L'agenda di Paolo Grassi

Scrivo ad amici e interessati per una prima comunicazione di un evento programmato da Fondazione “Paolo Grassi” lunedì 30 ottobre dalle ore 16.30 (puntualissimi) alle ore 18.30 nel Chiostro del Piccolo Teatro di Via Rovello 2 a Milano nel quadro della ampia programmazione che ha riguardato, in questo 2017, i 70 anni dalla nascita del Piccolo. 

Oggi – al termine di una prima prova di “sceneggiatura” abbiamo approvato la locandina-invito che giriamo, dunque, in rete ai tantissimi a cui il tema solleva sentimenti, memorie, curiosità.
La ricostruzione – in forma di indagine (chi introduce, chi interroga, chi risponde, chi conclude) – della agenda di Paolo Grassi (l’inventore nel ‘900 italiano della professione di “organizzatore culturale”) dal 25 aprile 1943 ( il giorno della Liberazione di Milano e dell’Italia) al 14 maggio 1947 ( il giorno dell’inaugurazione del Piccolo Teatro, tenacemente promosso da Grassi e Strehler e tenacemente voluto e sostenuto  dalla Amministrazione Civica guidata da Antonio Greppi). 
Una pagina straordinaria della vita culturale, le radici dell’identità municipalistica e al tempo stesso europea di una città ferita in fervida ricostruzione,  il rapporto tra teatro e politica, la costruzione dei nuovi pubblici, il quadro simbolico di una nuova Italia. 
Il 30 ottobre, magari mezz’ora prima (alle 16), basta esserci, senza biglietto ma non senza pensieri. 
 
l’agenda di Paolo Grassi
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Perché e' stata fin qui possibile l'esperienza di Brand Milano

logo_brand_milanoQualcosa del genere – con altri nomi, altro mandato, altro contesto – e’ esistito ai tempi del Risorgimento, nella fase di affermazione (tardiva rispetto ad altri paesi europei, pionieristica per l’Italia) della rivoluzione industriale, per immaginare l’uscita dalle macerie della guerre, per affiancare lo spirito e la comunicazione virale della ricostruzione. Eccetera. Brand non inteso come un segno grafico (anche quello, alla fine) ma come patrimonio simbolico collettivo in evoluzione e in cerca di nuove narrazioni. Il radicamento di questa esperienza non ha visto, con la giunta Pisapia, ancora maturi i tempi per una piena istituzionalizzazione. Cioè con una legittimità “politica” che avrebbe anche potuto coincidere con una piena competenza assessorile. Forse meglio così. Farsi le ossa in una condizione di “progress” (e anche con un certo francescanesimo organizzativo) forse e’ stato salutare per condividere metodo, obiettivi e alleanze culturali. Grazie ai Forum realizzati, grazie alle convergenze disciplinari con i più qualificati ambienti universitari, grazie al confronto con altre città italiane ed europee, grazie alla sperimentazione di prodotti di comunicazione costruiti su originali radici di ricerca (dal 150° del Monumentale al 60° della MM), si è forgiata in questi anni una via originale – riconosciuta anche da altre città importanti – per riflettere sui cambiamenti identitari e comunicativi della città. Fondamentale il tempo per consentire alla membership dei soggetti economici (pubblici e privati) di accompagnare con concretezza l’evoluzione del Comitato fino a portarlo alla costituzione di una Associazione per il Brand di Milano che dal 5 maggio 2016 è una realtà nella quale il Comune di Milano, la Città metropolitana di Milano e la Camera di Commercio di Milano saranno soci onorari. Questo percorso ha assomigliato ad una prova di “capacity building” piuttosto rara di questi tempi. Ha richiesto condivisione culturale e visione del rapporto tra istituzioni e vitalità sociale che non e’ frequentissima nella politica. Ha avuto a monte la chiarezza di idee sul fatto che il Brand non è proprietà della politica ma e’ punto di convivenza evolutiva tra tutti i soggetti che concorrono in una città e in un territorio a mutare in meglio le condizioni di vita, di lavoro e di riorganizzazione delle speranze collettive. E’ mio dovere ricordare – come ho fatto a conclusione del secondo Forum Brand Milano a Palazzo Marino il 17 novembre, poco dopo la conclusione di Expo – che questo percorso ha richiesto la comprensione e la alta attenzione civile di un sindaco delle qualità di Giuliano Pisapia e l’accompagnamento quotidiano per generare condizioni evolutive, passo dopo passo, di un assessore moderno e risoluto come Franco D’Alfonso.]]>