Il Grazie di Silvia Fossati

Carissimi, desidero ringraziarvi di cuore per tutto il sostegno che mi avete fornito durante questa campagna elettorale. Come sapete sono arrivata quarta tra i candidati della lista Gori Presidente con 1228 preferenze (+ 15% rispetto alle precedenti regionali del 2013). Un buon risultato, purtroppo non sufficiente per una riconferma nella prossima legislatura.

Non vi nego l’amarezza per il risultato generale in Lombardia e in particolare della lista Gori. Sono però più che determinata a continuare il mio impegno per i valori che ho avuto modo di condividere con voi in questa occasione. Di nuovo grazie a tutti quanti voi lettori che avete avuto la pazienza di leggermi e soprattutto a quanti hanno scritto il mio nome sulla scheda elettorale. In queste ore mi ha anche fatto molto piacere il supporto e il conforto di tanti amici vecchi e nuovi. Anche per questo, ovviamente senza la frequenza di quest’ultimo periodo, continuerò a tenervi informati sulle iniziative del mondo civico attraverso questa newsletter. Nel caso non vogliate continuare a seguirmi, vi pregherei di segnalarmelo. Cari saluti, Silvia Fossati Vernocchi]]>

Giovani,Civismo e più donne in regione

Eccoci così arrivati in dirittura finale.

E’ chiaro che ci serve tutto il fiato possibile e le gambe fresche per una volata che deve convincere ancora tanta indecisi. Ci mancava Burian, ma è arrivato pure lui a mettere a dura prova noi poveri candidati metropolitani dei mercati e del volantinaggio incessante, che cerchiamo di vincere rabbia e indifferenza di tanta gente che si appresta a votare domenica senza sapere neppure per cosa.

I più distratti sono i giovani, che –manifestazioni a parte- sembrano molto lontani dalla politica. Vedo e parlo con tanti ragazzi, con tanti amici dei miei figli. Problemi e difficoltà in cui ognuno vive rischia di farli rinchiudere in sé stessi. Anche se io sono certa che possa toccare il loro cuore il caloroso appello che l’Arcivescovo Mario Delpini ha rivolto qualche settimana fa nella bellissima lettera ai diciottenni che si apprestano al loro primo voto.

“A 18 anni incomincia il diritto dovere di votare per esprimere le proprie scelte in campo politico e amministrativo – scrive Delpini -. Scegliere le persone e le forze politiche che devono governare la nazione ed esercitare responsabilità amministrative in regione o in città è una espressione di quella responsabilità per il bene comune che rende cittadini a pieno titolo. Nel nostro tempo “la politica” è spesso circondata da una valutazione così negativa e da pregiudizi così radicati che possono scoraggiare da ogni impegno e iniziativa”. Ma ora è necessario -sottolinea -che le cose cambino, perché la politica è l’esercizio della responsabilità per il bene comune e per il futuro del Paese.

E chi può avviare un cambiamento se non uomini e donne che si fanno avanti e hanno dentro la voglia di mettere mano all’impresa di aggiustare il mondo?”.

E’ vero. C’è bisogno di un rinnovamento, di un forte cambiamento. E questo vale soprattutto per la Lombardia anche se, come ha sottolineato Piero Bassetti l’altro giorno alle Stelline, senza il Civismo nessun cambiamento è possibile, perché la forma classica del partito –come ha dimostrato questa campagna elettorale- è incapace di suscitare e organizzare partecipazione. Bisogna ‘ripartire dal civismo’ come Franco D’Alfonso ha voluto titolare l’interessante ed importante incontro di sabato scorso.

E come anche il Sindaco Beppe Sala ha voluto sottolineare, civismo vuol dire rappresentanza innanzitutto del territorio: i civici, rispetto agli altri candidati, devono avere una sensibilità e una responsabilità in più verso i territori che danno loro un preciso mandato di rappresentanza. E non è soltanto un fatto amministrativo, bensì politico! Lo ha messo bene in risalto anche Giulio Santagata: “nel simbolo della lista INSIEME abbiamo inserito Area Civica, perché pensiamo che dal 5 marzo il Civismo potrà essere il punto di equilibrio decisivo per la ricostruzione del centrosinistra”.

INSIEME a Milano candida per il Senato Franco D’Alfonso nel Collegio 2 e Cristina Jucker nel Collegio Lombardia 5.

La collega Jucker peraltro è, insieme a me e a Elisabetta Strada, la terza candidata donna proveniente dal Movimento Milano Civica.

Tutte ci siamo riconosciute nel programma di Giorgio Gori, nel suo pragmatismo, nella sua concretezza e competenza. E siamo tutte impegnate -io, Elisabetta, ma anche Cristina- per la sua affermazione, per l’affermazione della lista GORI Presidente, nella quale siamo inserite, con tante altre donne, pareggiando la componente maschile della lista. Non tutte le liste sono così.

Non tutte hanno dato tanto spazio, sia nella lista che nel programma, alla sensibilità e concretezza femminile. Anche questo è Civismo.

Da Consigliera uscente poi, ho potuto riscontrare con mano la centralità del tema della ‘questione’ femminile. Come spesso sottolineo, io non ho mai voluto rinchiudere questo tema nella gabbia delle categorie, farne cioè uno tra i tanti temi: giovani, anziani, immigrati, donne… ecc.

Mi è sempre sembrata una riduzione, un elenco di rivendicazioni di tematiche parziali, incapace di dire la complessità e la ricchezza dell’apporto femminile alla politica, alle sue istituzioni e all’intera società.

Ecco perchè credo che l’unico modo per portare avanti le rivendicazioni delle donne, e la loro sensibilità specifica con cui guardano la vita di ogni giorno, sia quella di eleggerne quante più possibili nel Consiglio regionale, di votarle e di sceglierle!

Non è così scontato: bisogna pensare che in Regione le rappresentanze dei Gruppi dei vari partiti, soprattutto quelli di centrodestra, sono in gran parte al maschile.

E parliamo del Consiglio, figuriamoci poi per la Giunta!

Nel 2012 bisognò aspettare l’intervento della giustizia amministrativa (prima il TAR poi il Consiglio di Stato) per il rispetto delle ‘quote rosa’. Oggi abbiamo la doppia preferenza, che in qualche modo limita la discriminazione delle donne, per avere la quale abbiamo dovuto aspettare l’ultima seduta utile del Consiglio regionale, il 21 dicembre scorso!!

Praticamente in ‘zona cesarini’ il Consiglio ha finalmente introdotto sulla scheda elettorale la doppia preferenza uomo-donna: già prevista dalla legge nazionale ma in Regione Lombardia fortemente avversata dal Centrodestra che la bocciò nel 2010 e nel 2012; e che nella legislatura di Maroni venne trascinata fino all’ultimo, tanto da arrivare all’approvazione solo ora, all’ultimo minuto, grazie all’insistenza di quanti hanno sempre creduto nella parità di genere per favorire l’accesso delle donne nelle assemblee legislative.

Quindi domenica 4 marzo sarà finalmente possibile dare sulla scheda della Regione Lombardia non una ma due preferenze, purchè siano per un uomo ed una donna.

E’ una occasione storica!

Con più donne in Regione anche la qualità delle proposte e delle decisioni potrà migliorare.

Tra i tanti temi su cui ho lavorato -e su cui mi piacerebbe continuare a lavorare se vengo rieletta- io ho segnalato la mobilità, la famiglia, l’ambiente ed altri che, nella nostra regione, credo abbiano molto a che fare con la condizione femminile. Come possono fare le donne a conciliare cura dei figli, assistenza agli anziani, lavoro, crescita professionale e culturale e, perchè no, anche politica, se le condizioni di accesso, se normativa e legislazione è fatta al maschile? Anche il miglioramento dei servizi in tutti i campi dove le donne possano liberarsi, trovare sostegno e realizzarsi pienamente può essere realizzato al meglio con una sensibilità femminile.

Se ne avvantaggerà tutta la società. Domenica c’è in gioco anche questo. Se gli elettori manderanno in Regione Lombardia la competenza e la sensibilità di una donna, esse potranno svolgere un ruolo centrale all’interno della nostra società e delle nostre istituzioni e delle aziende partecipate: non è un caso se dove e quando è assicurata la loro presenza aumenta l’efficienza e diminuisce malaffare e corruzione.

Da questo punto di vista, e anche alla luce della storia recente, più donne in Consiglio regionale possono davvero garantire il cambiamento il rinnovamento di cui abbiamo tutti bisogno.

  Silvia Fossati Consigliere regionale gruppo “Gori Presidente” Candidata elezioni regionali lista “Gori Presidente” FACEBOOK TWITTER Instagram SITO INTERNET : http://silvia-fossati.lombardia.it]]>

Cronaca di un weekend di ottimismo

DOPO ARCONATE, PUO’ CAMBIARE ANCHE LA REGIONE LOMBARDIA

Concretezza e pragmatismo di Giorgio Gori conquistano gli indecisi

Del tutto inaspettatamente ho passato quest’ultimo fine settimana con una serie di flashback duri ma istruttivi. Dei lampi del passato recente che hanno illuminato alcuni squarci delle ore veramente più buie del passato Consiglio regionale. Mi riferisco alla Sanità lombarda e agli scandali che l’hanno ripetutamente squassata.

Il primo flash è occasionalmente nato da una ricorrenza: il 16 febbraio di appena due anni fa erano i giorni degli arresti in seguito a quell’indagine giudiziaria che le cronache battezzarono come Lady Dentiera.

Vennero così alla luce episodi corruttivi riferiti a condizionamenti nell’aggiudicazione e nello svolgimento di appalti indetti da aziende ospedaliere della Lombardia. Ingerenze che riguardavano le procedure di contrattazione con importanti strutture sanitarie private accreditate con il sistema sanitario nazionale, e che avrebbero  consentito a un gruppo imprenditoriale di turbare in proprio favore l’aggiudicazione di una serie di appalti pubblici – banditi da diverse aziende ospedaliere per la gestione, in outsourcing, di servizi odontoiatrici – corrompendo i funzionari preposti alla gestione delle gare. Lo stesso presidente della Commissione Sanità del Consiglio, leghista della prima ora, a cui Maroni aveva affidato la stesura del testo della cosidetta ‘riforma sanitaria’, ne risultò coinvolto (e trovarono soldi di presunte tangenti addirittura stipati nel freezer della propria abitazione!).

Ora mancano pochi giorni all’appuntamento elettorale del 4 marzo, che potrebbe dare l’opportunità di un cambiamento. Ma le cronache non portano memoria di quei fatti tutto sommato recenti. E i sondaggi si son chiusi con cupe previsioni.

Io però non sono pessimista.

E lo dico riflettendo su un altro flash che ho vissuto invece sabato 17. Esattamente il giorno dopo quella ricorrenza, infatti, ho avuto occasione di seguire il nostro candidato Presidente Giorgio Gori in una delle sue 100 tappe attraverso la Lombardia.

Siamo stati ad Arconate, un Comune fino a poco tempo fa tristemente noto come roccaforte di un centrodestra rappresentato da un esponente di Forza Italia che fu, oltre che sindaco, vicepresidente del Consiglio regionale e potente assessore alla sanità lombarda. Anch’egli era stato arrestato e portato a San Vittore con gravi accuse di commistione di interessi nel corso della legislatura di Maroni ed ancora a fine novembre scorso veniva coinvolto in una nuova vicenda giudiziaria per palese conflitto di interesse.

Ebbene quella roccaforte, di cui si faceva forte l’ex assessore ed ex vicepresidente del Consiglio, non c’è più. E’ stata espugnata da un gruppo di giovani che con una lista civica hanno liberato Arconate dalla cappa del centrodestra.

Una cosa che sembrava impensabile, persino inconcepibile, ancora poco tempo fa, come ha detto Gori. Che ha aggiunto: Bisogna prendere esempio da Arconate!

Mi sono convinta che il luogo comune del pessimismo non è d’obbligo. Anzi proprio in questi incontri e in questi contatti ravvicinati con la gente normale, vedo che la conoscenza diretta di Giorgio Gori, anche solo il fatto di sentirlo parlare e argomentare, con la sua concretezza e il suo pragmatismo, convince anche persone deluse o indecise.

Perciò io sono ottimista.

Credo sinceramente che possiamo farcela a vincere la sfida del 4 marzo: e noto come via via che i cittadini possono incontrare ed ascoltare il nostro candidato presidente, questo mio ottimismo lo riscontro anche nel comune sentire

Vale la pena tentare ancora una volta di cambiare. La Lombardia se lo merita. E ripartiremo con il programma di Gori a dare nuove ali alla nostra regione.

Silvia Fossati Consigliere regionale gruppo “Gori Presidente” Candidata elezioni regionali lista “Gori Presidente”   ]]>

Sostieni Nadira:la tutela dell'ambiente al centro dello sviluppo della Lombardia

dell’accordo sul clima di Parigi (COP21). Le direttive sull’efficienza energetica vincolano i paesi della UE a ridurre del 40% il consumo energetico entro il 2030. Entro lo stesso anno gli stessi paesi devono avere un mix energetico con almeno il 35% di energia proveniente da fonti rinnovabili. Immediatamente si può fare un’azione di formazione e informazione. Dobbiamo agire concretamente. Dobbiamo alfabetizzare la popolazione sulle tematiche ambientali. Le tematiche ambientali sono un’occasione straordinaria per lo sviluppo economico e industriale sia per l’Italia, ma soprattutto per la regione Lombardia, perché la regione Lombardia è il traino dell’Italia, il motore dell’Italia. Un esempio sono i milioni di metri quadri di tetti piatti che ci sono in Lombardia tra edifici privati e edifici privati che possono essere usati come un parco solare straordinario sia per lo stesso edificio ma anche per la creazione di alcuni hub di quartiere dove si possono fare degli scambi energetici. Altra cosa a cui io tengo tantissimo è accrescere le opportunità di promozione, ovvero la formazione e l’informazione sui fossili. Sono contraria alla demonizzazione del gas. Il gas è un fossile, ma un fossile pulito. Le direttive dell’UE prevedono la transizione al 2030 al gas perché è un fossile che può essere utilizzato prima di arrivare alle rinnovabili totale. D: L’energia ci porta a considerare uno degli argomenti centrali che è lo sviluppo economico. Che cosa hai tu in mente di proporre per sviluppare ulteriormente il nostro sistema di imprese? R: Le imprese in questo periodo in Lombardia si stanno riprendendo. Noi abbiamo degli indicatori che sono tornati ai livelli precrisi. Questo è vero per Milano, è vero per Monza-Brianza, è vero per Bergamo, ma non è vero per tutte le zone della Lombardia. Le imprese sono ancora in ostaggio della burocrazia pesantissima. In Lombardia c’è moltissimo da fare per la semplificazione grazie alla digitalizzazione. Ci sono difficoltà anche per gli accessi al credito e si può fare molto. Poi c’è una scarsa performance che io attribuisco soprattutto alla tecnologia, all’innovazione. E qui si può fare molto con forti incentivi regionali. Si possono fare anche dei pool tra imprese private pubbliche con dei fondi per creare dei gruppi per spingere e investire in progetti innovativi. E poi l’internalizzazione su cui siamo molto indietro. Ci sono delle imprese che devono misurarsi e confrontarsi con delle imprese internazionali in modo da poter alzare il livello. Dobbiamo imparare a essere più internazionali. D: Industria 4.0. Come pensi si possa meglio sostenere questo progetto e aiutare le imprese a sbarcare in questo mondo nuovo segnato dall’innovazione digitale? R: Si può fare tanto. Si può lanciare il processo di innovazione, promuovere le start up, le aziende tecnologiche e moderne. Dobbiamo mettere insieme degli attori, attori pubblici e privati, con incubatori, venture capital, dei fondi per fare anche massa critica. Su questa massa critica fare dei corsi all’università, costruire delle corsie preferenziali per quelle eccellenze straniere che possono venire in Italia e pensare ad agevolazioni fiscali. A me piace moltissimo legare questo tema a quello della rigenerazione urbana. Si sa che io amo l’approccio globale delle cose. La rigenerazione urbana può essere recuperata non soltanto facendo luoghi di aggregazione come si è fatto negli ultimi dieci anni, ma usarli come si fa in Europa pensando a dei luoghi di co-working, start-up per giovani, innovazione. D: Ultima domanda riguarda la rivoluzione digitale, la rivoluzione digitale. Come ti sembra che sia posizionata la regione Lombardia su questo versante e tu cosa intendi fare per promuovere con maggiore forza la transizione al digitale? R: il digitale per me è la via principale se non l’unica per il concetto di smart cities e smart land. Secondo me siamo ancora lontani. Se pensiamo a SPID, l’identità digitale, non abbiamo coperto una percentuale alta. Nemmeno il 50% penso. Mi piacerebbe poi pensare ad un bigdata unico per tutti gli stakeholders, mobilità, trasporto, per i servizi pubblici, l’illuminazione pubblica, la sanità. Un unico bigdata per tutti. Ci vuole comunque un alfabetizzazione. Se noi pensiamo alle fatture elettroniche, molte aziende usano ancora il cartaceo. Dobbiamo applicarlo trasversalmente. C’è ancora molto lavoro da fare. Sarà questo il mio impegno principale nel consiglio regionale se sarò eletta.   Il 4 marzo alle elezioni regionali lombarde VOTA PD, SCRIVI NADIRA! ]]>

Sostieni Nadira : promuoviamo i Diritti di Tutti

Conversazione con Nadira, candidata al consiglio regionale per il PD.

D: L’Italia è rimasta scioccata dalla tentata strage di Macerata. Qual è stata la tua reazione? R: Ogni versamento di sangue mi ferisce tantissimo, soprattutto quando tocca i diritti dell’uomo. Mi ha ferita in profondità, come mi ha ferita la morte tragica Pamela, ragazza di 18 anni. Ma quello che mi ferisce di più sono gli assassinii di persone colpite solo per colore della pelle. Questo deriva dalla politica di odio, dalla fomentazione all’odio e alla violenza che stiamo vedendo in Italia in questo periodo, soprattutto ad opera della destra. Preferirei che i toni si abbassassero e che si parlasse di cose concrete e non di colore o di razza.

D: A proposito di cose concrete: scuola e diritto allo studio. Il centrodestra ha difeso in questi anni solo le scuole private, le scuole dei ricchi, dove le rette sono molto alte, mentre non ha difeso il diritto allo studio dell’universalità dei ragazzi lombardi. Se sarai eletta cosa pensi di proporre in consiglio regionale? R: Io ho giurato fedeltà all’Italia posando la mano sulla Costituzione. Vorrei partire proprio da qui. Il diritto allo studio è un punto fondamentale della Costituzione italiana e quindi questo diritto va garantito, e garantito a tutti. Tutti i nostri bambini, tutti i nostri ragazzi devono partire, come dice anche Giorgio Gori, dallo stesso livello e avere identiche opportunità. Non ho nulla contro la scuola privata, ma vorrei fare meglio. Rimodulare la dote scuola per esempio. Dare la possibilità ai figli delle famiglie più povere, con meno possibilità, di avere le stesse opportunità di istruzione. Altra cosa importante è aumentare le risorse per poter permettere a tutte le famiglie di poter aver accesso all’acquisto dei libri di testo. Questo è un punto importante del programma di Gori che punta a raddoppiare questi investimenti per offrire i libri di testo fino al triennio delle scuole superiori. E poi abbonamenti agevolati per i mezzi pubblici, infine un progetto di smart mobility con hub con intrecci e connessioni con piste ciclabili.

D: Altro punto saliente è il nesso tra mercato del lavoro e scuola. C’è un gran bisogno di profili professionali e tecnici. Cosa pensi di fare?

R: Vorrei puntare ad una formazione professionale di eccellenza. Il mio non è un approccio quantitativo, ma qualitativo. Nel programma di Giorgio Gori (che sposo in pieno) si parla giustamente di promozione dell’artigianato. In Lombardia l’artigianato si sta perdendo, sta sparendo. Per recuperare questo tessuto tradizionale della regione, si deve pensare a una scuola di formazione professionale di eccellenza, di alto livello, non un posto dove parcheggiare ragazzi fino alla fine della scuola dell’obbligo.

D: E per i giovani universitari cosa si può fare di meglio rispetto al poco che fa la regione Lombardia oggi? R: Ad esempio investire su innovazione e tecnologia. Investire di più sulla formazione di una nuova classe dirigente. Bisogna dare la possibilità a tutti quelli che escono dalle scuole superiori e che lo vogliono di poter accedere alle università con l’istituzione di fondi che possano garantire prestiti, borse di studio, sia per merito che per necessità. Aumentare il livello della formazione introducendo lezioni in lingua inglese (come ha detto anche il sindaco di Milano G.Sala).

D: Un tema di cui si parla poco è la disparità tra uomini e donne sul posto di lavoro. Su questo argomento cosa pensi di fare? R: Focalizziamoci su due punti. Primo, molte donne si licenziano per potersi occupare dei figli o dei parenti non autosufficienti. Il secondo, la disparità salariale. Principio cardine è che donne e uomini devono avere lo stesso punto di partenza, le stesse possibilità. Con servizi più efficienti, penso ai nidi o all’assistenza agli anziani , il fenomeno delle donne che si licenziano potrebbe diminuire. Molto spesso parliamo di donne altamente formate e perdere e far uscire dal mondo del lavoro queste donne arreca un danno sia alle aziende che alla società. Tema importante è, poi, la disparità salariale. Il governo del PD ha già fatto norme che obbligano le aziende a comunicare i salari erogati differenziati per genere. Ma non basta, perché le modalità in cui vengono messe a bilancio non è omogenea. Bisogna puntare anche sul worklife balance, quindi lavoro agile. I modelli anglosassoni puntano sull’obiettivo e non sulla timbratura. Quindi la modifica è più culturale. Le aziende dovrebbero cambiare approccio rispetto al lavoro dei propri dipendenti cosa che permetterebbe alle donne di esprimersi al meglio.

D: Tu hai a cuore la difesa dei diritti degli omosessuali. Che cosa può fare la regione Lombardia, che in verità in questi anni ha avuto solo posizioni di chiusura, a sostegno dei loro diritti? R: Il telefono ‘gender’ grida vendetta e anche le scritte sul palazzo della regione per me sono inaccettabili. Mi batterò sempre per i diritti degli omosessuali perché semplicemente è un diritto umano. Ma prima di tutto vorrei che le unioni civili si celebrassero dignitosamente. Tutti abbiamo il bisogno di essere rispettati, tutti abbiamo una dignità. Altra cosa importante è la valorizzazione della diversità. Sul Sole 24 ore ho letto che la diversità fa volare il titolo in borsa. Il valore del diverso porta ricchezza all’azienda. Ci sono aziende a Milano, prevalentemente straniere, che hanno inserito come un punto di policy la valorizzazione della diversità. In pratica queste aziende quando si presentano agli studenti universitari comunicano da subito la loro policy invogliando così gli studenti omosessuali a essere tranquilli nel portare curriculum non nascondendo la propria omosessualità. Le società che hanno fatto questo hanno tutte avuto risultati positivi. E questo vale anche per le donne. Nelle aziende che hanno sposato questa policy il diverso non si limita all’omosessuale, ma va oltre, tocca le donne, lo straniero. Non ci sono limiti.

D: Ultima domanda.. Gli anziani sono la parte più fragile della popolazione lombarda. Cosa pensi di fare e come giudichi ciò che ha fatto la regione Lombardia. R: La regione Lombardia ha fatto. Non si può dire che non abbia fatto. Ma ha fatto male. Non è efficiente. Il diritto degli anziani ad essere assistiti è un diritto per loro e un dovere per noi. Quello che farei è puntare sull’assistenza a domicilio. Gli anziani devono essere messi nelle strutture protette solo in casi estremi. Molti anziani possono vivere a casa loro, vicino alle loro famiglie, perché hanno bisogno soprattutto di assistenza domiciliare. Propongo la costituzione di un fondo a supporto delle famiglie. Ma non solo. Si può investire di più anche nella formazione. Ad esempio, ci sono molti immigrati che hanno una professionalità che non riescono a esprimere al meglio. Dare loro una formazione specifica è possibile. In questo modo queste persone potrebbero essere inserite e dare aiuto alle famiglie e agli anziani con competenza .

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Elezioni Regionali: vota PD, scrivi Nadira!

Nadira ha 51 anni, è sposata e ha un figlio liceale. Da un quarto di secolo vive e lavora a San Donato Milanese. Ha deciso di candidarsi alle elezioni regionali lombarde per il Partito Democratico perché crede nel progetto di cambiamento di Giorgio Gori e per dare un contributo forte e originale alle idee e alle azioni del centrosinistra lombardo. Nelle sue vene scorre sangue algerino, tedesco, turco e berbero. Di recente ha scelto di essere italiana ed è orgogliosa di questa nuova patria. Nadira è ingegnere chimico, ma è soprattutto una cittadina del mondo. Algerina di nascita parla perfettamente 4 lingue e rappresenta in se stessa il pluralismo della società di oggi, che è globale, multiculturale ed interconnessa.Il suo impegno per i diritti civili e sociali è figlio diretto delle battaglie cha ha combattuto insieme alla sua famiglia nella sua terra d’origine, l’Algeria. In una terra sconvolta da un conflitto sanguinoso, provocato dalle forze del fanatismo religioso musulmano, non è stato facile lottare per la democrazia, per i diritti individuali, per la libertà delle donne e degli uomini e per la laicità dello Stato. L’assassinio del padre, per mano del terrorismo islamico, l’ha segnata in profondità, ma ha trasformato l’impegno politico a favore dei diritti di tutti in un obiettivo irrinunciabile della sua vita.Nadira ritiene che la Lombardia sia una terra cruciale per lo sviluppo dell’Italia. Ma ha bisogno di liberarsi dalla prospettiva angusta, priva di slancio innovativo, del governo a trazione leghista. Fare meglio si può se la nostra regione si dà una visione di futuro strettamente ancorato ai destini dell’Europa unita e un progetto concreto che il centrosinistra può realizzare perchè è in grado di puntare sulle competenze che servono e che da sempre sono la ricchezza della nostra regione. E Nadira ha le carte in regola per essere tra queste risorse su cui far leva per costruire insieme con pragmatismo e con valori forti la Lombardia del futuro.Per queste ragioni è importante Sostenere Nadira. Il 4 marzo vota PD e scrivi Nadira! Simona Malpezzi, Deputata PD e candidata al Senato

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Entusiasmo ed obiettivi di una candidata civica

4 Marzo. Elezioni regionali

Finalmente domani,  mercoledì 7 febbraio, verrà ufficialmente presentata la lista Gori dei candidati di Milano e provincia,  per il nuovo Consiglio regionale che emergerà dalle prossime elezioni del 4 marzo. Tra i 26 candidati c’è anche il mio nome.E per quanto in qualche modo mi aspettassi -come Consigliere ‘uscente’- di essere ricandidata,  non vi nascondo  che ho comunque atteso con ansia questo momento ed ora che esso è giunto,  accolgo con sincero entusiasmo la richiesta di Giorgio Gori di impegnarmi ancora per la nostra Regione. In attesa infatti della decisiva risposta degli elettori, per me questo momento è stato come superare un pre-esame, un test di ammissione. Prendo cioè questo inserimento nella lista civica dello schieramento di centrosinistra come un apprezzamento  del  lavoro già fatto nei tre anni in Consiglio regionale con il gruppo del Patto Civico Ambrosoli. Se gli elettori mi daranno il consenso necessario, potrò così mettere a disposizione l’esperienza già maturata al servizio di un progetto, ambizioso  ma concretamente realizzabile, come è quello di Giorgio Gori, di miglioramento della Lombardia in tutti i suoi trend e parametri di confronto con le principali aree urbane e metropolitane in Europa e nel mondo. Ai tanti progetti, sui quali mi sono già impegnata durante il mio primo mandato, e che vorrei portare avanti,  si aggiungono le tante esigenze raccolte sul territorio di Milano e della città Metropolitana, a cui vorrei contribuire a dare risposte. Gli slogans che accompagnano i miei manifesti elettorali racchiudono proprio il senso della missione e della mia promessa agli elettori: “Il Civismo in Regione” è il primo impegno;  “Per una Regione più vicina alle persone e al territorio” è l’esplicitazione del mio obiettivo. Con queste parole d’ordine mi preme cioè rendere chiaro ai cittadini che a fianco di un programma di governo ricco, articolato, innovativo -com’è quello presentato da Giorgio Gori- io cercherò di rimanere concentrata su una attività di ascolto, vigile e continua, certamente del territorio e dei Comuni che costituiscono la nostra fragile  Città Metropolitana. Ma soprattutto cercherò di rappresentare nelle Commissioni e in aula di Consiglio –in quel delicato momento della discussione e approvazione delle leggi regionali-  le esigenze delle tante fragilità che nella nostra società meritano una tutela.

Il centralismo è stato uno dei peggiori difetti della passata Giunta Maroni: proprio quella che con un dispendioso referendum chiedeva l’autonomia dallo Stato, si teneva ben lontana dal territorio e dalle fasce più deboli della società lombarda. Fare meglio significherà dare ascolto, confrontarsi e indicare le priorità concrete che rispondono alle esigenze reali delle persone: non si prometteranno centinaia di treni, quando si rischiano incidenti come quello di Pioltello per cinque centimetri di binario logorato. Non si promette una super  ‘riforma’ sanitaria,  derubricata poi in semplice ‘evoluzione’ del sistema sanitario regionale, mettendo in crisi i medici di famiglia e rendendo -per stessa ammissione dell’assessore-  così poco efficace, come oggi è diventata consapevolezza comune, la  presa in carico sul territorio, soprattutto dei pazienti con più di 65 anni. Rivelando ormai apertamente la mancanza di una vera medicina di territorio, che è anche tra le cause delle lunghissime liste d’attesa e delle code nei pronto soccorso. E, ancora, non si può nicchiare e fare l’occhiolino a chi propone il reddito di cittadinanza senza farsi carico – in una regione industriale come la Lombardia- di creare nuovo lavoro per i giovani, di addestrarli per le offerte concretamente esistenti le quali restano inevase per carenza di formazione tecnico-professionale dei nostri ragazzi ma anche degli adulti rimasti fuori dalle aziende, espulsi dal processo produttivo. Non si possono chiudere gli occhi di fronte a tante persone sopra i cinquanta anni che dopo aver perso il lavoro stentano a trovarlo. Non sempre figurano tra i disoccupati, spesso hanno figli in età scolare ai quali provvedere e devono lottare anche per mantenere il senso di autostima. Oggi sono in buona misura dimenticati per le politiche del lavoro largamente insufficienti della Giunta passata.  Questo non è giusto. Io credo che in questo ambito sia fondamentale – come propone Giorgio Gori nel suo programma- rafforzare l’azione pubblica, potenziare i centri dell’impiego, prevedere ulteriori sgravi contributivi, progetti di assistenza intensiva e di formazione specifica nei confronti di queste persone, e attuare politiche di aiuto anche verso le aree di nuova fragilità.

Su questa impostazione, che si propone di ridare dignità alle persone attraverso il lavoro,  ho trovato piena assonanza con l’amico Gianbattista Armelloni. Ci lega insieme il comune profilo civico, lontano dai partiti ma non  dall’impegno sociale: il nostro senso di responsabilità e i valori di solidarietà che condividiamo ci portano infatti a dare priorità assoluta di attenzione alle persone e di amore per il nostro territorio in cui  profondamente crediamo.

Silvia Fossati Consigliere Regionale – gruppo “Gori Presidente” (ex Patto Civico) Candidata per la lista “Gori-Presidente”

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Il Civismo e le elezioni regionali,unire le forze su un obiettivo possibile

Fare, meglio. Due parole che in Lombardia ci accompagneranno per tutta la campagna elettorale che porterà anche al rinnovo del Consiglio regionale uscente, dove ho avuto l’onore di partecipare nel gruppo del Patto civico. Fare, meglio. È l’indicazione che Giorgio Gori, il candidato della coalizione di centro sinistra ha voluto imprimere in testa alla sua proposta di programma, perché senza polemiche si possa puntare a migliorare le cose.

Con ciò ha indicato che quella che ci interessa non è (e non deve essere) la contrapposizione tra le diverse parti e fazioni, nonostante siano spesso partiti politici con idee molto lontane dalle nostre posizioni, bensì la nostra capacità propositiva di incidere con programmi appropriati al posizionamento della Lombardia: del suo sviluppo economico a confronto con le altre aree metropolitane europee; della sua capacità di governo del territorio, superando l’esagerato centralismo e da fondarsi sul principio di devoluzione di autonomia a Comuni e aree vaste della regione.

Questi sono contenuti che approfondiremo le prossime settimane, pur se già oggi se ne può apprezzare la giusta impostazione. Di ciò sono così convinta che, a mio parere, l’indicazione di #faremeglio si può applicare con successo anche in questa fase concitata e frenetica di composizione delle liste. È giusto che ogni componente della società politica e civile che si riconosce in Giorgio Gori, aspiri ad una rappresentazione diretta in Consiglio.

Ma, ciò detto, non è male fare prima i conti con la realtà. Io sono entrata nel Consiglio che adesso va a rinnovarsi poco meno di tre anni fa, in sostituzione di Paolo Micheli che si dimise dopo essere stato eletto Sindaco di Segrate. In questo tempo ho imparato molto. Almeno quanto basta per poter fare meglio -per l’appunto- un ruolo che ho responsabilmente ricoperto in una posizione di minoranza e che auspico di poter svolgere ancor più efficacemente se diventiamo maggioranza. Me lo auguro non per mia mera soddisfazione, ma per meglio interpretare, e quindi rappresentare, esigenze e valori di tanti cittadini che non si riconoscono appieno nei partiti, e ciononostante con spirito civico vogliono però responsabilmente partecipare alle scelte politiche che incidono sulla nostra comunità. Questo civismo partecipativo ha avuto, più che in altre parti d’Italia, una forte espressione a Milano e in Lombardia.

E, secondo me, non è azzardato dire che proprio questo tipo di civismo è stato l’anima della nostra buona politica. Sia nell’esperienza del Patto Civico Ambrosoli, il cui apporto alla vita del Consiglio regionale è comunque stato importante (come si può vedere nel ‘Rendiconto politico’ appena pubblicato). Sia nell’esperienza di Pisapia, con l’apporto del Movimento Milano Civica, di cui sono tuttora membro del consiglio direttivo. E anche nella più recente vicenda della lista Noi,Milano che ha portato all’elezione di Beppe Sala quale Sindaco di Milano. Sono tutti passaggi in cui si è potuto misurare l’apporto fondamentale del civismo. E se oggi i sondaggi gufano, non c’è da scoraggiarci. Anche perché da Brexit a Trump non è che ne abbiano azzeccati molti di recente! Tuttavia abbiamo un compito. Convincere le persone, e soprattutto i più giovani, che innanzitutto occorre andare a votare per avere voce in capitolo nello svolgimento della vita democratica; e ancora, che bisogna andare a votare perché con Gori possiamo farcela.

È questo fermo convincimento che -non da politico di professione, ma da Consigliere uscente- mi ha spinto a decidere di ricandidarmi.

Il civismo, forte non solo a Milano, ma anche in tutta l’area metropolitana, può ancora dare un contributo decisivo ed essere protagonista di questa sfida.

Per ottenere questo obiettivo è impensabile frantumarsi in contrapposizioni e personalismi, ma occorre concentrare insieme tutte le forze su un obiettivo praticabile. Anche perché questa volta sarà ancora più alta l’asticella dei consensi necessari ad entrare in Consiglio. Con intelligenza, e con una punta di umiltà, dobbiamo evitare competitività esasperate ed ingiustificate: se saremo tutti uniti, se non disperderemo il nostro entusiasmo nella contrapposizione, se metteremo insieme risorse ed energie verso un obiettivo possibile, allora potremo farcela.

Le notizie della rinuncia di Maroni non ci devono far dimenticare che, chiunque sia il sostituto, il programma del cdx rimane invariato e inadeguato alle esigenze della nostra regione. Che sia Gelmini o Fontana, come altre volte abbiamo fatto, vincere la sfida dipende solo da noi.

Anche stavolta si può fare.

E fare, meglio!

Silvia Fossati Consigliere regionale Gruppo ‘Gori Presidente’ (ex Patto Civico Ambrosoli) Direttivo MMC (Movimento Milano Civica) Socia Ass.ne NoiMilano]]>