Silvano Fassetta Scrive a Luigi Vimercati

L’analisi che Vimercati fa della scissone è stata precipitosa ed è smentita dai fatti: Emiliano è rimasto nel Pd (non nel partito di Renzi!). Quanto a Emiliano come figura rappresentativa del sud “diseredato”, la vedo dura! Emiliano si è esposto a dure critiche per il fatto di rimanere con il piede in due scarpe: è magistrato in aspettativa e dirigente di alto livello del principale partito della sinistra. Non va bene! Quanto al giudizio su Renzi, mi pare allineato a quello degli scissionisti. Non so, quindi, se Vimercati andrà con loro. Per quanto mi riguarda, considero il Pd meno “partito di Renzi” ora che se ne sono andati quelli che sappiamo, piuttosto che prima. Renzi ha preso atto degli errori compiuti, ne ha fatto ammenda e non li ripeterà. Comunque rimane l’unico politico in grado di condurre un partito di sinistra “moderata”, riformista e progressista, al governo del Paese. Questo, almeno, è il mio pensiero. Cordialità. S. F.

]]>

Nainggolan affossa un’Inter sbiadita. Il Milan porta a casa col Sassuolo una vittoria avvelenata

Il protagonista di Sassuolo-Milan – vinta dai rossoneri grazie a un rigore di Bacca – è stato l’arbitro Calvarese, inadeguato al compito  (3 secondo il Corriere della Sera, 4 per Repubblica, “sbaglia tutto lo sbagliabile”).La partita aveva preso una brutta piega per il Milan dopo che Kucka aveva atterrato Duncan in area di rigore.  Berardi, intimorito da Gigio Donnarumma (il 50% di chi gli tira rigori sbaglia), tira a lato. Nel secondo tempo Bacca dal dischetto non sbaglia, anche se il gol era da annullare perchè la punta rossonera colpisce sia di destro che di sinistro (il calcio di rigore richiede un colpo secco). Il Sassuolo reclama un altro rigore. Con questa vittoria il Milan si porta a un solo punto dai cugini.I nerazzurri, di fronte a un ottima Roma, escono annichiliti dal confronto (perso 3-1). Per imperscrutabili motivi, Pioli decide di schierare un’Inter inedita con un centrocampo sovrabbondante. Con Murillo e Medel assolutamente insufficienti, Brozovic, Kondo e Candreva fantasmi, Gagliardini incapace di frenare un incontenibile Nainggolan, solo due parate di Handanovic nel primo tempo tengono in partita l’Inter. Aldilà del gol di Icardi, che torna al gol dopo diverse giornate, da segnalare il pessimo arbitraggio di Tagliavento che non vede un fallo da rigore solare di Strootman su Eder. Comunque dopo aver visto una partita così squilibrata, attaccarsi all’ arbitraggio non ha senso.

]]>

Pensierone

di Vito Troiano da Lettera 43

Non si riesce a vedere la luce in fondo al tunnel. Buio totale per la politica. A cominciare dalla discussione, dal confronto, dallo scambio fra concorrenti e antagonisti. Risse, voci tuonanti, litigi da ballatoio, grida irate da quattro soldi. La più vera cifra della Civitas si iscrive come uno scarabocchio sui muri con tanto di firma insultante. La vuotaggine di un po’ tutti i contendenti cresce man mano che i temi da affrontare aumentano di importanza e le proposte sono inversamente proporzionali alla serietà della faccende, di fondo o meno. Cosicché si presenta alla nostra mente, giganteggiando, la figura, la voce, la presenza di Marco Pannella della cui eredità si va litigando non tanto o soltanto facendo volare gli stracci (Angiolo Bandinelli, a proposito della eredità di Marco) quanto, soprattutto, evitando scrupolosamente di ispirarsi al suo esempio ché la sua eredità, appunto, è sempre più viva, palpitante, attuale. Come si può non riandare alle battaglie per i diritti, alla sue campagne per la difesa delle istituzioni, alle sue “guerre” referendarie, di fronte alla pochezza disarmante di una politica odierna che ha smarrito il significato della parola, il senso profondo della sua, loro, missione. Pannella non aveva questo rovello, non soffriva di essere in maggioranza o minoranza. Soffriva per ben altro che si chiama lesione dei diritti dell’uomo e della donna e imponeva battaglie condensate nella difesa del diritto tout court. Nella questione che era incandescente allora – ma pure oggi si sta riaccendendo – dell’aborto, la battaglia di Pannella, dei socialisti, dei laici e dei democratici non si fermava soltanto al diritto della donna alla maternità cosciente, ma reclamava la legalizzazione dell’aborto rispettandone i contrari ma sollecitando, per l’appunto, l’unica composizione possibile, cioè legislativa e dunque politica, dell’annosa questione. La quale è riemersa oggi pubblicamente per via dello strappo del Governatore del Lazio, cui ne stanno seguendo altri, per garantire che la peraltro indiscutibile presenza degli obiettori di coscienza rischi di mettere in serie difficoltà le donne che devono ricorrere all’aborto. Si può e si potrà dire che sia pericoloso introdurre un requisito “etico” nelle assunzioni pubbliche, giacché tale discriminazione potrebbe rivolgersi anche ad altri campi, ma il problema non muta né di sostanza né – se vogliamo – di etica, nella misura in cui l’impossibilità operativa di una struttura ospedaliera a risolvere un diritto della donna annulli praticamente tale diritto, o libertà, com’è forse meglio chiamare questa drammatica scelta .Dopo la quale una donna, qualsiasi donna, ben difficilmente cancellerà dalla sua memoria il momento della fine di quella vita che lei cullava in grembo. Ma la sostanza del problema non cambia, non può cambiare ed è quasi stupefacente che nel dibattito che si sta arroventando si parli troppo di violazione della limitazione alla libertà all’obiezione di coscienza e troppo poco di diritto alla libertà del soggetto più reclamante: la donna. Ci manchi brigante Marco.

]]>

Refettorio ambrosiano e ristorante solidale, due esempi virtuosi

I dati sulle povertà, soprattutto nelle grandi città come Milano, fanno riflettere nella loro complessità.Secondo l’ultimo Rapporto sulle povertà, realizzato da Caritas Ambrosiana, dal 2008 al 2015 sono aumentate di circa un terzo le persone che hanno chiesto il pacco viveri ai centri di ascolto di Milano e della diocesi ambrosiana. Si stima, invece, che in Italia venga gettato via il 25% del cibo acquistato ogni settimana, pari ad un valore di 1600 euro all’anno a famiglia, l’equivalente di un mese di stipendio di medio livello. Lo spreco alimentare, prodotto dagli italiani solo all’interno delle mura domestiche, vale 8,7 miliardi di euro, ovvero oltre mezzo punto di PIL nazionale.Chi è costretto a risparmiare sul cibo e chi il cibo lo spreca: una contraddizione che ha spinto, nel 2015, la Diocesi di Milano e la Caritas Ambrosiana a promuovere il progetto “Refettorio ambrosiano”, un nuovo servizio offerto a chi si trova in difficoltà e insieme un gesto educativo nei confronti del cibo e dell’esperienza umana del nutrirsi, tematica di riferimento di Expo 2015.Il Refettorio ambrosiano, creato agli inizi del 2015, è nato dalle intuizioni dello chef Massimo Bottura e del regista Davide Rampello, che da subito hanno coinvolto la Diocesi di Milano e in particolare la Caritas per tradurre in concreto questa originale idea di solidarietà alla quale si sono unite le eccellenze dell’arte, della cultura e della cucina.Il Refettorio ha sede nell’ex teatro annesso alla parrocchia San Martino nel quartiere Greco di Milano, un sala risalente agli anni ‘30 e ormai in disuso, spazio dalle pregevoli linee architettoniche completamente ristrutturato e trasformato in un refettorio aperto alla solidarietà.Il Refettorio, grazie anche a finanziatori del progetto, ha distribuito, in questi due anni, circa novanta pasti al giorno ed è un esempio davvero importante della solidarietà ambrosiana in questi tempi difficili.Ma la lotta contro lo spreco non si ferma ed è di queste settimane la creazione del cosiddetto “Ristorante solidale”, ovvero un sistema di distribuzione dei cibi sprecati dai ristoranti ma ovviamente commestibili che possono essere di grande aiuto per chi ne ha bisogno.L’iniziativa è stata pensata e sviluppata da Just Eat, azienda attiva nel mercato dei servizi per ordinare pranzo e cena a domicilio, con la società Pony Zero e la Caritas Ambrosiana come partner e il patrocinio del Comune di Milano.Al progetto si è arrivati anche dopo aver condotto un’indagine su un campione di 500 ristoranti affilati a Just Eat da cui emerge come per l’83% dei ristoranti la problematica dello spreco sia un tema importante su cui il 77% di loro ritiene di poter contribuire attivamente.Significativo notare come i ristoranti buttino via parecchio cibo, il 24% ogni giorno, il 26% più di una volta alla settimana e il 50% una volta alla settimana.L’iniziativa, presentata a Palazzo Marino la scorsa settimana, è già partita: le prime consegne nei giorni scorsi, con 38 pasti portati a tre comunità milanesi di Caritas e 100 pizze donate appunto al Refettorio Ambrosiano.Per ora la consegna dei pasti avverrà una volta al mese, ma non si esclude che si possa incrementare l’offerta e allargare l’iniziativa ad altre città, come Roma e Torino.Tutto questo sarà facilitato dalla legge 166 del 2016, la cosiddetta anti-spreco, che prevede agevolazioni fiscali per chi recupera e dona cibo, per la quale si attendono i decreti attuativi. Le 3 comunità di accoglienza cui è destinato il pasto caldo del ‘Ristorante solidale’ sono ‘Pani e Peschi’, una casa per gli adolescenti milanesi che soffrono di disagi psichici, ‘Casa alloggio Centro Teresa Gabrieli’, che accoglie pazienti affetti da HIV e ‘La Locomotiva’, comunità a dimensione familiare per minori. Insomma, la lotta allo spreco come motore per la solidarietà ambrosiana: un bell’esempio, anche simbolico, di senso civico e solidarietà di cui abbiamo tutti grande bisogno.

]]>

Applausi a scena vuota

Gli applausi di questa settimana vanno all’onorevole Roberto Speranza, paragonare il ritorno della ‘ditta’ a una ‘start up’ , supera ogni inimmaginabile fantasia.Già Bersani, parafrasando Enrico Berlinguer, consolava tutti ‘se non sai cosa fare, fai la cosa giusta’, anche allora l’Enrico creò dal nulla la ‘start up’ l’Eurocomunismo, peccato che non se lo sia filato nessuno in Europa, perché avevano capito che la ‘Ditta’ moscovita era ormai al fallimento.Non è, che Speranza e compagni, tireranno fuori dal cappello, un vecchio coniglio rosso, spacciandolo per un robot 4.0 ?Chi vivrà vedrà, ma essendo vissuto non poco, mi pare il tutto un ‘deja vue’, che come per i suoi troppi precedenti, fa dire, parafrasando Altan, ‘sono nato e morirò di sinistra’ e ‘allora sbrigati fin che c’è’.In bocca al lupo tutti.

]]>

ATM un affare di Stato?

Approvato il Bilancio comunale, nello spot light, l’attenzione politica-amministrativa di Milano si sposta su ATM, sia perché ne è in scadenza il Consiglio di Amministrazione e sia perché a Maggio 2017 scade la Convenzione con il Comune di Milano, di cui ATM è attualmente aggiudicataria.

Che cosa faccia esattamente ATM, non tutti ne hanno conoscenza, è opportuno dare qualche informazione in merito per potersi orientare.

Con circa 9700 dipendenti, il Gruppo ATM gestisce l’intero servizio di trasporto pubblico di area urbana ed interurbana di Milano, di Monza e di altri comuni delle ex provincie di Milano, Monza, Bergamo, Lecco, Como, la metropolitana leggera che collega la stazione di Cascina Gobba sulla Linea 2 all’Ospedale San Raffaele, e la funicolare Como-Brunate, e in società consortili, la metropolitana di Copenaghen, e la Linea Metropolitana 5, nell’ambito della società consortile Metro 5 S.p.A.

Inoltre, svolge per il Comune di Milano, i servizi di gestione dei 21 parcheggi di corrispondenza, quelli relativi aree di sosta (righe blue), Area C, il controllo delle zone di sosta e di tutti i sistemi di pagamento in città, il servizio di rimozione e custodia dei veicoli, oltre ai servizi di mobilità integrata come il bike sharing, BikeMi .

La rete di trasporto milanese è composta di 4 linee di metropolitana per un’estensione complessiva di quasi 96,8 km, con 2.200 corse al giorno. In superficie sono 180 le linee tra autobus, tram e filobus per un totale di 24.000 corse quotidiane. Ogni giorno, la Società trasporta più 2 milioni di persone solo a Milano, per un totale di 735,6 milioni di passeggeri all’anno.

Una volta, all’approssimarsi della scadenza del rinnovo dell’ambita ‘governance’, ATM era ed è la ‘regina’ delle municipalizzate di Milano, per la strategicità dei servizi che svolge, e la relativa influenza sulle scelte di indirizzo per l’esercizio del trasporto pubblico locale.

Con l’introduzione del contratto di servizio, tra committente il Comune e la società incaricata, l’ATM, il focus diventa proprio il contratto che detta le linee del servizio e definisce le attese sulle quali riscontrare la corrispondenza tra le obbligazioni sottoscritte e il riscontro delle stesse, inoltre le direttive europee, impongono che i servizi, così detti a rete, vengano resi contendibili in termini di concorrenza, e quindi l’indizione di gare di aggiudicazione rende sempre sospettosi i ‘tutori’ della conservazione.

Si tratta di una gara per servizi strategici e vitali per la nostra comunità, ed è anche una delle principali componenti di costo per il Comune di Milano, e ciò richiede un’ impostazione della stessa che sia orientata alla salvaguardia di diversi obiettivi: l’economicità, le performance attese in termini di: regolarità, sicurezza, informazione alla clientela, e valutando le issues provocate dagli impatti che le diverse strategie di organizzazione del servizio possono generare, con le quali gli utilizzatori dello stesso stanno facendo i conti in questi giorni.

La complessità è massima e le scelte da adottare sollecitano riflessioni attente, libere da pregiudiziali di principio non coerenti con gli obiettivi, tenendo anche conto che i processi da adottare non possono che corrispondere alle procedure in essere.

Sono proprio le procedure ad incutere ulteriori timori, a cominciare dal soggetto attuatore del bando di gara, l’Agenzia per il TPL, un soggetto non pregiudizialmente influenzabile da pressioni di parte piuttosto che da quelle sindacali.

Con un classico ritorno al passato, i sindacati dei trasporti, preoccupati per le eventuali modifiche all’impianto del nuovo contratto di servizio e per eventuali prospettive di modificazione organizzativa e finanziaria di ATM, sotto l’impulso della Fit-Cisl nel ruolo di apripista, preannunciano mobilitazioni e scioperi preventivi, non certo una novità per la categoria.

La storia insegna che le grandi turbolenze, a volte sono generate da fatti per alcuni marginali, ma per altri no, o da ipotesi che per potersi concretare richiedono approfondimenti e valutazioni non ancora all’ordine del giorno.

Un fatto apparentemente marginale è rappresentato dall’acquisizione della quota del 23,3% del Consorzio Metro 5 S.p.A. detenuto da Astaldi che ha deciso di monetizzare.

Metro 5 S.p.A. è la società consortile privata costituita da: Ansaldo STS (24,6%)-Astaldi (23,3%) – ATM (20, %) – Torno Global Contracting (15,4%)- Alstom Ferroviaria (9,4%) e Ansaldo Breda (7,3%). che ha realizzato la Linea 5, la metropolitana ’Lilla’.

Come in ogni Consorzio, se un consorziato recede, gli altri consorziati hanno il diritto di prelazione sulla quota in alienazione. Il Comune di Milano, proprietario di ATM per propria valutazione non ritiene indispensabile per ATM, ampliare la quota di partecipazione in Metro 5, mentre la stessa quota di partecipazione è ambita da FS, società 100% dello Stato, che nella costruzione della M5 ha investito la quota più significativa .

Che c’entra FS, ci si può lecitamente domandare, e la risposta che forse ai più è sfuggita, è che il piano strategico operativo 2017-2026 di FS, già illustrato al suo unico azionista, rappresentato dal Presidente del Consiglio pro tempore, e dall’attuale Ministro Delrio, prevede l’ingresso di FS nel mercato del TPL, partendo dall’Italia ma per puntare in modo particolare sui TPL delle metropoli europee, promuovendosi come società strategica di sistema.

L’acquisizione della partecipazione, in Metropolitana 5, parrebbe essere coerente con la propria strategia, le permetterebbe di dotarsi della ‘expertise’ di gestione di linee metropolitane, in particolare di quelle ‘unattended’, un expertise che può rappresentare un prerequisito per poter partecipare ai tender europei con a base servizi di trasporto underground.

Quali timori può suscitare questa scelta, sia da parte della politica e sia da parte dei sindacato, è utile svilupparli in un’ottica di chiarezza e condivisione con la città: FS si limita ad acquisire la ‘referenza’ strategica e connesso know how per la propria mission? E’ solo un’operazione finanziaria per trarre un beneficio economico, da parte della società del più grande investitore del progetto? Può paventarsi come il comparire di un concorrente nazionale, sia per il prossimo bando a cominciare da Milano nonché per i futuri delle città europee? E’ una minaccia che possa mettere in discussione il contratto di gestione che ATM gestirà fino alla scadenza del Consorzio nel 2040?

Fare chiarezza, dissipare dubbi e pregiudizi è ovviamente compito dell’azionista, compito della politica è analizzare i fatti senza riserve ideologiche o preterilluministe, o la strumentalità congiunturale per passare dal conflitto per l’identità all’armonia dell’interesse generale da anteporre.

Una città laica e riformista, ambiziosa che voglia proiettare il proprio successo nel sistema globale, deve avere il coraggio di affrontare ogni nuovo scenario senza attardarsi a beghe di campanile.

Ma a surriscaldare ulteriormente l’ambiente e a sospingere i protagonisti delle dietrologie ci ha pensato anche l’improvvido oltre che inadeguato presidente di FNM, il già onorevole leghista Gibelli, che per soccorrere la Giunta della Lombardia, in chiara difficoltà per le proprie responsabilità nel disservizio, che con esasperante continuità, ogni giorno viene somministrato al popolo dei pendolari, lancia l’ipotesi salvifica, di un mega accordo societario tra ATM, FS, FN, la holding per la TPL della Lombardia.

Questa però è un’altra storia, molto più complicata ed avvincente, che merita una riflessione assai più approfondita, e una visione politica sulla strategicità della mobilità complessiva, di cui la classe dirigente di Milano, può dettarne prospettive e sviluppo. .]]>

Pensierino sulla micro scissione

Di Vito Troiano da lettera43.it Pds-Ds-Pd. Da ieri, con la micro scissione, la cosa rossa di D’Alema prenderà il nome di nuova sinistra. Sempre ieri a Rimini, Sinistra Italiana, ha eletto segretario Nicola Fratoianni. A Milano, Giuliano Pisapia, lancia “campo progressista” che vorrebbe essere una sorta di Ulivo 2.0. In tutti questi anni ed in tutti questi passaggi, noterete che non solo manca la cultura della socialdemocrazia manca soprattutto la parola socialista nelle varie sigle che si sono succedute negli anni. La morale di questo pensierino è : il fantasma del socialismo alla sinistra italiana, sino a quando non decideranno di affrontarlo, peserà come un macigno.]]>