il pensiero di Biagio de Giovanni sul M5S

E veniamo al punto da cui sono partito.Istituzionalmente corretto il dialogo in corso.Politicamente ,vorrei aggiungere la mia voce a chi giudica un serio errore politico per il Pd una sua alleanza di governo con il Movimento 5 stelle ,una forza che gli è alternativa sinoal midollo.C’è lontananza stellare tra le due forze politiche su questioni cruciali che il confronto cui assistiamo tende a gettare irresponsabilmente alle ortiche .Per i 5 stelle : la dipendenza da un impresa privata;il disprezzo della rappresentanza politica manifestata in mille modi;l’intenzione di instaurare il vincolo di mandato;l’autoritarismo spietato nel governo del Movimento ; la demagogia su ogni tema toccato; l’indifferenza, da programma , sui conti pubblici; il passaggio da un idea a quella opposta in tempo quasi reale ; il giustizialismo , vero tragico tarlo italiano; il rigetto della prescrizione dei reati;l’idea di una società come anticamera di una colonia penale; l’indifferenza per l ‘Europa,quello e il contrario di quello……

  e chi ha il coraggio di fare un governo con questi signori…..se ne assuma la responsabilità politica    ]]>

Dialogo con i Cinquestelle? Solo se l’Europa è al centro.Il Pensiero di Giorgio Tonini

LibertàEguale.it È urgente che l’Italia affianchi Macron nella pressione negoziale sui tedeschi e i nordici, in vista della riforma dell’Eurozona. Se questo fosse il livello di ambizione messo in campo, varrebbe la pena di correre il rischio di dar vita ad un governo, perfino con i grillini *** C’è qualcosa che manca, in questa lunga e confusa fase post-elettorale: non si vede la più pallida traccia di reale confronto su cosa si pensa e si vuole fare per l’Italia. La principale responsabilità di questo vuoto di idee e di proposte è del Movimento Cinquestelle, che sembra avere un solo obiettivo, politico e programmatico: portare Luigi Di Maio a Palazzo Chigi. Per i grillini quella sembra essere l’unica “variabile indipendente”, su tutto il resto si può trattare. Si può perfino teorizzare la possibilità di allearsi indifferentemente col partito più antieuropeo, sovranista, lepenista e putiniano, la Lega di Salvini, o invece col Partito democratico, che ha fatto delle discriminanti degasperiane, a cominciare dall’europeismo e dall’atlantismo, un motivo identitario. “Franza o Spagna, purché se magna”, si diceva un tempo: solo gli estremisti del moralismo possono essere capaci di tanto cinismo. Va da sé, che se da parte del M5s si vuole davvero rendere possibile un confronto col Pd, questa fase surreale va dichiarata chiusa e per sempre. Al suo posto, va aperta una fase nuova, che faccia i conti in modo serio con i problemi del paese, per come li ha squadernati il voto del 4 marzo scorso. Mettiamola così, per andare all’osso. L’Italia è il paese europeo col debito più alto e la crescita più bassa, a loro volta fattori di elevata disoccupazione e forti diseguaglianze. In questi anni, i governi guidati dal Pd hanno stabilizzato il debito, grazie ad un avanzo primario (l’1,9 per cento nel 2017) significativo e tuttavia compatibile con una ripresa della crescita e dell’occupazione. Il “sentiero stretto”, più volte evocato dal ministro Padoan, ha prodotto questi importanti risultati. Il Pd si è presentato agli elettori proponendo in sostanza una prosecuzione del cammino lungo questa strada, stretta e lenta, ma sicura. Sennonché, gli italiani hanno fragorosamente bocciato la nostra proposta e hanno premiato al Nord la Lega e al Sud i Cinquestelle. Al Nord, dove prevalgono i ceti che vivono del mercato, hanno chiesto meno tasse; al Sud, dove prevalgono quanti vivono di spesa pubblica, hanno chiesto più assistenza. Sia il Nord che il Sud hanno dunque chiesto, sia pure in modi diversi, l’azzeramento dell’avanzo primario e di conseguenza l’abbandono dell’obiettivo della riduzione del debito. Un effetto tragico, che moltiplicherebbe i suoi effetti nefasti nel caso si pensasse di sommare la riduzione delle tasse con l’aumento della spesa assistenziale. Lo stallo politico nella costruzione di una maggioranza in grado di sostenere un governo nasce dunque anche, se non soprattutto, da questo stallo programmatico. Lega e Cinquestelle hanno fatto il pieno di voti su due linee parallele, che vanno nella stessa direzione, ma non possono incontrarsi senza determinare una situazione ingestibile per il paese. Non solo: il M5s sembra cominciare a capire che non può esserci una risposta sovranista e antieuropea al disagio espresso dalla società italiana nel voto del 4 marzo. Perché sul piano strettamente nazionale il rebus italiano è semplicemente senza soluzione: l’unica via per rendere compatibile la riduzione del debito con una crescita almeno moderata è il “sentiero stretto” seguito dai governi del Pd. Ma quella via è stata bocciata dagli elettori. E dunque? E dunque non ci resta che l’Europa. L’unica via d’uscita dallo stallo è quella proposta da Macron: solo se si accende un potente motore europeo della crescita e dell’occupazione (la capacità di bilancio dell’Eurozona), sarà possibile per l’Italia (come per altri versi per la Francia) uscire dal debito in modo socialmente e politicamente sostenibile. Dunque è necessario e urgente che l’Italia torni in campo in Europa e affianchi Macron nella pressione negoziale sui tedeschi e i nordici, in vista della riforma dell’Eurozona. Se questo fosse il livello di ambizione messo in campo, e solo in questo caso, varrebbe la pena di correre il rischio di dar vita ad un governo, perfino col M5s.]]>

La Juve ruba l’ennesima partita

La Juve – detta Rubentus – si accinge a vincere l’ennesimo scudetto. L’ostacolo della domenica era rappresentato dall’Inter a San Siro. Gli oltre 78mila spettatori pensavano che uno dei 22 in campo diventasse il protagonista della partita. Viceversa l’arbitro Daniele Orsato (al quale Allegri ha fatto tanti complimenti per la direzione di gara)ha voluto ergersi quale indiscusso deus-ex-machina. Ancora una volta non sono in discussione le singole decisioni arbitrali ma il metro di giudizio differente in diverse occasioni simili. Se Vecino – autore di un fallo grave- era da espellere, Pjanic meritava rosso diretto per l’intervento su Rafinha. Giocare in 10 per quasi tutta la partita ti manda in debito di ossigeno e il risultato finale è che la Juve ha recuperato dal 2-1 a 2-3 negli ultimi minuti di gioco. L’Inter perde la partita e probabilmente l’accesso alla Champions League (Lazio e Roma hanno vinto). Orsato non dovrebbe più arbitrare, come Ceccarini dopo il mancato rigore a Ronaldo.

Il Milan grazie ai lampi di Calhanoglu e Bonaventura vince per 2-1 a Bologna a ben 42 giorni dall’ultima vittoria. Tra 10 giorni il Milan sarà impegnato nella finale di Coppa Italia che potrebbe regalare ai rossoneri l’accesso in Europa League.

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30 Aprile 1993 –2018, si è avverata la profezia di Craxi

Il 30 Aprile del 1993, uno ‘scanzonato’ gruppo di attivisti del Partito Comunista, con l’accompagnamento sonoro di ‘Guantanamera’ si esibì nel provocatorio lancio delle monetine contro il segretario del Partito Socialista Craxi, nei pressi di Piazza Navona.Probabilmente gli attivisti comunisti, presupponevano che a valle della ‘caduta del Muro’, il loro gesto servisse sia a manifestare l’ignominia popolare per l’odiato nemico ‘socialdemocratico’, rimandando al mittente la sua ‘strumentale’ profezia e in contemporanea, di rendere il Paese edotto che una nuova classe politica, intonsa di potere, era pronta a realizzare quel cambiamento, che i poveri italiani avevano, sin lì, atteso invano. Quell’evento, per la verità un po’ snobbato dalle firme illuminate della cronaca politica, per la spinta delle ‘2 P’: Procure e Piazze, diventò, come evidenzia Giovanni Orsina nel suo fondo su La Stampa, ‘il simbolo di Tangentopoli e Mani Pulite e del collasso rovinoso della Repubblica dei Partiti’, forse non proprio di tutti, come dirà la storia. Ma quale fu l’infausto vaticinio che Craxi aveva ‘solennemente’ pronunciato in Parlamento in riferimento al dibattitto sull’autorizzazione a procedere provocato dalla ‘Rivoluzione di Mani Pulite’ ? ‘Una rivoluzione; può darsi’. Però allora è bene essere consapevoli che una rivoluzione è di per sé sempre una grande incognita e una grande avventura. Ma una rivoluzione senza un ceto organico di rivoluzionari è destinata solo a distruggere ed a preparare un fallimento certo ’ . Aggiungendo, in riferimento agli eccessi di quei giorni, ‘ e la violenza, non può far altro che generare violenza nei giudizi, nei sentimenti, nelle passioni e negli animi’. A distanza di un quarto di secolo, non si può non riconoscere a Craxi, la capacità di aver saputo leggere la dinamica degli eventi, e parafrasando Jannacci, ‘il vedere l’effetto che fa’. Per un quarto di secolo, la ‘2P’ è sempre stata in servizio permanente ed effettivo, e il suo fine era ed è la delegittimazione della politica, e più o meno consapevolmente, ci si prodigata più di a distruggere credibilità che a costruirne di nuova. ‘Con gioia feroce’, sottolinea Orsina, nell’ultimo quarto di secolo abbiamo distrutto partiti, istituzioni, regole, reputazioni, rispetto e gran parte dello straccio di tessuto civico che con fatica immane eravamo riusciti a ordire dal Risorgimento’ Di nuovo non si è costruito niente, anzi si è fatta maggiore confusione, come emerge dal convulso dibattito post elettorale, in cui i vincitori ‘senza vittoria’, pretendono il trofeo, e i perdenti ‘senza sconfitta’ pretendono di doversi deresponsabilizzare a priori, e quindi a chiamarsi fuori da ogni responsabilità. L’architettura della democrazia rappresentativa, pervicacemente conservata dai vincitori, nella sua funzionalità formale, a discapito di ogni esigenza di reale funzionamento, non predefinisce vincitori o vinti di tappa, solo le democrazie bipolari e maggioritarie certificano vincitori e vinti. Il sistema da noi adottato, dovrebbe imporre a ciascuna forza politica il rispetto del mandato elettorale ricevuto dai suoi elettori, che da noi troppo spesso è considerato una variabile, ma impone anche un senso di responsabilità collettivo che deve essere esplicitato nelle sue possibilità e nei suoi limiti invalicabili.. Mentre di qua e di là dell’Atlantico, la guerra commerciale divampa, e quella guerreggiata a Sud del mediterraneo non sembra poter incontrare limitazioni, in Italia la ‘2 P’ si appresta a istituzionalizzarsi, facendosi forte anche delle ‘irresponsabilità costituzionali’ ampiamente promosse e contenute nei programmi elettorali, non solo dei rivoluzionari. In un prolungato sistema di carenze e di ingiustificabili deleghe di responsabilità, dell’esercizio del potere, la magistratura ha ampiamente e pericolosamente riempito il vuoto, ed oggi la sua componente più radicale, quella delle procure, di sponda con la mutata composizione parlamentare, si lancia alla scalata del Consiglio Superiore della Magistratura. La ‘D2’, di Davigo e Di Matteo, ha costituito una nuova corrente ‘politica’ : Autonomia e Indipendenza’ , che hanno il forte sospetto voler essere autonomia e indipendente dalla sacralità dei principi di Montesquieu, e di predisporsi per una nuova stagione di inquisizioni per normalizzare la politica. Forse più che una falsa disputa tra, chi ha vinto e chi ha perso, la vera riflessione generale da farsi, è quella di mettere il Paese di fronte ai propri difetti nazionali ed alle proprie responsabilità; ai nostri antropologici difetti si aggiungono le drammatiche complessità internazionali, che proprio come ha dimostrato la grande crisi del 2008, trovano la faglia più friabile nelle nostre debolezze e nell’assenza di coraggio di fare quelle riforme condivise che servono, preferendo invece soggiacere all’avventurismo di rivoluzioni ‘senza un ceto organico ’ in grado di indirizzarle.

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I centri per l'impiego

A causa del continuo parlare di reddito di cittadinanza/inclusione sono tornati in primo piano i Servizi per l’impiego e in particolare i Centri per l’impiego i cui difetti/pregi rimangono sottotraccia  in tutti i salotti televisivi:  spesso infatti non si ha il coraggio di affrontare questo delicatissimo tema.

Andrebbero infatti analizzate le vere ragioni della difficoltà di applicazione delle politiche attive del lavoro in Italia e della loro  disomogeneita da Regione a Regione.

Nella Città Metropolitana di Milano è in atto da molti anni l’affiancamento ai Centri per l’impiego delle AFOL ( Agenzia Formazione Orientamento Lavoro)i cui risultati potrebbero essere un punto interessante da cui partire per avviare una seria discussione sull’applicazione del reddito di cittadinanza /inclusione in Italia.

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Ma io cosa posso fare?

Una “call to action” su 6 dimensioni dell’inquinamento mondiale: aria, sostanze chimiche, acqua, suolo, mare e rifiuti, voluta dall’Onu.

Diventare cittadini consapevoli è un lavoro. Per avere informazioni attendibili nel “brodo primordiale” dei vari social network, conviene rivolgersi ai siti istituzionali. Può essere che siano un po’ noiosi, ma sicuramente non raccontano storie. Citano leggi, studi accreditati e molti di loro fanno ottima comunicazione. Uno di questi, ma ce ne sono molti altri come Regioni – Ambiente, Ispra, ecc., è il sito dell’Agenzia Regionale della Protezione dell’Ambiente della Regione Toscana che offre una vasta panoramica di temi ambientali, sempre aggiornatissimo sulle ultime proposte e campagne sia nazionali che internazionali. Facendo riferimento al precedente articolo pubblicato in tema siccità, dove, invitando a darci da fare, chiedevo a tutti di fare un piccolo sforzo quotidiano, vi suggerisco alcuni comportamenti “virtuosi”. Anzi è direttamente la più prestigiosa organizzazione mondiale, ONU o Nazioni Unite a suggerirveli. Ha recentemente invitato, tramite il portale BeatPollution, tutte le istituzioni, i governi, le associazioni e soprattutto semplici cittadini ad impegnarsi volontariamente per combattere l’inquinamento, che contribuisce alla morte di milioni di persone ogni anno. E la fa in modo molto semplice tramite delle infografiche, ossia delle immagini che suggeriscono alcuni comportamenti da tenere nella vita quotidiana, ponendo sempre il dialogo o la cooperazione con le istituzioni come cardine di qualsiasi azione. Le infografiche proposte sono suddivise per i sei temi individuati e qui ve ne propongo solo due. Le altre le trovate sul sito di Arpa Toscana.

Poi, quando avete deciso quali azioni vi impegnate a fare, iscrivetevi sul portale dell’Onu e indicatele. E applicatele. Vi prometto che non vincerete niente ma, chissà magari, regalate un ambiente pulito ai vostri figli e nipoti. ACQUA ARIA ]]>

Non ci resta che piangere

Nel programma della candidatura di Attilio Fontana, non vi è traccia di un capitolo “Diritti”. Nemmeno un paragrafo. Si possono trovare 5 righe striminzite in cui vengono scritte banali considerazioni sulle pari opportunità ed un capoverso altrettanto mediocre e privo di proposte sulla violenza di genere. Rispondendo ad un’intervista, il Presidente dichiara che le donne non hanno una grande volontà di impegnarsi, di emergere, non danno garanzie. Ma è un grande sostenitore delle donne, tant’è che la sua segreteria è tutta femminile. Sull’immigrazione solo un capito intitolato: “Stop immigrazione irregolare”, nel quale parla, con la stessa superficialità di cui sopra, di cittadini stranieri già in regola e di cacciare via i clandestini (il solito mantra). Si, esiste un tema immigrazione, ma abbiamo il dovere di affrontarlo in maniera sistematica e strutturale. È paradossale pensare di individuare soluzioni tanto semplicistiche a questioni così complesse. La comunità straniera non è solo una mera suddivisione tra chi è regolare e chi non lo è. Non c’è una visione o un programma sui richiedenti asilo, non esiste un programma di coordinamento tra Regione e comuni che, da troppo tempo, sono lasciati soli. Pensare ad un percorso di integrazione significa anche parlare della comunità straniera regolare e cercare di armonizzare il vivere insieme con una logica di interculturalità. Integrazione vuol dire abbattere barriere, concepire città inclusive e de-ghettizzate, ragionare in chiave smart city, vuol dire urbanistica, politiche sociali, scuola, cultura e, perché no, pace. Continuando la navigazione nell’esile programma, non si trova nulla sui diritti civili. La comunità LGBT+ è inesistente. Le parole “omosessuali”, “Unioni Civili”, “omotransfobia” non ci sono. Una fetta della popolazione è sottotraccia. Non merita nemmeno una riga su un programma già scarno di suo. Questi cittadini non smettono di esistere solo perché non vengono considerati. Di fatto, non nominandoli, l’attuale amministrazione non garantisce la difesa dei loro diritti. Richiamando alla memoria i vergognosi slogan sul “Family Day” e il call-center anti-gender (chiuso dopo una sperimentazione fallimentare), le suddette considerazioni divengono ancor più allarmanti. Ovviamente, nessuna dichiarazione durante la campagna elettorale ma, ecco che pronti via, il neo Presidente risponde: “non daremo il patrocinio al Pride perché è divisivo mentre il Family Day no”. Per inciso, il Family Day, contrariamente al Pride, chiede che vengano tolti dei diritti e quindi è divisivo per definizione. In un’era in cui i massimi analisti ed esperti aziendali parlano di Diversity Valorization e di capitale umano, in cui le grandi imprese traggono risultati positivi, anche in termini economici, dalla valorizzazione della diversità di genere, di religione, di provenienza e di orientamento sessuale, in cui le principali testate finanziarie dimostrano come i titoli delle aziende quotate che hanno introdotto queste policy volano in borsa, la Regione traino del nostro paese nega il diritto, nega il progresso. Infine, sembra che per ottenere riconoscimenti sul lavoro, occorra accendere un cero a Sanculo. Non servono più preparazione, università, master, ricerca, scienza. Se si nasce in una famiglia agiata che può permettersi di pagare gli studi ai figli e di frequentare le scuole buone, i quartieri buoni e la gente giusta, ecco che la scalata può essere meglio garantita. Se fosse stato così, J. K. Rowling non avrebbe mai scritto Harry Potter, Leonardo Del Vecchio non avrebbe creato un impero dopo la sua uscita dall’orfanotrofio, Ralph Lauren non avrebbe vestito migliaia di persone con le sue camicine azzurre che tanto piacciono alla borghesia. Da Frittole nel 1400 quasi 1500, è tutto.

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Sospesi, ma non troppo a lungo

Un aeroplano se sta troppo in stallo si schianta. Per la politica non pare essere proprio così, anzi sembra saper contrastare le leggi della gravità: in Belgio, Spagna, Germania ci sono voluti mesi per formare un governo, e pare senza danni evidenti ed immediati. Così oggi, da noi, per la formazione del governo, vi è calma piatta, dove tutti paiono in sospensione, in stand by: c’è chi ha vinto con la sua coalizione ma non riesce a fare una maggioranza, c’è chi ha vinto col proprio partito e non riesce a fare un governo neppure ‘a contratto’, c’è chi ha perso (col peso sulle ali di chi é uscito sconfitto dal referendum) e pur restando il secondo partito nazionale attende gli avvenimenti. Tutti con calma, in un risiko rischioso. Il primo avvenimento atteso da molti,Quirinale compreso, è che chi ha vinto riconosca che non ha vinto abbastanza. E da lì si riparta. Intanto è finita la campagna elettorale, sono calate le fake-news ma abbiamo saputo che il mercato dei contatti e dei dati personali è effettivamente entrato a pieno titolo nel condizionare la politica:Zuckerberg si scusa e vorrebbe ottenere qualche comprensione comunicando che hanno violato anche i dati suoi.Meglio le guerre elettroniche di quelle atomiche. Eppure le guerre con bombe e missili usano ancora, non in Europa, ma comunque sempre più vicino a noi. Sulle sponde del Mediterraneo la stessa guerra fra superpotenze (ci sono ancora?) che altrove si fa con i link e i like, lì si combatte, silenziosa e soffusa, con i gas . Però finalmente serpeggia anche fra noi l’interrogativo se la politica può fare da sé e, in alternativa, che fare. No la politica non può fare da sé, deve cercare altrove la modalità per ricaricarsi. I giovani ricercano e possono ritrovare uno slancio solo se riacquistano una motivazione ideale – sia essa filosofica o religiosa – che dia linfa all’impegno politico e istituzionale. Pagano oggi la carenza di padri impegnati in politica e uccisi dal terrorismo degli anni ottanta .Ma anche in questi giorni di stallo ci sono giovani che danno la disponibilità ad assumere impegni per la comunità: si riaccende quindi una grande speranza. Per quello che ci riguarda, come Sicomoro, insisteremo ancora di più sul dibattito culturale – come ci chiede Nadir Tedeschi a pag. 4 – e sull’individuare esperienze significative per offrire buone notizie.

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Europe needs a strong Italy

Bruegel.org ripubblicato su repubblica.it

Gli sguardi sono tutti puntati sull’Italia del dopo elezioni. Né l’Italia né l’Europa possono permettersi che per formare il nuovo governo si impieghi tanto tempo quanto in Germania. L’Italia ha bisogno di un governo stabile, ovviamente, per una serie di ragioni interne. Le elezioni mostrano un’Italia non solo delusa dall’establishment politico – in questo l’Italia non è un caso isolato nell’Europa odierna – ma anche divisa internamente. Il nuovo governo dovrà concentrare le sue energie nel rafforzare il potenziale di crescita del Paese. Ne è un esempio l’inefficienza di un sistema giudiziario lento che soffoca lo spirito imprenditoriale del Paese, ma che per essere riformato richiede determinazione politica e un governo stabile. <p>Guntram Wolff * segue dalla prima Altre riforme sono necessarie per dare una spinta duratura alla traiettoria della crescita italiana che è stata deludente negli ultimi vent’anni. Senza di ciò, è difficile intravvedere una strada sostenibile per superare il paralizzante problema della disoccupazione giovanile. La politica fiscale può dare solo un sostegno marginale agli investimenti, perché il livello del debito pubblico richiede una gestione prudente delle finanze pubbliche se si vuole preservare la forza e la credibilità generali dell’Italia.Tuttavia, altrettanto importante è il bisogno che l’Unione Europea ha della sua voce italiana. Dopo la Brexit, la Ue si trova a un crocevia critico quanto alla sua evoluzione istituzionale. Sono in corso diversi dibattiti di grande importanza. Una prima serie di questioni riguarda l’opportunità di riformare la struttura istituzionale e la governance macroeconomica dell’area euro. Come dovrebbe essere completata l’unione bancaria? Come dovrebbe essere riformato il sistema monetario europeo? Dovrebbe esserci un processo più formalizzato di quello attuale per ristrutturazioni del debito? Si tratta di questioni di estrema importanza anche per l’Italia rispetto alle quali una decisione sbagliata potrebbe cagionare seri danni. Su tutti e tre gli argomenti si dibatte intensamente. Nonostante si affermi il contrario, la Germania e la Francia non sono ancora arrivate a un accordo. La realtà è che le loro posizioni sono ancora distanti. Con la rielezione della cancelliera Merkel la costruzione di un consenso ora potrebbe procedere più speditamente. Sarà di grande importanza per l’Italia e per l’area euro che i compromessi che si raggiungeranno non siano minimalisti e troppo banali nelle loro implicazioni per l’Italia. Un esempio è il recente dibattito mirato a costruire un consenso tra economisti francesi e tedeschi che, mentre mette un forte accento sulla ristrutturazione del debito, è poco incisivo sugli strumenti per rafforzare le fonti di crescita e di coesione in Europa. Una tale struttura di governance minimalista renderebbe difficile per l’Europa prosperare e potrebbe mettere a rischio la sua stabilità finanziaria, economica e politica. Se si cercava una buona opportunità perché l’Italia esprimesse una posizione forte sull’Europa e in Europa, il momento è questo. Tuttavia, mentre i ministri delle Finanze di otto paesi nordici hanno già delineato la loro posizione comune sulla riforma dell’unione monetaria europea, l’Italia non ha ancora espresso una posizione ufficiale. Inoltre, restano aperti altri importanti dossier le cui trattative vanno avanti quotidianamente. È il caso del prossimo bilancio Ue per il periodo 2021-27 su cui la Commissione Europea vorrebbe arrivare a un accordo entro la fine dell’anno. Come dovrebbero evolversi le priorità del bilancio Ue? Questo sarà uno dei più importanti dibattiti politici europei del 2018 e sul risultato i cittadini giudicheranno la Ue: riuscirà Bruxelles a spostare le priorità di spesa verso il futuro o prevarrà la solita inerzia con un bilancio che, guardando indietro, trascurerà priorità comuni quali la gestione del controllo delle frontiere esterne e la sfida di integrare l’immigrazione? Paesi come l’Italia, ma anche la Germania e la Svezia, sono stati lasciati soli su questi temi in passato. È importante che l’Europa non solo riconosca che si tratta di vere sfide europee, ma anche che incrementi seriamente i mezzi tecnici e finanziari per affrontarle. Ciò difficilmente accadrà senza un’Italia che partecipi attivamente e con forza a questi negoziati. Altrettanto importante è che la Ue riveda strategicamente la sua posizione nella scena mondiale. Con le tariffe di Donald Trump da una parte e il crescente affermarsi del governo cinese dall’altra, la posizione e il futuro della Ue sembrano essere sempre più a rischio di indebolirsi e restare indietro rispetto alle due potenze. È in tempi come questi che i vantaggi di appartenere a un blocco commerciale regionale come la Ue diventano più evidenti. Dovremo sfruttare le nostre dimensioni per agire con determinazione per proteggere la Ue senza diventare protezionisti e con la giusta strategia europea d’innovazione per rafforzare le principali industrie strategiche dell’Europa. Il dibattito su tutte e tre le questioni procederà spedito anche se l’Italia non formerà rapidamente un governo forte e affidabile pronto a interagire in modo costruttivo con i partner europei. L’Italia rischia quindi di restare indietro in un momento in cui saranno prese decisioni che potrebbero plasmare il futuro dell’integrazione europea per anni a venire. Su tutti questi dossier le posizioni saranno inizialmente molto diverse. Tuttavia, la Ue ha sempre dimostrato di avere la capacità di mettere attorno a un tavolo gli interessi divergenti dei suoi partner e trovare compromessi. Se da una parte trovare un consenso potrebbe essere più semplice ignorando la prospettiva italiana, trascurarla avrebbe a lungo termine conseguenze negative e di peso. In breve, l’Europa non può permettersi di perdere la sua voce italiana.

* Direttore Bruegel Institute, Bruxelles

Traduzione GuiomarParada

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