Bella Europa dove sei

di Giacomo Properzj da lettera43.it

Un po’ dappertutto in Italia ma sopratutto a Milano si verifica un’intensa attività per la costituzione di gruppi, associazioni, movimenti favorevoli all’Europa e al mantenimento dell’Italia nella Comunità. Nascono, questi gruppi, nei salotti, negli studi professionali, anche all’università: dichiarano di non avere interessi elettorali e spesso si dichiarano anche apolitici con palese contraddizione rispetto alla loro funzione. Questa si realizza attraverso un documento o un manifesto in cui variamente si elencano i vantaggi dell’europeismo per l’Italia ma anche per tutta l’Europa.

Il più importante tra questi documenti sembrerebbe quello che fa capo all’ex ministro Calenda il quale ha prodotto un manifesto molto condivisibile e sta raccogliendo firme in tutta Italia nell’ambito, si direbbe, del PD tendenti a formare un grosso listone con dentro pressoché tutti gli europeisti italiani da contrapporre nelle elezioni ai cosiddetti sovranisti anti europei di cui Salvini, quanto meno in Italia, sembra essere il capo e il punto di riferimento assoluto.

Si è già detto, proprio qua, che questa formazione per quanto elefantiaca non riuscirà a recuperare tutti i voti che potrebbero esserci e lascerà molti elettori perplessi a casa ma Calenda, con un minimo di benevola tracotanza, ha sostenuto che tanto gli altri partiti non riuscirebbero a passare il quorum del 4% e saranno quindi costretti a inserirsi nel listone.

Tra queste formazioni la più importante è +Europa la quale esce da un congresso che in seguito invece di continuare a parlare di politica ha voluto scendere a piccole risse di cortile che hanno disturbato gli iscritti che bene o male avevano assistito a un congresso molto interessante ma sopratutto hanno ravvivato gli avversari all’esterno che sono molti e ispirati a gelosie di ogni tipo.

Il nuovo Segretario di +Europa, Benedetto Della Vedova, è calato in un silenzio profondo cercando di trattenere tra le braccia il Cappato (nomen omen) che si dibatteva per raggiungere come poi ha fatto, forse giustamente, la sua base di radicali intransigenti molto vivaci fisicamente. Ora tutti si sono fermati come in uno scatto fotografico e il profumo delle idee liberali, democratiche, popperiane ecc che caratterizzavano questa formazione dandole un senso e una caratteristica speciale ha arrestato la sua espansione. Espansione necessaria perché il gran fermento pro Europa che si sviluppa nelle nostre città ha bisogno di un supporto culturale e di una idea politica, non può essere semplicemente un sentimento quasi nostalgico legato ai tempi dell’erasmus e della prima gioventù: occorre combattere con forza perché i sovranisti o peronisti, che dir si voglia, hanno l’egemonia dei bar sport dove risuonano ancora antiche note patriottiche che ci hanno portato disastri grandiosi ma che nessuno sembra più ricordare.

La posta è assai più alta di quanto nessuno di noi immagini.

Effettivamente la sensibilità che vibra in questi giorni tra gli europeisti ha un senso ma dev’essere indirizzata politicamente per avere poi un risultato.

Questa volta non siamo pochi ma bisogna stare attenti a non lasciarli a casa e io sono e resto ancora per l’idea di marciare divisi e colpire uniti anche rischiando. Se non sarà possibile sarò certo un soldatino obbediente che andrà alle urne come ha sempre fatto ma spesso tornandoci infuriato.

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E la barca non va

Lettera43.it

I giornali, credibili sempre solo con prudenza, dicono che i rapporti tra Lega e 5S si vanno deteriorando. Sarebbe difficile pensare diversamente visto che il tanto vantato programma di governo è, per così dire, cornuto: un corno, quello dei 5S, va verso una politica assistenziale e di “felice declino” l’altro, quello della Lega, è invece tutto teso a stimolare la produttività e l’abbassamento delle tasse. La maggiore capacità politica di Salvini e le perdite elettorali dei grillini, non solo nei sondaggi ma anche nelle regioni dove si è votato, naturalmente accentuano la divaricazione tra le due componenti e sembra chiaro che Salvini al più presto possa pensare a nuove elezioni per scrollarsi dalle spalle Gigino di Maio e i suoi amici che si rivelano sempre più pasticcioni e caricaturali, dopodiché assumere egli stesso lo scettro di Presidente del Consiglio e andare avanti così fino alla distruzione finale.

La cosa non è così semplice perché per raggiungere una maggioranza assoluta al Parlamento egli ha ancora bisogno del postcavaliere Berlusconi il quale, circondato ormai da poche signore che l’hanno ridotto in alcune zone del Paese all’1%, sembrerebbe cercare di svolgere ancora un certo ruolo politico. I più allucinati da questa visione pensano ancora ad un accordo Salvini Presidente del Consiglio – Berlusconi Presidente della Repubblica: oggi questi ragionamenti non sono più possibili perché Salvini si atteggia a leader dei populisti europei e naturalmente taglia fuori quei politici moderati come Tajani che credono nell’Europa unita e federale. Berlusconi si troverebbe nudo tra le sue braccia agitato come un bambolotto porte bonheur.

Ho rappresentato questo scenario senza crederci molto perché la speranza che è in me, sopratutto stando a Milano, è che si riesca a organizzare un fronte europeista, ho già detto articolato perché non vorrei trovarmi a fianco dei centri sociali e della Signora Boldrini, anche se tutti sono utili per impedire lo scassamento dell’Europa e lo scivolamento verso soluzioni non democratiche.

Il bambolotto Berlusconi è il classico che viene buttato via insieme all’acqua sporca dopo il bagno. Ecco qualcosa da evitare, nel senso che ci sono masse di elettori moderati i quali credono ancora nell’Europa, non vogliono uscirne, sono ormai affezionati all’Euro e temono l’isolamento nelle mani di una classe politica peronista. Tutti costoro devono essere elettoralmente riassorbiti nelle file europeiste perché dev’essere spiegato chiaramente che questa battaglia per l’unità europea è forse l’ultima che si può fare senza le manette ai polsi.

Mi è venuto così preso dalla tristezza di una mattinata ottobrina ma anche dal fatto che alla marea giallo verde per ora non si contrappone ancora una opposizione degna di questo nome eppure questi signori sono grossi ma fragili. Pensano già loro stessi di eliminare loro ministri che si sono rivelati incapaci, il vecchio Grillo non fa ridere più nessuno e d’altronde stando al governo non riesce a fare satira, Casaleggio prende i soldi ma anche lo stuolo dei deputati pentastellati adesso prendono intero il loro stipendio per paura di uno scioglimento delle Camere. Si sono già formate delle correnti che non si capisce bene se siano di destra o di sinistra: in realtà sono gente che si mette al vento perché se Salvini dovesse rompere senza elezioni possono rappresentare un supporto al governo salviniano. Il Presidente della Camera ha sostituito la Boldrini che voleva tutto al femminile, lui, dato il suo nome, deve stare molto attento a stare invece sul meschine e tra l’altro vedo che ogni tanto fa dichiarazioni che sono un misto di Mattarella/Bergoglio ma viene considerato dal PD un’ipotesi di lavoro. Insomma prima delle elezioni europee, come ho già detto ne vedremo delle belle, dopo delle bellissime ma sarebbe molto meglio avere meno anni e andarsene lontano da questo sconclusionato e amato Paese.

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Ribellatevi, cazzo. (*)

lettera43.it

Quelli della mia generazione che hanno fatto l’università ricordano bene l’Unione Goliardica, la famosa UG. Era l’associazione degli studenti universitari, molto prima del ’68, che, se vogliamo essere sinceri, ne rappresentava l’élite. A Milano il massimo era la Bocconi dove questi giovanotti ti sapevano citare con disinvoltura John Elster e Claudio Napoleoni passando rapidamente a Paul Krugman e Friedrich von Hayek.

Questa élite dell’élite un po’ acciaccata, si capisce, e con larghi varchi nelle sue file è stata tutta raccolta dall’amico Franco Continolo per la celebrazione pucciniana della scomparsa della consorte giusto un anno fa.

Pensavo, salutandoli, l’enorme differenza tra costoro e quelli che sono rimasti oggi a governarci, praticamente due mondi diversi tra di loro assolutamente incomunicabili come se fossero trascorsi secoli, molti secoli.

Il concerto, per chi lo sentiva a quel modo, fu particolarmente commovente, e rappresentava la nuova edizione musicale di Altea Pivetta ma sono solo un appassionato e non ho la pretesa di fare, anche da lontano, concorrenza all’amico Viola. Dico unicamente del ricordo, delle speranze giovanili e del degrado infinito in cui si è venuti a precipitare: Gigino e Matteo II non sono nati da una costola di questi vecchietti ma dai loro errori e dalle loro estraneità.

Per impenitente e indomabile follia questa settimana mi sono iscritto a +Europa perché sono stato attratto dall’anagrafe della loro classe dirigente, il tesoriere, 22 anni e il segretario, un po’ più maturo, 24 anni (del Presidente, la cara Simona, non si dice perché tutti lo sanno) e, come si sa, la speranza è l’ultima dea.

Dall’inizio del concerto, di cui parlavo, i miei freni inibitori sono saltati e a cominciare da “o mio babbino caro” ho pianto come una mucca sovralimentata con ormoni: “dunque è finita?” o “ci rivedremo alla stagion dei fiori?” affidati a questo pugno di di ragazz(ini)? Avranno letto Montesquieu, Schumpeter e le sue originali sciocchezze? Sapranno del “processo di distruzione creatrice”? Forse no ma questi millienials è quello che ci resta, non abbiamo nulla da insegnare loro ne da indicare politicamente. Un solo slogan prima che sia troppo tardi: “Ribellatevi, cazzo”.

*Cazzo: termine colloquiale largamente usato dalle nuove (e vecchie) generazioni. In questo caso sottolinea una condizione di impazienza bonaria.

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Non si è mai né tanto felice né tanto disgraziato quanto s'immagina. La Rochefoucauld

lettera43.it

Questi benedetti mercati non vogliono capire il grande impulso allo sviluppo che sta nel DEF e nelle altre proposte contabili che il Governo va facendo al Paese anzitutto a Bruxelles e alla Comunità Europea.

Eppure tutto è così chiaro soprattutto come appare nelle conferenze stampa che rilascia il Ministro alle Politiche Europee. Tutto molto chiaro anche perché non si danno risposte e quindi non sappiamo esattamente quanto crescerà il nostro Pil, ma il Ministro dice moltissimo, nei prossimi anni perché, se per caso il Pil non crescesse, il peso dei debiti sarebbe così forte sulle fragili spalle delle nostre istituzioni finanziarie da metterci tutti in ginocchio come quei facchini delle corvè schiacciati dal peso dei sacchi che devono portare.

D’altronde lo Spread nei confronti dei titoli di stato tedeschi è un segnale puramente finanziario, dice con sicurezza il Presidente del Consiglio, fatto salvo che non raggiunta la quota 400 quando tutte le banche dovranno ricapitalizzarsi e se non riusciranno a farlo il nostro debito pubblico inclinerà pericolosamente verso quote di carta straccia che non potranno più essere comprate per lo meno dai grandi fondi non speculativi.

Tutte cose a cui i ministri oppongono volti decisi e pronti a qualunque evenienza, anche quella, come dice l’economista Borghi della Lega, di istituire la doppia moneta, l’Euro e la Lira, operazione già sperimentata in Argentina paese ricco e poco abitato: risultati disastrosi che sono lì da vedere.

Il Ministro ai rapporti con l’Europa non è preoccupato e ha già fatto un documento di dodici pagine che ha mandato a Bruxelles e che i Signori di Bruxelles facciano il piacere di leggere e di attenersi. Il Ministro è un tecnico e quindi sa le cose, non dobbiamo preoccuparci di nulla, al massimo come dice la sottosegretaria al tesoro Castelli prepariamoci a un declino felice.

Quanto a me la felicità nella vita mi ha sfiorato solamente in rari casi e temo che non sarà in quest’ultimo tratto che si impadronirà di me fatto salvo un giocoso delirio senile che potrebbe risolvere molte situazioni. Non mi resta che guardare questa piccola folla di nuovi politici, molto somiglianti ai precedenti, agitarsi, minacciare e sostanzialmente preparare nuove tasse come la patrimoniale. Già, la patrimoniale, perché non averci pensato prima: son tutti, a disposizione dello Stato, i miseri risparmi degli italiani salvo quelli degli italiani ricchi che se ne sono già andati. Ma le case, le casette, i pochi titoli, le automobili e quant’altro sono a disposizione: si sana, per lo meno parzialmente, il debito e si aumenta il Pil. Si hanno i soldi per il reddito di cittadinanza, l’unica difficoltà è poi diminuire le tasse.

E con questa serenità il Presidente Conte volerà sorridente e felice verso Bruxelles per spiegare tutto, farsi amici gli interlocutori, offrire magari un bel bicchiere di dolcetto a chi è interessato, rilasciare dichiarazioni estremamente ottimistiche a cui nessuno darà retta.

E’ incominciato, per la gioia della Signora Castelli, il declino felice.

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Tria è forse il La Malfa di domani?

lettera43.it

Questa mattina in un lungo articolo di fondo del Corriere della Sera Paolo Mieli ha rievocato la storia del deficit finanziario del nostro Paese fino ad oggi e dei tentativi, da parte di tutti i governi, di rallentarne la crescita se non addirittura di bloccarlo. Questa palla di cannone attaccata alle nostre caviglie ci costringe a una politica molto attenta dal punto di vista finanziario soprattutto in relazione ai rapporti con i mercati internazionali e la fiducia che questi possono avere per noi: se manca la fiducia degli investirori stranieri i tassi del nostro debito pubblico salgono e ci tolgono la possibilità di investimenti, senza investimenti il sistema economico non si sviluppa e, soprattutto nelle zone più depresse del Paese, si allarga l’area della povertà talvolta assoluta.

Gigino di Maio dal balcone di Palazzo Chigi felice e sorridente, circondato dai suoi fedelissimi, ha fatto ai militanti grillini convenuti con le bandiere il segno della vittoria perchè era riuscito, insieme a Salvini, a imporre uno sfondamento del debito/Pil del 2,4% cioè circa 27 miliardi in più. Di questi 27, 4 sono già spariti nel gorgo degli interessi dei primi trimestri, altri ne spariranno ancora nell’ultimo trimestre e poi, non ne parliamo, nel 2019. Quanto rimane sarà utilizzato per impedire l’aumento dell’Iva anche se si delineano ulteriori pasticci di Iva variata secondo i generi, il resto del denaro, preso a debito si ricordi, sarà utilizzato per interventi di spesa corrente previsti nel programma dei due partiti di governo: flat tax e reddito di cittadinanza. Non basteranno neppure per iniziare.

Resisteva, imperfetto passato, il ministro Tria che Mieli paragona nel suo ruolo a Ugo La Malfa ma, dico io, con una piccola differenza per quello che l’ho conosciuto, La Malfa si sarebbe dimesso immediatamente anche perchè mancano nel Def investimenti pubblici, i soli capaci di risuscitare, soprattutto nelle zone povere, lavoro e posti di lavoro.

Da quello che si apprende questa mattina alle prime ore i mercati hanno reagito malamente alla vittoria di Gigino e le banche e le compagnie di assicurazioni che sono zeppe di titoli pubblici soffrono particolarmente. È difficile spiegare a Gigino e ai suoi il ruolo delle banche e del sistema finanziario nell’economia di un Paese moderno, essi pensano, come nella Bibbia, che prestare denaro sia un peccato e che un’economia dove la finanza ha l’enorme spazio che oggi ha sia viziata da un sistema oppressivo, gestito da pochi, e che sfrutta i molti. In realtà nel mondo moderno i risparmi che garantiscono le pensioni e il benessere dei cittadini meno abbienti stanno nei mercati in quantità molto maggiore dei capitali speculativi: gli interessi dei semplici cittadini sono legati sempre di più a una circolazione globale del denaro nei mercati possibilmente senza alterazioni dovute alla cattiva amministrazione di aziende private ma anche di stati.

Vedremo come andrà a finire tutto questo ma il vecchio La Malfa avrebbe già, su questa manovra, lanciato i suoi strali più feroci, il ministro Tria sembra essere stato trattenuto dall’intervento del Presidente della Repubblica. È possibile ma in genere si riesce a trattenere chi non vuole andarsene.

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Elezioni che passione

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Le presentazioni delle liste per le elezioni politiche si sono finalmente concluse in un clima di calcio mercato che ha raggiunto vertici di umorismo involontario. Forse il massimo è stato raggiungo nella presentazione dei candidati dei Cinquestelle dove il “capo politico” Di Maio, felice come una Pasqua, presentava tra i suoi candidati l’ammiraglio Rinaldo Veri figura che avrebbe dovuto dare credibilità alle liste grilline. Ahimè la credibilità è durata solo 40 minuti perché prima della fine della cerimonia si è appreso che l’ammiraglio Veri era anche nello stesso tempo consigliere comunale per il PD a Ortona.

Episodi di questo genere si sono ripetuti un po ovunque nelle varie liste ma, sopratutto, si è assistito al fatto che la compilazione delle liste in tutti i partiti è stata fatta alla stessa maniera: piccoli gruppi di notabili capitanati dal segretario che sceglievano ed escludevano secondo i loro gusti e preferenze. Come del resto avveniva un tempo e come sempre avverrà perché gli elettori votano, come è giusto, quello che gli si propone. I partiti, previsti dalla Costituzione, hanno un’organizzazione che dovrebbe avere la capacità di valutare e di scegliere se, come accade ai giorni nostri in Italia, i partiti sono strutture al loro interno non democratiche e, sopratutto, volutamente non organizzate, seguono le indicazioni di pochi capi popolo che si collocano alla loro testa e mettono in campo una folla imprecisata e ambiziosa di cittadini che ritengono di essere popolo.

In tempi non lontani i partiti avevano appunto il compito di selezionare la classe dirigente a partire da un’ideologia politica che rappresentava la prima connessione civile con la società. Sono stati demonizzati, si sono trasformati in organizzazioni più o meno personali, le lotte al loro interno hanno assunto carattere individuale e non c’è da stupirsi se gli eletti seguano poi i loro personali interessi piuttosto che una precisa idea politica: cambiano partito anche più di una volta nel corso della legislatura ma ne hanno il diritto perché non c’è un riferimento culturale e ideologico con il quale poterli confrontare. I grillini, che appunto non hanno alcuna ideologia, per evitare questi cambiamenti di casacca, numerosi nel loro campo, hanno escogitato di far pagare una multa molto significativa ai “traditori”. E’ contro la Costituzione e concretamente non potrà mai essere applicata.

Tutto questo per dire che andiamo incontro a delle elezioni dove voteremo con serenità e coraggio senza sapere dove esattamente andrà a finire il nostro voto ma, per le persone anziane come me, vale la pazienza.

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Italia sfigata

Nell’autunno che si fa sempre più freddo l’Italia, a leggere i giornali e guardare la televisione, sembrerebbe attraversare un periodo particolarmente sfortunato: dapprima viene eliminata dai Mondiali di calcio poi gli si nega, dopo un’estrazione a sorte, la sede a Milano dell’Agenzia Europea per i Medicinali. Sono perdite gravi anche sotto il profilo economico che però vengono giustificate da contingenze negative molto particolari: alcuni fatidici errori nelle partite di calcio e un’estrazione a sorte per quanto riguarda l’EMA.

Naturalmente tutto ciò non è vero. La nostra squadra di calcio, formata da mediocri calciatori rispetto al livello internazionale, ha giocato male e ha meritato di perdere contro la pur modesta Svezia. La FGC si rivela un ente in mano a personaggi di puro folclore interessati soprattutto al notevole giro di danaro.

La candidatura di Milano non è stata preparata dal punto di vista diplomatico generale se è vero, com’è vero, che per esempio la Spagna non ha votato per la capitale lombarda. Cioè a dire il peso diplomatico del nostro Paese non è stato assolutamente avvertito anche per l’assenza totale del Ministro degli Esteri sostituito da un sottosegretario poco autorevole e per l’assenza della Signora Mogherini nell’ambito della diplomazia europea dove avrebbe dovuto essere il punto di riferimento centrale.

La stampa milanese si è consolata sottolineando l’unità d’azione degli enti locali, regione e comune, politicamente diversi ma uniti nell’obbiettivo di recuperare da Londra un ente importante che avrebbe potuto, si calcola, portare a Milano un indotto di 1,5 miliardi all’anno più quasi 900 dipendenti che sarebbero stati collocati nel grattacielo Pirelli abbandonato per l’occasione dalla Regione. In altra epoca, non lontana, e senza voler assolutamente elogiare nessuno, la Sindaca Moratti per l’assegnazione dell’Expo aveva fatto il giro del mondo ed era riuscita ad ottenere il risultato ma aveva lavorato più di un anno.

Risulta che l’industria farmaceutica lombarda, con a capo la Signora Bracco, molto interessata all’operazione, però non sia stata così generosa nell’organizzare promozioni soprattutto in direzione dei dipendenti dell’Ente che hanno giocato un ruolo fondamentale: infatti Amsterdam è a meno di un’ora di aereo da Londra e gran parte dei dipendenti non si sposteranno dalla capitale inglese dove lavorano le loro mogli e dove ormai hanno consolidato la loro esistenza con la scuola per i ragazzi e le amicizie senza contare che l’amministrazione britannica ha fatto di tutto per favorire il mantenimento dei 900 dipendenti dell’EMA pare anche con l’offerta di abbonamenti alla British Airways a prezzo scontato. Quanto alla Spagna la situazione in cui si trova con il problema della Catalogna avrebbe dovuto facilitare molto le nostre capacità di pressione in sede diplomatica superando il provocatorio l’argomento catalano che sottolineava la debolezza spagnola nei confronti di un altro paese mediterraneo.

Insomma tutto l’argomento non è stato trattato con grande intelligenza politica tenuto conto che bastava avere un voto in più di quelli presi.

Quanto alla situazione calcistica la modestia dei personaggi coinvolti fa drizzare i capelli rispetto agli interessi economici e alla passione sportiva che sta dietro il gioco del calcio nel nostro Paese. Paese in questo del tutto sud americanizzato e dove da anni ormai giocano a calcio nelle grandi squadre praticamente solo giocatori stranieri e gli italiani sono pochi, e come si è visto, non più all’altezza delle loro tradizioni.

Tutto questo mentre di fronte ai 4 milioni di poveri, che si registrano in crescita in Italia, vengo sventolati stipendi e indennità milionarie del tutto incongrue con i risultati ottenuti. Ma non è sfiga è un’altra cosa.

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