Accordi di governo: non basta fare dell’ironia

di Paolo Danuvola da il Sicomoro

Sul possibile  contratto per un  governo M5S Lega Lega, da parte dei dirigenti e simpatizzanti di altri partiti, in particolare il PD, pare in questi giorni prevalere l’ironia e la sufficienza. Non mi pare un approccio adeguato rispetto alla situazione che si va delineando. Dopo settanta giorni inconcludenti Di Maio e Salvini sono ora senza alibi di fronte alla propria responsabilità e le difficoltà faticano a sciogliersi. Rischiano. Ma nel frattempo alcuni fatti sono già accaduti: la presentazione, per quanto informale,dell’elenco dei ministri al Capo dello Stato ancor prima delle elezioni; il grido ‘ho/abbiamo’ vinto senza avere la maggioranza dei seggi in Parlamento, fingendo di non capire che una legge elettorale proporzionale richiede alleanze; un egocentrismo diffuso rispetto al quale impallidisce persino Renzi.A prescindere da singoli temi (pur importanti come uscita dall’euro, trattati europei, politica estera, flat tax, immigrazione…) vorrei soffermarmi qui, su alcune note che determineranno un possibile futuro: Accordo in corso d’opera. L’ipotesi che l’eventuale contrattofra le parti non verrebbe validato primariamente con un voto virtuale e poco trasparente sulla piattaforma del Movimento (ma è del Movimento?) e parallelamente nei gazebo della Lega pone alcuni interrogativi. Il Parlamento poi ratifica: i parlamentari interpreti del voto popolare che fanno? Quali i margini del nuovo Presidente del Consiglio definito ‘esecutore’ alle dipendenze di un “comitato di conciliazione”? Prevarrà il valore dell’incarico attribuitogli dal Presidente della Repubblica per ‘dirigere la politica nazionale’ come stabilisce l’art.95 Cost? O prevarranno leader e aziende esterni a istituzioni e partiti? Ruolo dell’ informazione.Non parlo del web che ha sviluppato l’arroganza, ma mi soffermo sulla stampa che ha sorvolato per mesi su aspetti importanti di sfregio istituzionale, rincorrendo un ottimismo della novità (Terza Repubblica?) e sottacendo che i vincitori lo erano solo parzialmente restando necessaria un’alleanza. I giornali più seri stanno rettificando il credito incondizionato delle settimane scorse, forse anche perché il quadro è cambiato dopo il recupero giudiziario di Berlusconi, da cui Salvini è già andato a rapporto. Sarebbe utile meno narrazione e più informazione a partire dal testo di questa Costituzione che gli italiani non hanno voluto modificare. Credo che questo compito resti una responsabilità anche delle redazioni giornalistiche.

Affidati al Presidente della Repubblica.Nell’avvio di un nuovo governo post-elettorale il ruolo dei Presidenti non è mai stato omogeneo. La flessibilità è stata spesso imposta dalla diversità delle situazioni a cui il Presidente rispondeva, nella sua responsabilità, sulla base della Costituzione. Va riconosciuto a Sergio Mattarella la correttezza di metodo, la determinazione e la pazienza con cui cerca di portare il Paese fuori da questo empasse. Dimostra di conoscere i limiti ma anche le attribuzioni conferitegli dalla Costituzione, intendendo rispettare gli uni e esercitare le altre. Mi preme concludere con una ‘appendice’: l’annotazione riguarda la constatazione della frammentazione e dell’irrilevanza dei cattolici in politica. Votano dovunque ma pare abbiano smarrito il criterio per capire dove nel complesso stanno andando. Forse varrebbe la pena parlarne di più, per capire da dove nasce la divaricazione fra principi e comportamenti.

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Sospesi, ma non troppo a lungo

Un aeroplano se sta troppo in stallo si schianta. Per la politica non pare essere proprio così, anzi sembra saper contrastare le leggi della gravità: in Belgio, Spagna, Germania ci sono voluti mesi per formare un governo, e pare senza danni evidenti ed immediati. Così oggi, da noi, per la formazione del governo, vi è calma piatta, dove tutti paiono in sospensione, in stand by: c’è chi ha vinto con la sua coalizione ma non riesce a fare una maggioranza, c’è chi ha vinto col proprio partito e non riesce a fare un governo neppure ‘a contratto’, c’è chi ha perso (col peso sulle ali di chi é uscito sconfitto dal referendum) e pur restando il secondo partito nazionale attende gli avvenimenti. Tutti con calma, in un risiko rischioso. Il primo avvenimento atteso da molti,Quirinale compreso, è che chi ha vinto riconosca che non ha vinto abbastanza. E da lì si riparta. Intanto è finita la campagna elettorale, sono calate le fake-news ma abbiamo saputo che il mercato dei contatti e dei dati personali è effettivamente entrato a pieno titolo nel condizionare la politica:Zuckerberg si scusa e vorrebbe ottenere qualche comprensione comunicando che hanno violato anche i dati suoi.Meglio le guerre elettroniche di quelle atomiche. Eppure le guerre con bombe e missili usano ancora, non in Europa, ma comunque sempre più vicino a noi. Sulle sponde del Mediterraneo la stessa guerra fra superpotenze (ci sono ancora?) che altrove si fa con i link e i like, lì si combatte, silenziosa e soffusa, con i gas . Però finalmente serpeggia anche fra noi l’interrogativo se la politica può fare da sé e, in alternativa, che fare. No la politica non può fare da sé, deve cercare altrove la modalità per ricaricarsi. I giovani ricercano e possono ritrovare uno slancio solo se riacquistano una motivazione ideale – sia essa filosofica o religiosa – che dia linfa all’impegno politico e istituzionale. Pagano oggi la carenza di padri impegnati in politica e uccisi dal terrorismo degli anni ottanta .Ma anche in questi giorni di stallo ci sono giovani che danno la disponibilità ad assumere impegni per la comunità: si riaccende quindi una grande speranza. Per quello che ci riguarda, come Sicomoro, insisteremo ancora di più sul dibattito culturale – come ci chiede Nadir Tedeschi a pag. 4 – e sull’individuare esperienze significative per offrire buone notizie.

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Elezioni: note tecniche ma non solo…

Un risultato complicato quello dell’esito elettorale, su cui ‘il Sicomoro’ ha scelto di sentire e di offrire ai suoi lettori più voci e più valutazioni. ….. Non mi sottraggo tuttavia a qualche sintetica nota personale:

  •  Al di là dei sistemi elettorali per vincere più che gli artifizi (algoritmi?) occorrono i voti. Il voto non è mai solo un ragionamento ma è anche un sentimento.
  • Siamo in un regime parlamentare e chi vince deve lavorare per una maggioranza di seggi per Camera e per Senato. Senato appendice di un referendum bocciato i cui effetti però stanno ancora scoppiettando: dal temuto ‘combinato disposto’ fra Riforma costituzionale e legge elettorale maggioritaria siamo arrivati al mantenimento del bicameralismo, una legge elettorale in buona parte proporzionale, incapace di rispondere al tripolarismo partitico
  • Ogni legge elettorale -buona o non buona che sia – può essere usata al meglio o al peggio: chi ha mandato a cercare voti ‘gli uni’ nel maggioritario per poi mettere ‘altri’ in buona posizione nel proporzionale, ha fatto un’operazione non solo iniqua ma anche poco avvertita perché in genere ‘i proporzionali’ non hanno fatto campagna e sono stati eletti sui voti raccolti dagli uninominali. Inoltre le candidature plurime hanno penalizzato la componente femminile in Parlamento. L’impressione è che diversi candidati nel proporzionale, se avessero dovuto raccogliere preferenze, forse non sarebbero arrivati neppure nel Consiglio del loro Comune.
  • I litigi all’interno delle aree politiche hanno un effetto negativo ben superiore al solo computo numerico, perché il cosiddetto ‘fuoco amico’ normalmente vale due volte (mi sposto da un patito ad un altro) ma in alcuni casi anche tre (vado oltre e nella delusione cambio area: leggi ‘né PD né Liberi e uguali ma voto al M5S’). Sono le convergenze e il comportarsi da squadra a fare gioco, Elezioni: note tecniche ma non solo… La componente di sensibilità cattolica esce da questa scadenza ridimensionata, in ogni partito. Non nel senso che non vi siano stati candidati e non ci siano cattolici eletti, ma risulta evidente che essi non sono espressione di associazionismo e volontariato organizzato (Caritas, Cl, Azione cattolica,S. Egidio, ma anche sindacato). Pur nella fragilità culturale dell’area cattolica vi sono invece ancora persone conosciute che si affermano solo se il sistema elettorale prevede le preferenze quale alternativa alle liste bloccate scelte dai segretari di partito. Se ne parla meno ma se uno scollamento c’è, esso è anche fra partiti e pezzi della società civile.
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