Ci siamo sbagliati il super Mario è Mario Draghi, altro che Mario Monti

Il miglio politico italiano di inizio secolo è il direttore della BCE , non ha studiato alle Frattocchie , non è stato a piazza del Gesù o ad Arcore ne viene dal Nazareno, non viene dalla Casaleggio & C .Smonta anche il teorema della Thatcher, primo ministro inglese che disse :”gli italiani non hanno competenze economiche” .

Draghi: I think the euro has been a success. Has everyone participated to this success? We have to ask why not. I would like candid, close introspection that could inspire future action on completing the monetary union.

JFK:Ask not what your country can do for you; ask what you can do for your country

Dove sono i nostri governanti del passato che hanno perso una grande opportunità di passare alla storia come statisti .Non auspico la forca per nessuno , non auguro un governo gialloverde a nessuno (pur se lo subisco e lo annovero tra le controparti ) ma questa è la logica conseguenza di venti anni di errori sia di destra che di sinistra e nessuno che abbia almeno in pubblico detto : Signori scusateci ci siamo sbagliati.

Detto questo se l’euro è stato un successo , ci saranno ulteriori possibilità di rimettere in carreggiata l’ Italia , partendo dai più bisognosi.

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EURES Milano seleziona 150 medici di famiglia per il Regno Unito

Il servizio EURES (European Employment Services) di Afol Metropolitana ricerca 150 medici di famiglia per lavorare negli ospedali pubblici del Regno Unito. La ricerca è organizzata in collaborazione con il servizio nazionale sanitario inglese (NHS).

I requisiti per partecipare alla selezione sono la laurea in medicina ed esperienza come medico di famiglia per i laureati prima del 1994 e la laurea in medicina e specializzazione in medicina generale (3 anni) per il laureati dopo il 1994.

Altro requisito richiesto è la certificazione lingua Inglese IELTS livello 7.0 o OET livello B. Qualora il livello IELTS fosse inferiore a 7.0, c’è la possibilità di una preparazione gratuita per i candidati selezionati.

L’opportunità di questa selezione è un contratto triennale rinnovabile e una retribuzione iniziale di 3000 sterline nette mensili nella fase di osservazione, 3500 sterline nette mensili nella fase di supervisione e 68.000 – 72.000 sterline annue lorde, una volta superato l’esame Performers List per l’iscrizione all’albo dei medici di famiglia.

È offerta, inoltre, la preparazione per l’esame di iscrizione Performers List realizzata in collaborazione con il servizio nazionale sanitario inglese ed è previsto per i candidati assunti una serie di agevolazioni per le spese di sistemazione iniziali fino a 12.000 sterline.

 

Per candidarsi occorre inviare CV e lettera di motivazione in inglese a b.dalessio@afolmet.it

e in cc a eures@afolmet.it

  _______________________________________   AFOL Metropolitana Agenzia Metropolitana per la formazione, l’orientamento e il lavoro Ufficio Stampa Via Soderini, 24 – 20146 Milano Cell.: 335 1847637 Tel.: 02.7740.6538]]>

"Rapporto 2018 sul mercato immobiliare della Lombardia" di Scenari Immobiliari e Casa.it

Gode buona salute il mercato immobiliare in Lombardia, e lo stato dovrebbe essere positivo anche nel prossimo anno. Sulla nostra regione, soprattutto a Milano, continua ad appuntarsi l’attenzione degli investitori istituzionali , italiani e stranieri, sia pure meno consistente rispetto all’eccezionale 2017. Bene, ma solo fino a un certo punto: perché Milano ha una capacità territoriale limitata e corre il rischio di non riuscire soddisfare la domanda. E’ necessario quindi coinvolgere, con una politica di incentivi e di promozione, anche le province che gravitano sul capoluogo (circa 7 milioni e mezzo di abitanti su un totale di 10 milioni dell’intera regione) ma non godono della medesima attrattività.

“La Lombardia – hanno detto Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari e Luca Rossetto di Casa.it presentando il Rapporto 2018 – ha un numero di compravendite superiore a quello del Belgio e si avvicina a quello del Portogallo, confermandosi anche nel 2018 come un mercato a parte rispetto al resto del Paese, e rappresenta il primo mercato immobiliare d’Italia, concentrando il 22,8 % delle compravendite residenziali nazionali.” Rispetto al 2017 la crescita delle transazioni nella regione ha vissuto un’ulteriore accelerata, incrementandosi del 13,8% (quasi cinque punti in più sul comunque positivo risultato nazionale del comparto residenziale). Il numero di compravendite concluse in Lombardia dovrebbe attestarsi entro la fine dell’anno a 140 mila unità immobiliari, contro le 123 mila registrate nel 2017 in uno scenario nazionale di 610 mila transazioni (in crescita dell’8,9% rispetto all’anno precedente). Nel 2018 i prezzi medi di vendita sono tornati al 95,8 % del valore nominale registrato nel 2007, con una crescita dell’1,2% rispetto al 2017. In Italia, invece, in media le quotazioni hanno proseguito la discesa (pur mostrando un significativo rallentamento) perdendo lo 0,1% sull’anno precedente e fermandosi a quota 83,9% dei valori rilevati nel 2007. Il 2019 in Italia si dovrebbe caratterizzare per un arresto del calo dei prezzi medi delle abitazioni, che rimarranno invariati rispetto al 2018, mentre in Lombardia è prevista una lieve accelerazione della crescita delle quotazioni, con un incremento nell’ordine dell’1,5%. E nel 2020 si dovrebbe arrivare a una crescita dei prezzi del 4,2%, assistendo al contempo anche a un primo ricarico dei prezzi a livello nazionale, attorno all’1% rispetto al 2018, pur rimanendo ancora stabilmente al di sotto dei valori pre-crisi.

A Milano la rinnovata qualità urbana, unita al consolidamento dei fondamentali economici della città, ha reso il capoluogo lombardo una delle mete più ambite come destinazione di studenti lavoratori, turisti, imprese e investimenti. A fine anno si prevedono 36 mila compravendite, per un incremento dell’8,4% sul 2017, con un fatturato di 10,6 miliardi di euro. Tutti i capoluoghi di provincia registrano un segno positivo. Nel panel di commento, moderato da Francesca Zirnstein di Scenari Immobiliari, interventi di Marco Daviddi – E&Y; Corrado de Francisco – Lendlease; Clemente Di Paola – Atlantica Real Estate; Marco Grumetti – Fiaip Lombardia; Luca Guffanti – Ance Lombardia; Guido A. Inzaghi – Belvedere, Inzaghi & Partners; William Maggio – Dovevivo; Antonio Mazza – Aareal Bank; Massimiliano Morrone – UnipolSai Investimenti Sgr; Roberto Nicosia – Colliers International.

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Nord – Centro -Sud un Puzzle che non trova composizione

Il ‘mood’ politico della ‘Prima Repubblica’, era il riuscire a non ‘morire democristiani’, ma è per necessità che non si riuscì; le due ‘repubblichine’ seguenti, si sono limitate a fare solo il ‘make up’ di quella precedente, così è stato per il partito di Berlusconi & Partners, così è stato per i PD di Prodi e suoi successori; entrambi gli schieramenti, a parte l’adozione dell’Euro, non si sono certo distinti per epocali riforme che generassero consenso, con però una differenziazione tattica rappresentata dalla diversa attenzione dedicata all’influenza elettorale proveniente dai singoli territori.

Lo zoccolo duro della vandea democristiana, era la conseguenza del presidio dei territori elettoralmente strategici ricorrendo a strategie differenti, ma convergenti per segno, a garanzia delle quali si ricorreva alla composizione di governi, facendo ricorso ai manuali dell’utilità della rappresentatività geografica, una parodia di unità nazionale a fini elettorali.

I ‘granai’ più consistenti e fidelizzati erano nell’ordine: Sicilia, le tre Venezie, Campania, e la pedemontana lombarda, i loro garanti sedevano costantemente nei governi per assicurare i dividendi elettorali : in forma assistenziale al Sud e con la pratica della ‘distrazione’ fiscale al Nord.

Le conseguenze di questa strategia hanno rinvigorito nel tempo un asimmetrico iato che l’ISTAT proietta nella recente fotografia sulla redditività e produttività geografica del Paese, una dimensione, una sedimentata che accentua, per il futuro, l’asimmetria di capacità contributiva tra le diverse comunità: del Nord Ovest, del Nord Est, del Sud e del Centro. Ciò non può indurre ad alcun tipo di ottimismo, anzi getta sulla prospettiva di una ricerca di un’omogeneità unitaria, l’ombra di ‘ad impossibilia nemo tenetur’.

Ma il 4 marzo la ‘rivoluzione’ c’è stata, con il suo portato enfatico per contrastare una ‘verità che non è la verità, con i nuovi, l’eredità delle prassi democristiane e post democristiane sarebbero cessate, si sarebbe imposta la nuova verità, quella di dover credere nei fatti, perché solo così si può smettere di non credere più a nulla: i ‘gillet jaune’ non servono, perché sta arrivando la verità dei fatti.

Un così colossale, e inusuale dissenso elettorale nei confronti, di quanti avevano governato in precedenza, era stato teatralmente preannunciato, dalla promessa d’interrompere le pratiche di tutti i passati, che le loro peculiari caratteristiche, si contemplavano i trasferimenti indiscriminati di risorse al Sud, il disinteresse all’esazione fiscale al nord, la bulimica produzione di norme regolatorie, endogene ed esogene, che pur producendo effetti diversi giustificavano il venir meno di qualsiasi senso di responsabilità civica e sociale.

La ‘globalizzazione’, l’Unione Europea, con i suoi vincoli e le sue opportunità, la moneta unica, che hanno condizionato e che continuano a condizionare il nostro sistema, sono additati come capri espiatori, e ciò che avevano predetto senza circonlocuzioni Guido Carli e Savona, al momento della sottoscrizione delle regole monetarie europee, ovvero che il tutto non sarebbe più stato più come prima non è servito come monito.

Nei confronti della rivoluzione elettorale, né chi incoraggiava perché pregiudizialmente a favore, né quanti erano pregiudizialmente scettici, neutrali o contrari, ha mai manifestato l’esigenza di porre ai due improvvisati vincitori, di fronte alla proditoria negazione di tutte le verità precedenti, la domanda che Ponzio Pilato pose a Gesù, ’quid est veritas’, per accontentarsi di una presunta nuova verità desunta dai fatti, che conseguentemente sarebbero arrivati con la realizzazione del contratto.

La tribolata finanziaria che ci direbbe confusamente dove andare, al di là di una consumata teatralità, con nomi nuovi reintroduce le vecchie prassi, imitare i paguri, intestandosi le cose realizzate da altri, ma che non si possono dire, evidenzia come le prassi democristiane sono ritornate di attualità. Usare come volano la spesa corrente, attingendo le risorse col ricorso al debito pubblico, è un ‘deja vue’ , ipotizzabile da un’attenta lettura del contratto.

Per dissimularne i parallelismi, il ‘Capitano’ Salvini e il ‘Dux protempore’ Di Maio, sono costretti a fare ricorso alla prosopopea comunicativa, proiettando suggestioni irreali a beneficio di fedi pregiudiziali, irrorando il processo comunicativo con le ‘diavolerie’ ad uso social, al fine di illudere la pace sociale duratura. Si tratta solo della replica della politica dei dividendi elettorali della bistrattata epopea democristiana; oggi come allora la via più rapida, per prevenire, nel breve i rischi di negativi ritorni elettorali, è il ricorrere al volano della spesa pubblica corrente, da iniettare a pioggia, così come, quel perennemente temporaneo, soprassedere alla pretesa del rispetto delle regole e delle responsabilità fiscali , col paludamento della pace fiscale. Il Reddito di cittadinanza ha le sembianze di un ’argent de poche’ ad incentivo dei consumi, le agenzie per l’impiego al Sud, si prospettano con un orizzonte simile alla radice quadrata dell’antica Cassa per il Mezzogiorno: creazione di stipendi senza i posti di lavoro che non si possono inventare, come testimoniano i dati Istat. Per poterlo fare occorrerebbe uno Stato che abbia nella sua mission e vocazione: il perseguimento di produttività, il confronto tra costi e benefici, lo stimolo per la scommessa imprenditoriale nonché il coraggio di mettere sotto controllo e a confronto la spesa pubblica, ma di tutto ciò non c’è traccia.

Lo sconto fiscale ai lavoratori autonomi genera figli e figliastri nel mondo del lavoro, dove i figliastri sono i sottomessi al cuneo fiscale; mentre l’indiscriminata proposta di quota 100, scarica sulle future generazioni i favoritismi di oggi, senza alcuna responsabilità etica e solidale motivazione, che non sia quella della convenienza economica individuale da intercettare.

Se il Sud attende con impazienza la ‘pioggia del reddito’ , il Nord, dove chi produce e opera nelle aree metropolitane, che ha recuperato il gap precrisi, che ha anche impiegato la tolleranza per il ‘fai da tè ’ fiscale, per creare un sistema economico e produttivo moderno, anche se in molti casi strutturalmente gracile, costituendo così una comunità in grado di dare il giusto valore alle cose, a cominciare quello distintivo offerto dalla internazionalizzazione dell’economia e dei commerci e che pretenderebbe attenzione e scelte conseguenti, affinché quel trend positivo certificato dall’Istat abbia una continuità, a beneficio sia dei propri territori e sia dell’intero Paese è in fermento.

E’ un Nord che a differenza del passato, manifesta senza reticenze la propria avversione nei confronti dell’ impostazione della manovra finanziaria del governo, della visione che la ispira, i suoi territori non più disposti a fungere da ‘Pantalone’, per sostenere scelte mirate solo al perseguimento dei dividendi elettorali, e che ha chiaro ciò di cui ha bisogno per consolidarsi e per proseguire, ma sa anche cosa servirebbe al Sud per avviarsi ad una stagione di riscatto. Un Sud, che è innanzitutto: privo di classe dirigente, povero di competenze e di valori che esulino dall’attesa della pretesa assistenzialista, per un diverso impegno finalizzato all’indispensabile esigenza di dover cambiare rotta.

Il contratto sottoscritto tra Salvini e Di Maio, e gli atti conseguenti, riconducono il Paese alla prassi delle stagioni assistenzialiste, gli slogan e le modalità sono diversi solo in apparenza mentre la bramosia dell’occupazione del potere che li anima è analoga a quella che è stata sin qui rinfacciata ai predecessori , con surrogazioni ricorrendo ad interpreti, all’apparenza , poco adeguati.

Tutto ciò stimola, ancor più la diffidenza, diventa crescente la preoccupazione nel Paese: del Nord e delle categorie produttive, preoccupati per la sottocultura se non proprio l’avversione ideologica nei confronti di mercato, produttività e competizione, soprattutto se ispirati dal timore che possano erodere il ruolo caritatevole e assistenziale dello Stato elettorale.

Ciò di cui si sente la mancanza è del ‘piedistallo’ e degli indispensabili interpreti, per contrapporre scenari e soluzioni, che impediscano, non solo l’isolamento ma il declino del Paese, esposto a poter essere travolto da complessità che non è in grado di gestire.

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Un nuovo palazzone e la Ponzio sarà salvata

Seguendo le vicende del centro balneare Guido Romano di Città Studi – la piscina Ponzio – ci si imbatte in un paradosso che si presta a maliziose interpretazioni. Il Comune di Milano, candidato a ospitare le Olimpiadi invernali insieme a Cortina D’Ampezzo, non dispone di quattrocentomila euro per sistemare la vasca della sua seconda piscina più grande (la prima è il Lido di piazzale Lotto). Per ovviare a questa mancanza di fondi, un operatore privato – tale Armoniae S.r.l. – investirà 417 mila euro per ricoprire di PVC il fondo della vasca e ristrutturare bordi, camminamenti e solarium.Si tratta degli oneri di urbanizzazione di un nuovo edificio residenziale da nove piani in fase di autorizzazione alla costruzione in piazza Occhialini e via Botticelli, al posto dell’ex Istituto di Arti grafiche Rizzoli. Altri 400 mila Euro di questi oneri saranno assegnati in un secondo tempo alla sistemazione dei giardinetti di via Zanoia, sempre appartenenti al centro balneare. Il progetto e i preventivi sono già allo studio degli uffici tecnici comunali. Difficile opporsi, se in alternativa si chiude la piscina.Il Comitato, nato nel 2011 a difesa del centro balneare e dei giardini, portò invano la sua petizione fino alle stanze della Regione. Chiedeva e continua a chiedere alle istituzioni la cancellazione della delibera comunale e successive modificazioni e lo stanziamento di un milione di euro per la ristrutturazione. Nel luglio 2011 la neo Giunta del sindaco Pisapia concesse tutto il complesso di piscina, edifici e giardini in uso gratuito al Politecnico, forse (ma non è scritto da nessuna parte) nell’illusione che la piscina ne sarebbe uscita ristrutturata. Inutile dire che da allora l’ateneo non fece nulla, se non occupare i locali e progettare nuove costruzioni sulle aree vincolate o attaccate a esse. Si scopre adesso che bastavano 417 mila euro per sistemare la vasca. Soldi che il Comune avrebbe incassato se solo avesse riscosso gli affitti della Libreria Cortina prima e dell’edificio 11B (il laboratorio di modellistica del Politecnico) ora. Sarà quindi il Politecnico il primo a rallegrarsi per un’operazione con cui si permette di costruire un palazzone in un quartiere di villette ed edifici storici elargendo qualche spicciolo per i beni pubblici. Nonostante uno sfavillante Piano Quartieri, impegnativi progetti come i nuovi Navigli, le nuove linee metropolitane e appunto le Olimpiadi, la città dell’Expo e del Bosco verticale non ha i soldi per sistemare la piscina Ponzio. Difficile da credere.

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Il “cucchiaio” di Icardi nasconde la mancanza di gioco dell’Inter di Spalletti

L’inter contro l’Udinese (quartultima con 13 punti) conquista i tre punti grazie a un rigore – concesso dal Var – trasformato con maestria da Mauro Icardi, che per l’occasione sceglie il “cucchiaio”. Per i nerazzurri di tratta della sesta vittoria di fila in casa in campionato. Dopo l’eliminazione in Champions League, una vittoria era determinante per il morale e la classifica. L’Inter non ha brillato. Anzi. Il mister Luciano Spalletti in tutti questi mesi non è riuscito a dare un gioco alla squadra, che sembra avere l’obiettivo del possesso palla. Tutto ciò è inutile poiché la manovra è prevedibile e lenta. I passaggi si susseguono in orizzontale, fino a perdere palla, mentre la difesa avversaria ha tutto il tempo per piazzarsi. Manca lo sprazzo in verticale, la giocata a sorpresa. Il Milan gioca domani sera in trasferta il posticipo contro il Bologna, terzultimo. Gattuso è costretto a vincere se vuole mantenere il passo di chi sta sopra (Juve, Napoli e Inter).

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Il nuovo anno che verrà

Il 5 marzo di quest’ ” anno orribile” della sinistra scrivevo questo sulla Vocemetropolitana: “Nella società liquida ha vinto il partito della disintermediazione. Senza una sezione in ogni quartiere, senza cartelli elettorali ,il M5Stelle è riuscito a non essere un fenomeno passeggero o una piccola parentesi della storia, ma a consolidarsi. Quando apriranno le sedi , saranno anche fisicamente visibili e avranno un apparato periferico snello, forse avremo il nuovo partito di massa con tanto di correnti, interessi particolari e generali come la vecchia DC , con rigido centralismo poco democratico come il PCI. Nelle sedi, per essere il linea con l’aspetto tecnologico del movimento, invece del segretario di sezione, ci sarà un totem con un algoritmo in grado di preparare un buon programma per il consiglio di zona.”

Sembra che in questi mesi invece di cercare di comprendere perché l’elettorato ha scelto questa opzione, ci sia stata una rincorsa non solo a non capire perchè le periferie della società si sentono escluse, siano esse il quartiere dormitorio della grande città o la valle non raggiunta dal turismo e dove internet non “prende”, ma a rimproverare e a disprezzare chi ha deciso di votare i partiti che governano.

Si è riusciti a rompere il rapporto con un pezzo di società che prima si riconosceva nell’ area rappresentata dal PD, non sarà facile riprendere un dialogo. In questi ultimi mesi tutti parlano di periferie immaginandole in maniera vaga, come se fossero solo i quartieri lontani dal centro, invece le periferie sono anche quei territori che a macchia di leopardo, per una serie di casualità, anche solo la posizione orografica, non sono idonee allo sviluppo commerciale o turistico. Esistono poi le periferie sociali spesso composte da giovani che vivono “l’irrilevanza” come condizione esistenziale. E’ quello descritto nel 52° rapporto del CENSIS sulla situazione sociale del Paese che evidenzia come:

“La crisi che blocca l’Italia è economica, ma anche sociale, e si pone l’obiettivo di stimolare l’avvio di una riflessione comune, portando in evidenza i costi che il Paese pagherà nel caso la società restasse intrappolata nella propria paura, nella nostalgia del passato, nel rancore. Una riflessione che dovrà dare visibilità e forza a idee ed esperienze concrete”. Per il congresso del PD, a prescindere della mozione che vincerà, sarebbe interessante farne una sintesi da mandare in ogni circolo, evitando possibilmente commenti moralistici, e sulla base di “un’analisi concreta della situazione concreta”, per cominciare a capire la società italiana, per iniziare un lungo cammino di riconquista delle posizioni perdute.

Nel prossimo congresso PD, mi auguro che si ridiscuta l’idea di Europa in modo diverso, in questi anni si è parlato molto di Europa in termini quasi fideistici, mentre l’Unione si presenta ai cittadini sempre più in difficoltà a causa dei negoziati per la Brexit, sempre più tesi, le divisioni est-ovest, nord-sud, il governo comunitario spesso incomprensibile, la gestione dei profughi, i conflitti alle porte e non ultimo il terrorismo. I cambiamenti climatici, che condizionano lo sviluppo economico e le migrazioni dovranno essere il nuovo paradigma di questo secolo. Anche Il modello Milano reggerà ancora, perchè più l’economia si globalizza più le funzioni strategiche si concentrano nelle città globalizzate, ma se Milano vorrà fare un salto in avanti, avrà bisogno non solo centri decisionali dell’economia ma anche della politica. CONSOB , IVASS o l’AGCM ,meglio noto come antitrust, tanto per fare un esempio dovrebbero avere la sede nella nostra città. Mentre per Autority europee ci sarà da aspettare, la vicenda EMA insegna. Sarà importante comprendere che mai il consenso è scontato e esportabile, neanche nei comuni dell’area metropolitana.

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Al Ministro dei Beni culturali (Sic!)….si documenti

Il Ministro Bonisoli ha già avuto molte risposte alle sue dichiarazioni. Tutte condivisibili.Ma la faciloneria della sua battuta merita un po’ di ironia.“Riaprire i Navigli una totale sciocchezza”. Una vera sciocchezza la sua, mio caro Ministro, che da milanese sembra vivere su Marte. “Non ne vedo la ragione”. Beh, si informi, si impegni, si metta a studiare, si documenti, in fondo stiamo parlando di Beni culturali, o no? “Se fossi Sala farei un bel referendum”. Caro Ministro, il “bel” referendum a Milano si è già tenuto nel 2011, anno in cui più di 450.000 elettori pari al 94% dei votanti si sono espressi con un secco SI. Non conta niente? Non se lo ricorda? E lei dov’era? A queste brevi risposte c’è anche il rovescio della medaglia: la sua gaffe, fuori dalla pur giustificata ironia, può esserci di aiuto. Lo sanno bene tutti coloro che ci lavorano da anni: la riapertura dei Navigli è la più straordinaria iniziativa urbanistica, ambientale e persino simbolica per Milano e la Lombardia con importanti ricadute di immagine ed economiche nazionali e internazionali. Per questa ragione sarebbe ora quindi che la questione uscisse dal puro ambito locale e fosse discussa anche a livello nazionale. Che un Ministro ne parli non è un male. Anzi, potrebbe essere proprio lei a farsi promotore di una discussione più allargata. Ne parli con i suoi colleghi nel prossimo Consiglio dei Ministri. Vedremo. Ciò potrebbe favorire una presa di posizione concertata utile a facilitare la realizzazione di un’opera ormai data per sicura, non solo per molti milanesi, ma anche in molti consessi scientifici e culturali di livello internazionale. Il problema infatti oggi non è più il “se” realizzarla, ma il “come”. Il progetto della riapertura integrale dei Navigli a Milano, come elemento centrale della ricostruzione dell’intera rete dei 140 chilometri dei Navigli lombardi, potrebbe presto entrare nell’agenda dell’Unesco affinché questa rete sia riconosciuta come Patrimonio mondiale dell’Umanità, magari proprio in coincidenza con il 500esimo anniversario della morte di Leonardo. Ci auguriamo che il Governo non si metta contro. Infine, la sua “sciocchezza” potrebbe paradossalmente favorire l’impegno concreto del Governo nei confronti di Milano e della Lombardia, su un progetto che Milano e la Lombardia già condividono. Quale aiuto? Soprattutto procedurale e finanziario per rendere ancora più interessante, dal punto di vista delle sue ricadute economiche e della sua bancabilità, la realizzazione del progetto stesso. Basta così. Anche perché non vorrei indirettamente alimentare la telenovela delle contrapposizioni, spesso strumentali, tra 5stelle e Lega.

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