, sono impediti di qualsiasi contatto ed errano nel Parlamento come dei fantasmi senza sapere bene cosa succederà.

Oggi i due capi del Governo scioglieranno le loro riserve con il Presidente Mattarella e vedremo tutti aprirsi danze vorticose tra un ministero e l’altro e tra un sottosegretariato e l’altro. I grillini, pieni di fiducia della gestione telematica della Casaleggio srl hanno già votato per dar vita al Governo del rinnovamento senza sapere chi sarà il Presidente del Consiglio, chi saranno i ministri e quali soldi avranno a disposizione e, eventualmente, dove li collocheranno nell’ampia e generica offerta del contratto di governo.

Non si può obbligare nessuno a essere intelligente diceva Carlo Emilio Gadda.

N.B. Foto del per ora sconosciuto Claudio Borghi

]]>

Paradossale o no? Ma forse qualcosa sfugge

Da E.M, acronimo di Emmanuel Macron nonché del suo partito ‘En Marche’, si susseguono dichiarazioni d’inquietudine per l’Italia, “dove stanno andando al governo forze eterogenee e paradossali”. Ci troviamo di fronte ad un’indebita ingerenza, o a una superficiale conoscenza del sistema apprensivo dominante nel Paese che determina una discontinuità non ciclica nella rappresentatività politica o infine l’angustia per ulteriori e ancor più gravi difficoltà sulla strada per dare all’Europa una dimensione in grado di resistere alle minacce che le provengono da un globo in pericolosa ebollizione. Se in politica ogni affermazione dovrebbe sempre essere interpretata in base alla prospettiva dominante di chi la pronuncia, le inquietudini del giovane E.M. non possono che apparire più che giustificate e condivisibili. Non si può sottacere la profonda eterogeneità dei due partiti sottoscrittori del contratto: sarebbe superficiale ridurla alla semplificazione di un populismo dalle due facce, perché, che ‘ci azzeccano’ le aspirazioni dei ‘cafoni’ del ventunesimo secolo con quelle dei ‘riccazzi’ del nord e non solo, in crescente ubbia verso tutti quelli che aspirano ad essere mantenuti dal ‘sistema’ (reddito di cittadinanza), finanziato sia con le quota tasse che pagano, sia con quella a cui si sottraggono giustificandone l’esosità (flat tax). Al di là di presuntuose declamazioni rivoluzionarie, il contratto tra le parti politiche, di cui una restia – in quanto sin qui legittimatasi per l’aver respinto ogni forma di promiscuità in alleanze –, la seconda perfettamente integrata nel sistema di ‘potere’ territoriale, è di tutta evidente l’assenza dal contratto di ogni pur minimo progetto strategico per la vita democratica del Paese. Il ridimensionamento, per l’oggi e per il futuro, degli ‘inadempienti’: i responsabili che hanno sin qui governato, da rendere irrilevanti se non proprio condannare all’estinzione; a tal proposito, vedasi il subdolo passaggio del contratto, di ‘galateo elettorale’ tra le due parti, alle future elezioni territoriali . Ci si trova di fronte a evidenti omissioni, in linea con la prassi del trasformismo italico, più che a premesse rivoluzionarie, necessariamente omesse dalle finalità del ‘contratto’; ma tutto ciò non può far disconoscere che il risultato del 4 marzo è la prorompente emersione di un disagio, in parte carsico e in parte evidente, sia economico, sia sociale, che flagella il ceto medio di questo Paese e non solo. Un disagio che ha più generatori: carenza di opportunità di lavoro, ridimensionamento delle aspettative per il futuro, di un sistema perennemente oppressivo tramite un bulimico labirinto di norme e processi che sempre più istigano alle devianze e alla salvaguardia dei privilegi, orientato a sospingere più verso l’esclusione che l’inclusione. La politica è sempre più orientata a declamazioni di contrapposizione tra presunti ‘feticci positivi’: i nuovi profeti con i vessilli delle parole d’ordine, e i ‘totem’ di un passato responsabili o corresponsabili delle nuove disuguaglianze: la globalizzazione, la modernizzazione, l’eterogeneità delle caste complici nella realizzazione di steccati per un’autodifesa a scapito degli altri; un sistema in caduta libera di credibilità. Si assiste a una periodica quanto ostinata attesa di sondaggi, che possano evidenziare la possibile caduta di ‘credibilità’ dei vincitori, confidando in un rinsavimento degli elettori; una speranza non suffragata e a rischio di delusione, in quanto sottovaluta la profondità della falda del disagio. I ‘vinti’ di oggi, più o meno frustrati, che limitano le loro speranze di futuro all’acconciarsi in riva al fiume, nell’attesa del proprio turno, come dai canoni usuali dell’alternanza tra ciclo della continuità e quello della discontinuità, caratteristica sin qui della democrazia rappresentativa, danno l’impressione di non rendersi conto che l’alveo del fiume si è modificato, e che loro si stanno accampando ai bordi del paleo-alveo. I due ‘soci’ eterogenei, ma ‘vincitori’ (Lega e Cinquestelle), dopo essersi proposti come feticci per l’interpretazione dello scontento, sono ora chiamati a declinazioni coerenti, ma dalla lettura delle clausole emerge, oltre al rifuggire da soluzioni coerentemente concrete, nonché da condizioni/responsabilità, quelle che E.M. implicitamente richiama: le ‘porte di ferro’ per la navigazione in Europa, con le quali occorrerà fare i conti, sia da parte di chi lo rammenta, sia da parte di chi presume di poterle infrangere, invocando il popolo sovrano. Il contratto non richiama numeri, non prevede clausole rescissorie e eventuali sanzioni di responsabilità, è una sorta di ‘tana liberi tutti’, nel caso si venissero a consolidare le asimmetrie d’interessi, a cominciare da quelli della Lega, per la salvaguardia del suo proficuo sistema di alleanze territoriali; e l’unica deterrenza è affidata al conflitto d’interessi dei parlamentari del Movimento, rappresentato dal ricco ‘bottino’ che inaspettatamente compete a ciascuno di loro, garantito solo da una legislatura che si completi. La carenza di vincoli espliciti e di ricette oggettivamente credibili e la volontà di attuazione lo sottraggono ai vincoli del funzionamento ordinario del nostro sistema istituzionale: pertanto, o si riconfigura nella tradizionale ‘facite ammuina’ o la sua attuazione corre il rischio di imbattersi nel sistema delle presuntuose contrapposizioni fondate su pregiudizi avulsi dal contesto, oppure all’enfatizzazione di un allarmismo circa la minaccia di turbativa del nostro sistema democratico e di convivenza. Ciò che occorre è il profondo ripensamento complessivo del fare politica, per promuovere l’effetto catartico necessario per ricostruirne la credibilità e una declinazione coerente delle differenti esigenze della complessità antropologica, sin qui strumentalmente negata nell’approccio. La credibilità del Paese è il viatico per essere protagonisti nel processo di salvaguardia di un’Europa che, senza una diversa e rinnovata coesione, rischia di ripiombare nel suo passato di divisioni e contraddizioni: tenendo conto che le così dette nazioni non sono la conseguenza di volontà espresse dal così detto ‘popolo’. I presupposti per farlo non possono che ricondurre alla difesa assoluta del ruolo istituzionale e delle prerogative del Capo dello Stato, sin qui svolte con coerenza; alla mobilitazione della classe dirigente del Paese, che rifugga da tentazioni corporative o da declinazioni strumentalmente improntate a una concezione d’informazione validabile solo dagli indici di ascolto, che sia d’accordo sul fatto che il ricominciare o il rilanciarsi non ha bisogno né di ‘Sior Todero Brontolon’ né di Pulcinella, ma del ridisegno condiviso di regole e di architetture istituzionali funzionali ad assicurare sia l’efficienza, sia la democrazia, entrambe sempre più annichilite.

]]>

Governo Frankenstein no grazie

L’operazione Frankenstein è in corso ed assisteremo alla creazione di un governo giallo verde che mi ricorda tanto la squadra jamaicana di bob alle olimpiadi con spot televisivo della Fiat annesso, un non sense. Manca solo il cervello e come nel famoso film useranno un AB….NORMAL, sarà vitale capire comunque chi sarà il ministro dell’economia speriamo in una Frau Blücher…almeno va d’accordo con Frau Merkel

Data la non complementarietà di dei programmi potremmo vedere tutto insieme qualcosa tipo ,l’abbattimento del vincolo europeo del 3% nel rapporto deficit Pil l’applicazione del reddito di cittadinanza, la realizzazione della flat-tax , il reimpatrio forzato di 650.000 immigrati irregolari , l’abrogazione della legge Fornero ,la reintroduzione dell’ art.18 dello statuto dei lavoratori. Oppure AB..NORMAL dirà cari signori la ricreazione è finita i parametri europei vanno rispettati etc etc, si usa la cucina tradizionale ….per qualunque altra esigenza citofonare Mattarella che farà rispondere a Fiorello….

E’ chiaro che se fosse possibile farle tutte insieme sarebbero bellissime , pagheremmo meno tasse potremmo investire,creare posti di lavoro, andremmo in pensione prima etc etc .Cose che possono fare paesi che, in casi come i nostri, stampano moneta tipo gli USA e la Cina …..Noi dobbiamo rispondere a Frau Merkel….siam pieni di debiti e in una famiglia quando si hanno debiti si vendono gli ori o addirittura la casa, non si fanno altri debiti o si firmano pagherò. Tutte queste leggi son state varate perchè l’Italia era sostanzialmente fallita non perchè la banda Monti Fornero è una banda di sadici.

La logica Frankenstein si è vista sabato notte al Pirellone il simbolo dell’alleanza vincente tra le forze di centrodestra. “E’ sbagliato utilizzare questo luogo come un laboratorio politico per possibili intese di governo tra partiti molto diversi tra loro per origine, ideali e obiettivi programmatici”. Dice Gianluca Comazzi capogruppo di Forza Italia in regione Lombardia.

Insomma i nostri avversari politici(cdx) ne fanno una più di Bertoldo eppure riusciamo sempre a perdere , come mai ? Si faranno i soliti convegni in attesa delle disgrazie altrui e poi si riproporranno i soliti noti , la solita minestra riscaldata , anche qui cucina tradizionale.

]]>

La situazione è grave ma non seria

“La situazione è grave ma non seria”. Quoto Flaiano, geniale, ma profumato di un’italianità nella quale ironia e autoironia armavano una intelligenza fine, colta. Potevi essere ipocrita, furbo, stronzo, ma… non potevi permettere di essere cretino. Quell’italia non c’è più, nemmeno nelle regioni del Nord che si piccano d’essere l’ Eccellenza, anche politica, del Belpaese: dal 23 di ottobre la situazione si è fatta grave e pure seria. Il Referendum lombardo-veneto ha mostrato con geometrica forza come la gente che ancora ragioni sulle cose e non sui voti non sia più in grado di mostrare le sue ragioni. Travolti anche dalla più farlocca delle campagne elettorali (“Vuoi diventare più libero e più ricco?”) i Razionali hanno il cervello in pappa, chiedono fair play e ricevono schiaffoni. Siamo deboli, flebili, fessi. Circondati da intellettualini da happy hour che quegli altri si comprano con una carota. Il bastone è per noi, somari che almanacchiamo delle differenze fra le 23 competenze mentre il Governatore lombardo non sta lì a cincischiare, proclama: “Io chiedo tutto!” e scatena gli applausi. Siamo gli sfigati di un Governo che ha già versato quest’anno 17 miliardi alle banche venete e al popolo veneto messo sul lastrico dal crollo disastroso del “Modello Nord Est”, e ora ancora si affretta a concedere credito politico/economico a chi di quel modello fa una bandiera di leonina forza e di evangelica virtù. E certo che Roma deve rispettare e non snobbare il Voto Veneto, ci mancherebbe altro! Ma si chiede cervello, buon senso e rispetto delle regole anche a due pugili sul ring, qui no? E’ Ammesso tutto? Le Regioni sono macchine complesse: la Lombardia è sostanzialmente uscita dalla crisi ma ha dati di disoccupazione ancora brutti, in Veneto c’è stata una moria di aziende di dimensioni colossali ma i dati occupazionali invece vanno meglio… Ma che lo dico a fare? Zaia mica cerca consenso su questi temi complessi e complicati: Zaia raddoppia, il giorno dopo il jovanottesco “Big bang” chiede la Regione Speciale che non stava sulla scheda elettorale perché sa che stava dentro ai cuori veneti, e vende altra beata semplicità per acquistare altri voti. E altro Potere. Perché di questo pariamo: la lotta democratica per il Potere è oramai truccata, taroccata, coibentata: impermeabile all’intelligenza e alla razionalità. Fino a qualche anno fa (cinque) chi in Lombardia ragionava di Autonomia e Federalismo aveva il dovere di portarsi al livello dei Cattaneo, dei Miglio, dei Bassetti che avevano indicato quale quota di pensiero occorresse salire con fatica per concretizzare la metamorfosi g-locale dei Poteri dello Stato. Bassetti ha ancora quel passo, per fortuna nostra, e accompagnerà Maroni (forse anche con Gori) a Roma per la Trattativa. Ma intanto che fa il Salvini-Premier? Cancella il “Nord” dal nome della Lega e butta là l’autonomia per tutt’Italia, inclusa la Lucania… Perché no? Ora, si può accettare di giocare seriamente la partita dell’Autonomia responsabile con un Movimento che ha i piedi in due scarpe, l’altro costantemente affondato nell’opportunismo populista di una campagna elettorale day-by-day costruita sull’architrave del sovranismo ipernazionalista alla Le Pen, alla Orban, alla Fpö? Due piedi che camminano in direzioni opposte, dove vanno? Vanno bene così, ottengono più voti. E allora la Lega, diabolicamente, si tiene anche la coda: il Secessionismo che coccola o zittisce a tempi alterni, secondo il vento che tira, con un opportunismo che impressiona. Esempio: dopo anni di fratellanza esibita a cuore aperto (sbandieramenti, cori di piazza, pellegrinaggi a Barcellona, discorsi roboanti e battaglieri) non una parola per la Catalogna indipendente. Non una parola da quando è incasinata, mazzulata, incarcerata, pericolosa e probabilmente perdente. Se non conviene non si fa. Se suona male non si fa. Se non fa trend-topic non si dice. Rumors sempre più forti, per la verità, annunciano la secessione di Umberto Bossi a favore del “Grande Nord” di Bernardelli & C. ma anche se dovesse verificarsi una frattura formale, quanto sarà Verità e quanto sarà Campagna elettorale del Giano bi-fronte che sa essere la Lega, di fronte alla disarmante debolezza degli schieramenti opposti? La Lega senza Nord si mangerà gli elettori dei Fratelli d’Italia e sarà un partito da 20%, con un Pd al 25 e una Forza Italia che in parte cambierà padrone e in parte inizierà a temere lo strano odio-amore che Salvini e Grillo vivono sottobanco da tempo, con ora la vittoria nei Referendum in Veneto e, sostanzialmente, anche in Lombardia ad aprire nuove im-prevedibili prospettive. Ma ai giornalisti che gli chiederanno di far chiarezza, Salvini risponderà parlando di Rom, di Legittima difesa, di italiani poveri e di Clandestini negli alberghi a quattro stelle. No, non si può credere alle rare battute di dialogo serio che questa Commedia prevede, non si deve: perché bisogna cercare di non essere troppo scemi e troppo mansueti. In genere è meglio. Ed è un peccato, perché l’Autonomismo regionale, la Riforma federale dello Stato, la Questione Nord e Sud sono argomenti veri e importanti sui quali occorrerebbe pensare e agire insieme. Ma insieme a chi? E’ meglio chiarirsi subito che la Lega Autonomista di Maroni e Zaia non ha nessuna intenzione di risolvere la contraddizione con la fiamma tricolore di Casa Pound (alleata, non-alleata, tuscos in sema) e della Meloni di Fratelli d’Italia (alleata, non-alleata, tuscos in sema) e del Berlusconi di Forza Italia (alleato, non-alleato, tuscos in sema): tutto fa brodo. Punto. E infatti: neanche una settimana dopo il Referendum che riporta in trionfo il Carroccio del tempo che fu, quello del Nord per l’indipendenza della Padania, Salvini twitta: “Alle politiche il nome sarà Lega senza Nord. Punto.” I filosofi del linguaggio, se esistessero ancora, avrebbero del materiale interessante sottomano: piace da pazzi questo si s-ragionre con un “punto” finale che non chiude un percorso logico, lo vieta. Per la qualcosa anche chi si domanda preoccupatissimo dove andremo a finire è oramai guardato come un fastidioso parolaio. Appunto. Punto.

]]>