Elezioni presidenziali in Russia 2018

Sergei Shpilkin ha fatto la prima valutazione https://goo.gl/3FfTDa dello scrutinio delle elezioni  del 18 marzo 2018 in Russia .Secondo Sergei Shpilkin sembrerebbe che ci sono quasi 10 milioni di schede false. Pertanto, il numero di voti ottenuti da Putin non sarebbe c0me dichiarato  di 56,4 milioni ma di 46,5 milioni.

https://www.svoboda.org/a/29111031.html https://www.wilsoncenter.org/person/sergey-shpilkin   [video width="1280" height="720" mp4="https://www.lavocemetropolitana.it/wp-content/uploads/2018/03/Вбросы-вбросы-и-еще-раз-вбросы.-Выборы-2018.mp4"][/video]]]>

il pensiero di Marco Leonardi

Facebook Sono orgoglioso di aver lavorato prima con Matteo Renzi e poi con Paolo Gentiloni. Quest’ultimo anno in particolare mi sono occupato dal punto di vista politico e tecnico di 4 temi molto ampi. Abbiamo portato a termine politiche fondamentali: – lavoro per i giovani (la riduzione strutturale del 50% del costo del lavoro per le assunzioni dei giovani per i primi 3 anni); – la messa a regime delle politiche attive (assegno di ricollocazione per tutti i disoccupati da 4 mesi e i cassintegrati); -pensioni (ape sociale e volontaria e esenzione dall’aumento dell’età pensionabile per i lavoratori gravosi); – povertà (la misura universale, il reddito di inclusione c’è già per più di 250k famiglie). Evidentemente non è bastato per vincere le elezioni ma le ragioni della sconfitta sono altre. Un punto fondamentale da ricordare è che chi ha votato PD oggi e chi ci voterà in futuro lo farà in base a quello che abbiamo fatto in questi anni. Tutto può essere criticato e aggiustato ma non può essere negato. Sono convinto che abbiamo reso l’Italia un paese migliore dotandola permanentemente di politiche attese da decine di anni. Quando la polvere si poserà e le bugie e l’incapacità di governo altrui si paleseranno, tutto questo si capirà. In attesa di scrivere presto e più diffusamente di questo anno, ora sono pronto per altre battaglie.]]>

Il Pensiero di Giuseppe Adamoli ma non solo

Facebook SALVINI: Eliminazione della legge FORNERO sulle pensioni e flat tax al 20%. DI MAIO: reddito di cittadinanza e “Io sarò il premier e questi i miei ministri”. Quanti e quali di queste mirabolanti impegni pre-elettorali saranno realizzati?]]>

Riusciranno i 5 Stelle a mangiarsi il Pd ?

L’elezione dei presidenti delle camere ha segnato un punto di svolta radicale della politica italiana. L’accordo Di Maio- Salvini ha un significato che va ben oltre l’ambito meramente istituzionale. I nuovi dioscuri 5 Stelle/Lega con grande cinismo hanno messo in un angolo i vecchi protagonisti della seconda repubblica, PD e Forza Italia, e si prefiggono di andare a tappe forzate verso la terza repubblica, che dovrà vedere, nelle loro malcelate intenzioni, un nuovo bipolarismo 5 Stelle/Lega. I 5 Stelle pensano di fagocitare un Pd umiliato dalla batosta elettorale e privo ormai di radici solide in tante parti del paese, a partire dal sud. La Lega, dopo lo scacco a Berlusconi con la bocciatura di Paolo Romani alla presidenza del Senato, ha lanciato un’opa amichevole su Forza Italia nel tentativo di completare l’operazione di dar vita ad una Lega Italia capace di dare a Salvini la leadership piena del centrodestra italiano. Se a destra l’età avanzata di Berlusconi tende inesorabilmente a favorire il disegno salviniano, a sinistra l’opa ostile dei 5 Stelle verso il Pd appare molto più complicata. Il partito democratico, pur nello smarrimento post-voto, è pur sempre la seconda formazione più votata dagli italiani, ha una storia e una tradizione, quella del socialismo europeo, che nessuno vuole buttare alle ortiche, ha una presenza molto forte nelle aree più avanzate del paese, ha infine un personale politico di prim’ordine, Gentiloni in testa. Ha quindi le carte in regola per non soccombere e per tentare il rilancio. Il problema è come. Certo i balbettamenti di questi giorni non incoraggiano l’ottimismo. Mettere in freezer deputati e senatori non apre una prospettiva politica nuova. Neppure le stanche parole d’ordine come torniamo nei territori, ascoltiamo la gente, riapriamo i circoli ecc. Sono tutti riti stanchi di ogni sconfitta che non aiuteranno a trovare una nuova rotta. Men che meno servirà un congresso fatto con le primarie e non con una discussione programmatica vera. Ci vuole il coraggio delle occasioni storiche. E questa è una di quelle. E’ necessario che dal gruppo dirigente democratico venga l’ammissione che il Pd per come l’abbiamo conosciuto è morto e che venga la proposta di una rifondazione del campo democratico capace di consentire alla sinistra italiana di tornare a giocare ancora un ruolo di prim’attore nella politica italiana. Bisogna lavorare da subito per dar vita ad una nuova formazione politica di sinistra liberale europea , con un nuovo programma e con un leader autorevole e capace di misurarsi con tempi, modi e protagonisti della terza repubblica in arrivo. L’orizzonte programmatico non può che essere l’Europa, il lavoro, i diritti, ma anche uno stato più forte ed autorevole per gestire immigrazione e sicurezza. E’ l’ultima chiamata, speriamo che venga accolta.

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Il morbillo uccide ancora …..

di editorial team da vaccinestoday.eu

‘Greece is the latest European country to face a major measles outbreak with Romania, Italy and Germany recording epidemics. ’

‘It is tragic and unacceptable that 49 children and adults in EU countries have died from complications of measles infection in the past two years, while safe and effective vaccines are readily available,’ says Dr Andrea Ammon, Director of the European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC).

Most cases – 87% – were among people who were not vaccinated, despite the widespread availability of the MMR vaccines, which protects against measles, mumps and rubella.

‘Vaccination with at least two doses of MMR vaccine remains the most effective measure to prevent the further spread of measles,’ Dr Ammon says, noting the Europe is committed to eliminating the disease.

Data from the ECDC shows that since 1 January 2017, the countries in Europe with the highest number of measles cases are:

  • Romania: 8,274
  • Italy: 4,885
  • Germany: 919
  • Greece 968
  • France: 77
  • Sweden: 26

 

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L’ambiente in Italia come sta?

Assolutamente assente nella recente campagna elettorale, almeno nei programmi e nei discorsi, come tema direttamente trattato, mentre a ben guardare molto presente, l’ambiente, invece, è l’argomento fondamentale del Primo Rapporto Ambientale che il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (Snpa) ha presentato in marzo.

E’ esattamente un anno che, per legge dei Governi Renzi – Gentiloni, esiste il Sistema delle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente, che serve per coordinare e gestire al meglio i numerosi problemi ambientali che affliggono il nostro paese.

Il Rapporto, redatto proprio dall’’insieme di tutte le Agenzie Ambientali italiane, fornisce un quadro aggiornato della situazione ambientale del paese. E non è proprio confortante, anche se qualche miglioramento esiste.

Partiamo dalle acque

Diciamo che un po’ meno della metà dei fiumi esistenti sta abbastanza bene, mentre solo il 20% dei laghi raggiunge l’obiettivo di qualità per stato ecologico.

Però i pesticidi, come già si era evidenziato in precedenti rapporti, la fanno tuttora da padroni, anzi non si arrestano.

Ma va evidenziato che purtroppo, ancora nel XXI secolo, ed il Rapporto Ambientale lo evidenzia come punto critico, i dati sono ancora lacunosi, causa un monitoraggio degli inquinanti disomogeneo sul territorio nazionale.

Per le acque sotterranee, che approvvigionano un’alta percentuale degli acquedotti nazionali, sono stati esaminati circa il 92% dei corpi idrici e dalle analisi effettuate risulta che lo stato chimico è buono nel 57,6% dei corpi idrici sotterranei e scarso nel 25,0%.

Tratto dal Rapporto Ambientale SNPA

Il Suolo

E qui invece siamo nei guai: il consumo di suolo continua a crescere, anche se non come nei decenni passati. Abbiamo irrimediabilmente perso circa 23.000 km quadrati e, con loro, i rispettivi servizi ecosistemici. Solo in 6 mesi, tra il 2015 e il 2016, sono stati consumati 5000 ettari di territorio, equivalenti a 5700 campi di calcio.

La nota positiva che ormai oltre 300.000 ettari, nel 2016, sono stati convertiti ad agricoltura biologica e il numero di operatori del settore (+20,3%) che sceglie questa tipologia di agricoltura cresce negli anni.

  Cambiamenti climatici

Tra il 1990 e il 2015, le emissioni di tutti i gas serra, in Italia, sono diminuite grazie alla riduzione prevalente di CO2 raggiunta dal settore energetico.

Ma nel 2015 le emissioni sono aumentate del 2,3%, come probabile effetto di una ripresa economica. Quindi anche qui c’è molto da fare, soprattutto a livello di imprese e cittadini. Come, purtroppo ha registrato, Il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOOA), a novembre 2017, la concentrazione media globale di CO2 atmosferica continua ad aumentare arrivando a 405,14 parti per milione (ppm).

La temperatura media annuale in Italia, nel 2016, ha invece segnato un anomalo aumento di 1,35 gradi centigradi sulla terraferma, raggiungendo un nuovo record per il terzo anno consecutivo.

E ci ricordiamo tutti della scorsa estate, quando alternativamente si presentavano lunghi periodi di siccità e brevi ed intesi periodi di precipitazioni di forte intensità.

Aria

 Decisamente malata soprattutto nel bacino padano e, per il particolato atmosferico, il 40% delle stazioni non rispetta il valore limite giornaliero. Ma qualche notizia positiva c’è: in continua diminuzione le emissioni delle autovetture, grazie alle nuove immatricolazioni. Rimangono, nelle aree intensamente antropizzate, altri fattori di criticità come i riscaldamenti degli edifici.

Rifiuti ed inquinamento acustico

In crescita la produzione dei rifiuti urbani (+2%), in linea con l’andamento degli indicatori socio-economici, mentre la raccolta differenziata si attesta, invece, al 52,5% della produzione totale dei rifiuti urbani. Il riciclaggio, comprensivo delle varie frazioni, raggiunge il 45% della produzione annua.

Nelle città, nonostante l’esistenza di piani e programmi per l’inquinamento acustico nel 59% dei Comuni, rimane molto critica la situazione. Il rumore di fondo ormai ha raggiunto livelli elevati ed il fastidio del cittadino di pari passo.

In sintesi

La strada è sicuramente ancora lunga, soprattutto perché in Italia, in numerosi aspetti ambientali siamo molto indietro. Bisognerà lavorare molto su un’ omogeinizzazione dei dati, sulla creazione di reti di monitoraggio adeguate alla pianificazione futura e soprattutto lavorare per la comunicazione ambientale e sulla creazione di una consapevolezza maggiore negli italiani.

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Il problema delle Periferie

 

Stefano Golfari intervista Manuela Barbarossa da accademiadifilosofiaprisma.com  

Questa breve “dissertazione discorsiva” di Manuela Barbarossa, psicoanalista e filosofa, fondatrice dell’Accademia di Studi Prisma con il giornalista Stefano Golfari, è la sintesi di un incontro avvenuto con alcuni iscritti dell’Accademia venerdi 9 marzo 2018 a Milano, in Via Numa Pompilio 7, sede dell’Accademia, dove le sono state poste alcune domande sulla questione delle periferie.

Un punto di vista e un’intervista che si svincolano dal pensiero/luogo comune.

D.

Dopo che il voto popolare degli italiani ha rimappato le aspirazioni ideali e le rabbie – consce e inconsce – dei nostri territori urbani, l’analisi politica è corsa ad occuparsi della frattura evidente, e profonda, fra Centro e Periferia. Il tema però è mondiale, globale, non affatto soltanto italiano, e non affatto soltanto politico. Anzi, se la politica non ne comprende i termini profondi non può pretendere di medicarne le ferite. Dunque, ridefiniamo i concetti: Periferia. Cosa intendiamo, cosa pensiamo quando diciamo “periferia”?…

R.

Il concetto di periferia è un concetto povero di spirito, che ci àncora nell’al di qua. Nel qui ed ora. Nel perimetro di uno spazio immaginario e nel contempo reale, blindato ideologicamente e fisicamente. Insomma, per dirla con “Alice nel paese delle meraviglie”, la periferia sembra proprio rappresentare la non-città. Il non mondo.

D.

La questione è scottante soprattutto a Milano, tant’è che il Sindaco Sala rilancia la mission sulle periferie come obiettivo primario della città. Ma, seguendo il tuo pensiero, dovremmo intendere per periferie la non-città di Milano … Dunque?

R.

Parlare di periferia in una città come Milano che, parimetrata a Londra o a Parigi, tanto per stare in Europa, dimensionalmente appare come un quartiere di Londra o di Parigi, sembra strano. Ma ci fa anche comprendere come il concetto di periferia, che appare così tanto reale, così tanto determinato, sia immaginario e prescinda dalle dimensioni di una metropoli. Oltre a ciò abbiamo una questione ulteriore che ci aiuta nella nostra riflessione. Parallela e speculare. Quella del concetto di centro.

D.

Centro e periferia come coppia e non come alternativa, mi sembra di capire, cioè due concetti imprescindibili l’uno all’altro … l’uno dentro l’altro come luce e buio. Tuttavia nella percezione comune prevale il sentimento della distanza, della differenza, del contrasto, dell’ingiustizia…

R.

Centro o periferia sono definizioni fenomenologiche di una ubicazione spaziale là dove il centro è, a ben vedere, spesso solo un punto di partenza ma non necessariamente di arrivo. O viceversa. E’ un punto nello spazio. Ma nel vissuto psichico e nel senso comune il centro è ciò che è, mentre la periferia è un annesso. Un satellite, non un pianeta. Aristotelicamemte la periferia è l’accidente rispetto

alla sostanza. L’accidente non è facente parte dell’ essenza. E dunque, in sintesi la periferia è la non-città, annessa accidentalmente alla città identificata con il centro. L’ “Io sono”, è solo del centro. La periferia è un contorno, è il non essere. Questa cosificazione e soggettivizzazione dello spazio che diviene definizione stessa della periferia la ritroviamo nelle classificazioni, sempre fenomenologiche e nel contempo fortemente immaginarie, del nord e del sud del mondo, dove il nord diventa il centro del mondo, l’essenza del mondo, mentre il sud rappresenta l’accidente. Ci rendiamo conto? Una essenza identificata con un luogo definito, con un perimetro di terra. Nulla di più desertico, banalizzante e reificato. Un vero e prorio fraintendimento non solo ideativo ma anche morale, che ci allontana dalla comprensione del concetto di essenza. Conseguentemente si rischia di identificare l’essenza con una specie, con un colore e perchè no, con una “razza”. L’essenza si rivolta nella tomba dove è stata evidentementete e strumentalmente collocata.

D.

Già: il cittadino “vale di più o vale di meno” in base al luogo dove abita, più in centro, meno in periferia. E in ragione non di “chi è” ma di “dove è” ottiene migliori o peggiori servizi. Sì, in fondo è la riproposizione su scala urbana delle discriminazioni fondate su fattori accessori come il colore della pelle o la provenienza da un Paese povero. Eleviamoci da queste brutture quotidiane e, come dici tu, cerchiamo di recuperare, o resuscitare, l’essenza dell’essere cittadini, il senso del nostro esser-ci (direbbe Heidegger) … Certo che servirebbe una nuova meta-fisica sociale sulla quale fondare la prassi politica. Serve un afflato universale e una rivoluzione di almeno 180 grandi nell’approccio…

R.

Ancora nel XVI secolo si pensava che la terra fosse il centro e tutto il resto ci ruotasse attorno. Anche in questa concezione osserviamo come spazialmente il concetto di centro rappresenti una attribuzione di valore essenziale Copernico rompe questo schema geocentrico e antropocentrico e ne propone un’altro. E’ un passo avanti non solo per la matematica descrizione dei movimenti dei moti celesti ma a mio parere anche nella ridefinizione simbolica del concetto stesso di centro , sottratto alla superbia dell’uomo e consegnato al sole. Copernico scrive il De revolutionibus orbium coelestium dove dimostra che la terra gira attorno al sole. Siamo di fronte alla rivoluzione copernicana. Questo concetto kantiano di rivoluzione copernicana, è stato successivamente utilizzato anche per designare processi simili di capovolgimento di modelli acquisiti e descrittivi del mondo. Bisognerebbe attuare una sorta di altra rivoluzione copernicana per ridefinire nuovamente il concetto di centro e conseguentemente di periferia. Ma la nostra attuale industria culturale è congelata all’interno di schemi interpretativi della realtà obsoleti, prefissati , che sono divenuti una seconda natura. Questi schemi mostrano una noiosissima contrapposizione ideologica tra differenti “anime mundi”, o forse solo mundi, che non riescono a ridefinire l’essenza stessa del mondo fuori dalla povertà di spirito che è conseguenza di questa impostazione. Essenza del mondo che è costantemente fraintesa e mortificata da un pensiero banale, massificante, superficiale, comune, schematico infantile e a tratti perverso. Per uscirne fuori si deve ri-conquistare la metafisica.

D.

Parliamone partendo dalle radici del tema: la meta-fisica , la meta-psicologia freudiana, concetti che mostrano la

necessità di superare i perimetri della fisica e della stessa psicologia. Ciò che è mèta, è altrove.

R.

La metafisica e la metapsicologia ci hanno salvato da una fisica e da una psicologia fattuali. L’essenza dell’essere non può venire identificata con ciò che è nell’al di qua. In un mondo dove tutto è esclusivamente factum brutum, fattualità oscurata dal buio esistenziale, merce di scambio, dove vige la sola legge riduzionistica dell’essere, comprendiamo come sia assolutamente necessario andare al di là. Altrove. Più che mai. L’essenza deve restare un simbolico che informa di sè tutto, senza prediligere nulla di ciò che è, pur essendo. L’essenza deve essere sempre mantenuta nell’ al di là, oltre. E’ mèta-fisica. Se riuscissimo a riconquistare questo status interiore e mentale trascendente, anticonformista che ci spinge in avanti, in alto, in basso, dovunque, in ogni parte spaziale e temporale, e che ci fa accedere ad un pensiero che pensa e non soccombe all’autoreferenzialità sociale perimetrata e conforme, potremmo riconoscere uno spazio infinito nel finito. Ci permetterebbe di scardinare certe cosificazioni mentali e ideologiche, per accedere a ciò che Simmel definisce, con una espressione a mio giudizio fantastica, l’“etica dell’evento”. L’evento, la realtà, la quotidianità, sono momenti espressivi dell’essere, ma gli si deve consentire di essere ciò che sono. Non solo fattualità, ma espressione di vita alla luce dell’etica dell’esistente. L’evento, la quotidianità, la stessa realtà cosificata, ridotta a povera cosa e resa luogo di merce di scambio, determina l’espulsione dell’essenza.

D.

Dobbiamo però portare questi discorsi alti all’impatto con la cronaca concreta. La violenza dilagante, preoccupante e percepita come insopportabile come

entra in rapporto con quella “assenza di essenza” che tu ci descrivi?

R.

La violenza potremmo interpretarla simbolicamente come una sorta di “psicosi”, come un eccesso di adesione all’esistente che al contrario di ciò che potrebbe appariere ci allontana dalla realtà, Questa adesione compatta, questa aderenza massiccia, questa incollatura al reale deforma noi stessi e la realtà . L’adesione massiccia all’esistente , all’al di qua , fa divenire la realtà opaca, reificata , brutalizzata dall’assenza di essenza. E’ come se si leggesse un libro tenendolo appiccicato al viso. Non solo non vedo nulla, non solo respiro male, ma non capisco il significato del libro, la e neppure capisco il senso di me stesso appiccicato al libro. Il libro diventa esclusivamnete un oggetto ingombrante e fastidioso e io mi realizzo solo nell’eliminarlo. Ciò significa che la giusta distanza tra me e l’altro , lo spazio vitale , consentono una corretta visione di ciò che ho di fronte, e mi permettono di osservare anche me stesso. Questa è etica dell’esistente, che si fonda passando attraverso lo sviluppo del sentimento di sé stessi e dell’altro. Ma attenzione. Comprendere, capire, sentire , è sempre una questione pulsionale. E’ nelle pulsioni che le più remote oggettivazioni dell’essere, ci dice T.W. Adorno, trovano la loro origine.Tutto

èetica, intesa come fondazione della coscienza di se stessi e dell’altro da sè per andare oltre se stessi, altrove, nell’al di là

In un mio scritto (ndr. Coscienza morale e dominio della natura – in Rivista italiana di antispecismo – novembre 2014- Novalogos ) ho avuto modo di spiegare che il fondamento della relazione dell’uomo con il mondo circostante e con gli altri “abitanti” del mondo, tra i quali gli animali non umani, è la costituzione della coscienza morale. In assenza di essa, non andiamo molto lontano. Quando

parliamo di coscienza morale la dobbiamo intendere come apertura al mondo,come speramento dell’autoreferenzialità esclusiva, come superamento della fondazione organica dell’essere per giungere al di là dell’organico stesso.

D.

Riproporre il discorso sull’Etica in questo modo appare davvero “rivoluzionario” in un mondo che dell’etica non solo pare avere fatto un orpello per anime belle, ma che la fraintende come condizione da acquisire culturalmente. In questa visione l’etica è connessa allo sviluppo della soggettività?

R.

Si, rivoluzionario mi piace. Nel testo che ho suindicato, scrivevo che il bambino, in quanto tale, non pensa all’esistenza di un mondo al di là di se stesso, non può farlo. Questa è la condizione infantile. Il bambino percepisce e osserva solo un frammento di mondo, quello che gira intorno a lui. Per il bambino è importante il suo fondamento organico. vivere e non soffrire, stare bene. Ma senza la formazione nel corso dello sviluppo psichico dell’individuo della coscienza morale, della capacità di pensare astraendo dal contingente e dall’organico, dal qui ed ora, dal pezzettino di mondo che mi cade sotto gli occhi, da me stesso, dal mio unico sentire, non si va molto lontano da se stessi e dal frammmento di mondo che ci gira intorno. Si va in qualche luogo comunque, certo, ma decisamente con un orizzonte perimetrato.

D.

Ritorniamo ora ai nostri primi argomenti, quelli sulla città, sul Centro e in particolare sulla Periferia. Ci hai condotto in viaggio nei quartieri luminosi della filosofia, nelle vie ombrose della psicanalisi sociale e sulle mura

panoramiche di una nuova Etica culturale … Ma ora come lo chiudi il cerchio, come concludi?

Ci vuole un trascendimento della visione del mondo per dare alla fattualità e dunque alle città, alle metropoli, la loro dignità. E a tutti coloro che le abitano. Ogni città e ogni metropoli, quale luogo di vita individuale e collettiva, umana, animale e faunistica, e dunque quale luogo di espressione dell’essenza dell’essere, hanno necessità di spazio di respirare e di dare respiro ai propri abitanti, di poter alzare gli occhi al cielo per guardare la terra con incanto. Iniziamo a pensare alla periferia non come povero luogo da salvare, da mgliorare, da abbellire e cosmetizzare, non come non-città, ma come spazio esistente in sè e per sé. Facciamo diventare la periferia centro di se stessa, attraveso un’etica della città. Semplice … no?

Milano, 18 marzo 2018.

 

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